Quo vadis ecclesia?

Oltre 3.700 visite

Archivio dell'autore

La lunga crisi della Chiesa

Da Pacelli a Ratzinger la lunga crisi della Chiesa (27 maggio 2012)

di EUGENIO SCALFARI

La vecchia Italia affondò durante una giornata gonfia di tempesta e di presagi, nell’autunno del 1958: Papa Pio XII moriva in mezzo a una corte disfatta di cardinali decrepiti, di astuti procacciatori d’affari, di monache fanatiche, di nipoti parassiti. Nel palazzo papale di Castel Gandolfo, mentre il temporale gonfiava le acque del lago e lo scirocco spalancava le imposte e si ingolfava tra le tende e nei corridoi, dignitari laici ed ecclesiastici si preparavano a sgombrare. Ciascuno cercava di portar via, anche fisicamente, quanto più poteva; ma soprattutto ciascuno brigava per conservare qualche beneficio; una carica lucrosa, una fetta, per piccola che fosse, di quel potere che fino a quel momento da oltre dieci anni era stato amministrato senza scrupoli e senza concorrenze. L’affanno era visibile dovunque, nelle sale di ricevimento, nelle anticamere e fino intorno al letto del moribondo che, già in agonia, veniva impudicamente fotografato dal suo medico e dalla sua suora assistente, con la cannula dell’ossigeno in bocca, e i tratti del volto devastati dalle ombre della morte. Non era l’affanno della pietà; era l’affanno della cupidigia e della paura perché tutti sapevano, entro il palazzo, che non moriva un Papa ma finiva un regno.

Nel salotto privato del Papa, circondato dai porporati più anziani e potenti, dai capi del Sant’Uffizio, delle Missioni, del Tesoro, dei Seminari, il Camerlengo della Chiesa rappresentava l’ultimo anello d’una continuità che stava per spezzarsi definitivamente. Aveva, come sempre, un volto assolutamente inespressivo; non era un uomo ma una carica, una funzione, una pausa del cerimoniale. Ma intorno a quella carica e all’uomo che ci stava dentro si andava tessendo proprio in quelle ore e in quel luogo la trama del conclave. Aloisi Masella, il Camerlengo, fu il primo e forse decisivo mediatore insieme ad Agagianian, il prefetto di propaganda Fide, tra il gruppo dei cardinali stranieri e i curiali. Cominciò di lì la ricerca che si sarebbe conclusa qualche settimana dopo sotto le volte della Sistina con un risultato che avrebbe sconvolto tutti i programmi, di un terzo uomo, un Papa che avrebbe dovuto essere al tempo stesso abbastanza pastorale per assorbire le irrequietezze della cattolicità, abbastanza diplomatico per non dimenticare le leggi del potere, abbastanza umile per restituire al Collegio e agli Episcopati le prerogative che Pacelli aveva confiscato. E abbastanza vecchio per non durare troppo a lungo.

Quando in quell’alba di tuoni e di vento il medico del Papa, Galeazzi Lisi, ne ebbe dichiarato la morte clinica, dignitari, curiali, camerieri segreti, banchieri, politici, fuggirono verso Roma su grandi automobili nere per preparare l’incerto avvenire. Uno stuolo di corvi abbandonava le strutture corrose d’un luogo dal quale una monarchia assoluta aveva governato un paese.

* * *
Il brano che avete letto è tratto da un mio libro intitolato L’autunno della Repubblica del 1969, nel pieno del movimento studentesco. Il capitolo qui citato s’intitola “La fine d’un regno” e racconta appunto la morte di Papa Pacelli, Pio XII, che impersonò per lunghi anni la Chiesa trionfante e combattente che conteneva però fin da allora quella crisi sistemica di cui parla il cattolico Alberto Melloni, uno degli storici della Chiesa più accreditati in questa materia.
Gli avvenimenti in corso segnano il momento culminate di questa crisi: la destituzione di Gotti Tedeschi dalla guida dello Ior, l’arresto del maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, la sorda lotta in corso tra le diverse fazioni curiali e anticuriali, la posizione sempre più traballante del Segretario di Stato, Tarcisio Bertone. Infine, la disperazione di Papa Ratzinger, chiuso nelle sue stanze e manifestamente incapace di tener ferma la barra in un mondo pervaso da cupidigie, ambizioni, complotti e contrastanti visioni della Chiesa futura.
Non mi occuperò tuttavia delle inchieste in corso, che il nostro giornale ha già ampiamente trattato in questi giorni e ancora oggi con tutti gli aggiornamenti di cronaca. Mi interessa invece – e spero interessi i nostri lettori – di dare un’occhiata di insieme ai pontificati che si sono susseguiti da Pacelli a Ratzinger. Sono stati attraversati tutti dal filo rosso del confronto tra la Chiesa e la modernità. Perciò questi pontificati meritano una speciale attenzione per capire quale sia l’essenza di questa crisi sistemica che avviene sotto i nostri occhi.

* * *
Il conclave che elesse Giovanni XXIII venne dopo la monarchia assoluta ma molto avveduta di Pio XII, un diplomatico per eccellenza che governò la Chiesa in tempi durissimi, con la guerra in corso e poi a guerra finita con la ricostruzione della democrazia e il governo della Dc degasperiana.
Pacelli ebbe tutti i difetti e tutte le qualità dei grandi pontefici. Abbiamo detto che eccelse nelle capacità diplomatiche e lo dimostrò ampiamente, soprattutto nel tormentatissimo periodo dell’occupazione nazista di Roma. Ma non mancava di pastoralità e neppure di grandi capacità sceniche. È ancora negli occhi di tutti i suoi contemporanei la sua visita al quartiere di San Lorenzo in Roma distrutto dal bombardamento americano, dove la sua veste bianca fu macchiata di sangue quando s’inoltrò tra le rovine per benedire i morti e soccorrere i feriti ancora distesi nelle strade devastate.

Il partito conservatore era anche allora asserragliato in Curia. Il Papa si guardò bene dal disperderlo, anzi lo rafforzò purché si sottomettesse. Decideva lui quando era il caso di farlo emergere o di farlo tacere. Del resto chi parlava per lui era il gesuita padre Lombardi, detto “il microfono di Dio” che combatteva i socialcomunisti a spada sguainata. Un’altra spada era nelle mani di Gedda e dei comitati civici che sconfessavano addirittura la politica di De Gasperi che non fu più ricevuto in Vaticano in udienza privata.

Ma Pacelli era anche nepotista nel senso classico e familista del termine. Era un principe e come tale si comportò e come tutti i principi indulse anche al populismo: riceveva ogni sorta di categorie della società civile: medici, avvocati, giornalisti cattolici, ciclisti e calciatori, casalinghe, poliziotti e militari, attori e operai, imprenditori e barbieri. Il populismo di Berlusconi fa ridere rispetto a quello di Pio XII che ora è in predicato di santità.

* * *
Papa Giovanni fu l’esatto contrario sia pure con alcuni condizionamenti. Fu eletto con una condizione: che restituisse alla Curia la sua indipendenza funzionale. A questo mandato si tenne fedele ma i curiali non avevano messo in conto che il Papa era comunque in grado di procedere a nuove nomine quando la morte avesse aperto vuoti nella gerarchia. C’era bisogno d’un Papa soprattutto pastorale e lo ebbero nel senso più pieno della parola. Giovanni fu molto più pastore che Romano Pontefice. Il fisico lo aiutava e l’eloquio anche ma soprattutto lo aiutò l’anima sua o se volete lo Spirito Santo. Amava i bimbi, le mamme, la famiglia, i poveri, gli esclusi.

Richiamò Montini alla Segreteria di Stato e convocò il Concilio Vaticano II dove affluirono i vescovi di tutto il mondo cattolico. Era passato un secolo dal Vaticano I che si radunò a poca distanza di tempo dalla fine del potere temporale dei Papi. Lì fu proclamato il Papa-Re, infallibile quando parla dalla cattedra, e fu elevata a dogma la verginità di Maria.

Il Vaticano II proclamò invece la necessità che la Chiesa si confrontasse con la modernità. Fu una rivoluzione, avviata ma ovviamente non compiuta. Fu la scelta d’un tema che doveva essere portato avanti a cominciare dalla modernizzazione della Chiesa, lo sconvolgimento della liturgia, la messa recitata nelle lingue correnti e non più in latino, col sacerdote rivolto ai fedeli e non più di spalle; l’apertura del dibattito sul ruolo dei laici e delle donne. Infine, il disinteresse del Vaticano nei confronti della politica italiana e quindi l’autonomia dei cattolici impegnati.
Ma su un punto i curiali avevano visto giusto: nel suo quarto anno di pontificato il Papa si ammalò, nel quinto anno morì.

Ricordo ancora i funerali: una folla immensa che dalla piazza arrivava al Tevere ed oltre, tutte le vie gremite da piazza Cavour e da Villa Pamphili, tutto Borgo Pio. Un Papa come lui non si era visto da gran tempo e non s’è più visto da allora.

* * *
Poi venne Montini. Di dire che ebbe qualità pastorali sarebbe dir troppo. Diplomatico, certo. Di populismo neppure l’ombra. Fu un politico, forse fin troppo. Ma non conservatore.
Il confronto con la modernità non lo portò avanti ma impedì che ci fossero ulteriori arretramenti. Fu un pontificato con fasi drammatiche in quegli anni di piombo culminati con l’assassinio di Aldo Moro, del quale officiò la messa funebre in Laterano.
Fu un Papa di interregno.

Forse Papa Luciani aveva con Papa Giovanni qualche lontana somiglianza ma morì dopo appena un mese. Dopo di lui salì in cattedra un cavallo di razza, un grande, grandissimo attore. Non so se la Chiesa avesse bisogno d’un attore, ma lui lo fu dalla testa ai piedi, nel momento dell’elezione, nel momento dell’attentato, nel momento della rivoluzione in Polonia, nel momento della caduta del Muro, nei suoi viaggi continui intorno al globo, nel Giubileo del 2000 e nella lunga fase della malattia e poi della morte.

Quando il Camerlengo pronunciò il suo nome dopo la fumata bianca dal camino della Sistina, tutta la piazza pensò che avessero eletto un Papa africano. Solo quando si affacciò si capì che era un bianco ma non italiano. “Se mi sbaglio mi corrigerete” ricevette un’ovazione da stadio e così cominciò.
Fino a Solidarnosc e poi alla caduta del Muro di Berlino, Wojtyla fu il Papa della libertà religiosa contro il totalitarismo comunista. In Occidente ebbe l’appoggio dei conservatori, dei liberali, dei democratici. Caduto il comunismo accentuò la sua critica verso il capitalismo ma contemporaneamente represse la “nuova teologia” e l’esperienza dei preti operai. L’indifferenza nei confronti dell’assassinio del vescovo Romero mentre officiava la messa in Salvador fu una delle pagine sgradevoli del suo pontificato, compensata tuttavia dalla sua peregrinazione ininterrotta in tutti gli angoli del mondo dove gli fu possibile arrivare.

Tentò d’avviare la riunificazione delle Chiese cristiane senza tuttavia compiere passi avanti significativi. Riconobbe le colpe storiche della Chiesa a cominciare dall’accusa di deicidio contro gli ebrei e dalla condanna di Galileo e di Giordano Bruno.

L’agonia fu molto lunga e scenicamente grandiosa. Non certo per calcolo ma per autentica vocazione. “Santo subito” fu l’invocazione della folla immensa che anche per lui occupò mezza città.
Un bilancio? I problemi della Chiesa alla sua morte erano gli stessi: potere della gerarchia, emarginazione del popolo di Dio, crisi delle vocazioni, crisi della fede in tutto l’Occidente, nessuna modernizzazione all’interno della Chiesa. Ma una modifica sì, si era nel frattempo verificata: il messaggio del Vaticano II non solo non aveva fatto passi avanti, ma li aveva fatti all’indietro. Non a caso al Conclave i martiniani furono marginalizzati fin dalla prima votazione e dalla seconda emerse Ratzinger mentre Ruini era pronto a intervenire se Ratzinger fosse stato battuto.

* * *
Benedetto XVI non è un grande Papa anche se l’ingegno e la dottrina non gli mancano. Non è un attore, anzi è il suo contrario. Wojtyla aveva un guardaroba grandioso perché tutto era grandioso in lui. Il guardaroba di Ratzinger è invece lezioso perché è il Papa stesso ad esser lezioso, come si veste, come parla, come cammina. Scrive bene, questo sì, i suoi libri sul Cristo si fanno leggere, le sue encicliche non sono prive di aperture ed anche alcuni suoi discorsi. La sua rivalutazione di Lutero ha suscitato sorpresa e qualche speranza di progresso verso la modernità, contraddetto però dalle sue scelte operative, dalla conferma di Sodano in segreteria e poi all’avvicendamento con Bertone: dal mediocre al peggio. Bertone: un Ruini senza l’intelligenza e la duttilità dell’ex vicario ed ex presidente della Cei. La gerarchia è ridiventata onnipotente ma spaccata in molti pezzi. L’ecumenismo è ormai è un fiore appassito anzitempo.

Benedetto XVI ha riesumato in pieno la tomistica di Tommaso d’Aquino con tanti saluti ad Origene, Anselmo d’Aosta e Bernardo. Agostino sembrava uno degli ispiratori di Ratzinger, ma quale Agostino? Il manicheo, il coadiutore di Ambrogio o l’autore delle Confessioni?  Agostino fu molte cose insieme arrivando fino a Calvino, a Giansenio e a Pascal. Se volesse dire qualche cosa di veramente attuale Papa Ratzinger dovrebbe dare inizio alla beatificazione di Pascal ma mi rendo conto che nel mondo dei Bertone, della Curia romana e delle attuali Congregazioni, questo sì, sarebbe un gesto radicale verso la modernità. Non lo faranno mai.

Il pontificato lezioso andrà avanti finché potrà, poi non ci sarà il diluvio ma una pioggia da palude piena di rane, zanzare e qualche anitra selvatica. Quanto di peggio per tutti.

NOSTRO COMMENTO: E’ un gran bell’articolo.

Ratzinger: il silenzio sui preti pedofili.

 Ratzinger e il silenzio sui preti pedofili. Il documento “segreto” De delictis gravioribus

Caricato da BastaCattolicesimo in data 21/nov/2011

FONTE BlacKouTotaleReturn

Sintesi della “bolla papale” ma per precisione epistola di Ratzinger con la quale proteggeva i CRIMINI DEI PRETI, VESCOVI ETC in modo da poterli gestire segretamente tramite la “dottrina della fede”…

 

Nel servizio realizzato da Pasquale Anselmi e Simona Sapienza, diffuso in rete da radioradicale.it, l’intervista all’on. Maurizio Turco (Deputato Radicale). Spiega della famosa lettera «De delictis gravioribus». Un documento ufficiale della Congregazione governata dal prefetto cardinal Joseph Ratzinger datata 18 maggio 2002 ne riprese la sostanza. Dunque il cardinal Ratzinger ha coperto con quel segreto specialissimo le vicende che per il suo ufficio doveva conoscere e governare. Oggi non per sua scelta ma per la pressione di un mondo in rivolta gli si pone nella sua nuova veste il problema di decidere quale percorso proporre alla Chiesa cattolica. Ed è un singolare esempio dei corsi e ricorsi storici che tocchi di nuovo a un papa tedesco, il secondo dell’ età moderna dopo quell’ Adriano VI che dovette fare i conti con la Riforma luterana, affrontare un problema che ha trovato specialmente nella coscienza della Germania un’ eco profonda: un problema che ripropone ancora una volta e su di una materia terribile la questione della capacità della Chiesa di interpretare i segni dei tempi. Si tratta di decidere se conservare o abbandonare quello che è stato fin dall’ inizio uno strumento per difendere dalla verità e dalla giustizia i membri del clero.

NOSTRO COMMENTO: Da un po’ di tempo a questa parte, sta cercando di prendere piede la tendenza che Ratzinger sarebbe stato il Papa che ha sempre combattuto la pedofilia nella Chiesa Cattolica. Questo non appare vero. I documenti delle vittime della pedofilia e di alcuni vescovi parlano chiaro. La verità è che Ratzinger ha coperto e nascosto per tanto tempo i preti pedofili. Questo è un vero schifo!

Casi vergognosi di pedofilia

Riportiamo tre casi  di pretofilia perché la gente sappia:

Gli inviate di Italia 1, LE IENE e Francesco Zanardi “BRACCATI” dalla DIGOS. – lunedì 19 marzo 2012

Fonte: http://www.crimesandthevatican.eu/

Gli inviate di Italia 1, LE IENE e Francesco Zanardi “BRACCATI” dalla DIGOS.

Domenica 18 marzo si è svolta la visita solenne del Cardinal Calcagno a Savona e zone limitrofe, il tutto condito da un servizio d’ordine di stampo ex Unione Sovietica,è stato approntato un apparato per blindare un alto rappresentante della Chiesa e di uno stato estero, impressionante, costato sicuramente al’Erario e quindi ai cittadini una cifra distolta da altre voci di bilancio, magari altrettanto importanti. Ne hanno fatto le spese i cinque poveri pellegrini, capitani da Francesco Zanardi, che con indosso una innocua maglietta hanno fatto muta e passiva presenza in strada lungo il percorso della processione.
I cinque inoffensivi dimostranti ,sono stati raggiunti da un folto numero di agenti in borghese, che con i loro atletici corpi, li hanno coperti evitando la scomoda vista alla processione, dove peraltro il Calcagno non era presente al momento.
Sicuramente Francesco avrà goduto una discreta soddisfazione, per la vicinanza di questi baldi e maschi poliziotti, almeno personalmente, magari avrà pensato ad un simpatico approccio, tuttavia devo disilluderlo, lo scopo di questa promiscuità era relativo all’ordine pubblico e teso unicamente ad impedire alla gente in processione di osservare i cinque cattivi soggetti. 
Anche alla troupe delle Jene è stata impedita ogni ripresa dell’eccellentissimo Cardinale, fresco di nomina, impedendogli oltre l’avvicinamento, anche ogni ripresa pure da lontano, non solo dell’importante personaggio ma anche dell’auto di rappresentanza in fase di allontanamento. Le Jene, pur dopo aver protestato, hanno comunque intervistato il Vescovo Lupi, al quale bisogna riconoscere grandi doti di coraggio e di equlibrismo verbale, infatti nella breve conversazione con l’intervistatore, molto incalzante, il Vescovo ha potuto dare il meglio di sé nell’esercizio della semantica. Infatti negare ad oltranza alcuni fatti in una Diocesi un po troppo colpita dal fenomeno pedofilia è davvero dimostrazione di grande coraggio.
A parte tutto, sorgono spontanee alcune domande : perché un simile dispiegamento di forza pubblica ? forse perché Calcagno è sempre più importante ed influente all’interno delle Sacre Stanze, oltre a gestire gran parte delle finanze , è un elemento fortemente condizionante delle strategie Vaticane, non è un caso che fa parte di un gruppo di cardinali che in un eventuale, ma non troppo eventuale, conclave, voteranno in base a determinati orientamenti, molto precisi . Quindi è comprensibile la frenesia e l’ansia dimostrata nel negare anche il più lieve disturbo all’alto prelato, visto che da alto potrebbe diventare altissimo. 
Alcune piazze e luoghi di Savona sono dedicate a nomi di Papi, visto che Savona nel passato ha dato i natali ad alcuni pontefici. Savona è una città molto distratta, dove può succedere tutto senza che nessuno si stupisca di nulla. Caricato da ZanardiFrancesco in data 19/mar/2012

La misera storia della chiesa cattolica che protegge i pedofili. Il vescovo di Savona Vittorio Lupi, malgrado ciò che la magistratura ha dimostrato continua inperterrito a mentire perdendo quel poco di faccia che gli era rimasta. Che vergogna !!!!

Il silenzio sugli innocenti: un caso di pedofilia nella Chiesa siciliana

“Scandalo pedofilia” nella Chiesa catanese – sabato 10 marzo 2012

   Abusa sessualmente dei bambini della parrocchia per “liberarli” e col tempo “ha fatto carriera “. Con la telecamera nascosta nella sagrestia del potente prete pedofilo. Al momento non sappiamo se si tratta di un Monsignore o di un Arcivescovo. E’ certo invece che sul prossimo numero del mensile “S”, in edicola dal 25 febbraio, verranno pubblicate tutte le registrazioni del porporato catanese mentre tenta di giustificarsi degli abusi commessi parlando con un suo fedele. Esattamente si tratta di un pilastro della diocesi di Acireale, la più importante della Sicilia orientale. 

Il video di Antonio Condorelli, giornalista catanese di “S” che ha lavorato con Andrea Cottone al servizio, mostra alcune parti delle registrazioni e si sente il prete affermare che abusava sessualmente di un bambino per “liberarlo”. Secondo quanto riferito dal portale Livesicilia, Condorelli con le telecamere nascoste ha documentato che questo potente prelato “canta ancora messa circondato da bambini”. 

Una delle vittime, per dodici anni, ha dovuto affrontare la psicoterapia. Anni e anni di colloqui su un lettino per lavarsi di dosso l’orrore. Poi, dopo aver letto su un giornale di un’associazione, “La Caramella Buona onlus”, che si occupa di denunciare le storie di abusi sui bambini, ha deciso di raccontare la sua storia: le molestie subite da un prete quando era minorenne. Infine, un giorno dell’anno scorso, ha preso il coraggio a due mani e ha affrontato il suo carnefice registrando una conversazione nella quale il sacerdote ammette i rapporti sessuali (VIDEO). È la storia raccontata in un servizio di Andrea Cottone nel prossimo numero di “S”, in edicola da sabato: la storia di Salvo (il nome è di fantasia) e del prete della diocesi di Acireale che ha abusato di lui quando era ancora minorenne. Un caso non isolato.

Già, perché l’associazione “La Caramella Buona” ha raccolto un’altra storia, proveniente dalla stessa parrocchia. A denunciare gli abusi, in questo caso, è una ragazza, che all’associazione ha detto di aver avuto rapporti sessuali completi con lo stesso sacerdote. “Diceva di amarmi – racconta la ragazza -, che quello che aveva provato e provava per me era un sentimento unico, che quello che aveva fatto con me non lo aveva fatto con nessuno, che non poteva fare a meno di vivere senza il mio amore”.

Sullo sfondo il muro di “non ricordo” della Chiesa. Alla quale i ragazzi sostengono di essersi rivolti, e alla quale anche la stessa associazione ha scritto: “La Caramella Buona”, infatti, si è prima rivolta alla Congregazione per la dottrina della fede, che ha risposto invitando l’organizzazione a scrivere al vescovo. Così è partita una seconda lettera, questa volta indirizzata alla diocesi: la missiva, però, è rimasta senza risposta.

E mentre a Roma si discute, il prete resta fra i bambini. Il sacerdote, infatti, continua a celebrare messa. Antonio Condorelli è andato per “S” nella chiesa del prelato accusato dai due ragazzi: la sua attività prosegue senza cambiamenti, e il prete è spesso circondato dai ragazzini. Nel silenzio generale.

Informati:
www.crescendoingrazia.com
www.scribd.com/crescendoingrazia666
www.youtube.com/cegitalia
www.youtube.com/criminidelvaticano
www.criminidelvaticano.blogspot.com
www.vimeo.com/crescendoingrazia
www.creciendoengracia.com
www.protegeatushijos.org
www.noticiasdeimpacto.com
www.crisisglobalhoy.com
www.telegracia.com
www.netgracia.com

CENSURATO IN ITALIA Per la prima volta la Procura indaga un Vescovo.

Fonte: Zanardi Francesco

All’inizio di questa vicenda il vescovo di Savona Vittorio Lupi dichiarava “Sia fatta chiarezza” ma forse non pensava che ne venisse fatta cosi tanta, forse troppa per il gradimento della chiesa cattolica. Questo è il drammatico profilo che emerge dai documenti del procedimento penale 472/12/21 a carico di mons. Dante Lafranconi, vescovo di Savona-Noli dal 1992 al 2001 indagato per i delitti p. e p. dagli articoli 110, 40 c. II, 609 bis, 609 ter, 609 quater c.p. per questo procedimento penale la procura della repubblica il 9-2-12 ha chiesto l’archiviazione per prescrizione. Lunedi 20-2-12 i legali della Rete L’abuso hanno depositato l’opposizione all’archiviazione motivata da una serie di nuovi elementi di indagine. Sabato 18-2-12 una vittima della comunità per minori “La Lanterna” , che era stata precedentemente ascoltata dai magistrati come TEST, senza però sporgere denuncia ha depositato un atto di Denunzia/Querela per abusi sessuali continuati dal 1997 al 2003. I nostri legali ritengono che i nuovi elementi di indagine forniti alla magistratura, siano sufficienti per rigettare la richiesta di archiviazione, la nuova querela invece a spostare il periodo di prescrizione, che in questo caso rientrerebbe nel periodo di vescovado di Lafranconi.
La storia ricostruita dalle testimonianze contenute nei fascicoli della Procura.
32 anni di insabbiamenti omissioni e omertà per nascondere i preti pedofili.

Una storia di favoreggiamento, omissioni e omertà nei confronti di un prete pedocriminale da parte di ben quattro vescovi della Diocesi di Savona-Noli, producendo vittime nel savonese per 32 anni. In realtà le vicende sono più di una, attualmente in giudizio solo due, quella di don Giorgio Barbacini che ha diretto la comunità per minori in difficoltà Migrantes dal 1998 al 2003, condannato per pedofilia a tre anni e sei mesi nel 2004 e quella di don Nello Giraudo di cui siamo in grado di fornire la documentazione che segue. Parte dei documenti sono stati sequestrati per la prima volta in Italia nella cassaforte segreta del vescovo, dalla magistratura di Savona, che per la prima volta in Italia indaga anche il vescovo per le responsabilità di omissione. Caricato da ZanardiFrancesco in data 23/feb/2012

 NOSTRO COMMENTO: Bello schifo! Alla faccia della Giustizia che vige nella Chiesa! Noi non possiamo che dire: VERGOGNA! VERGOGNA! Ed ancora VERGOGNA! per la Chiesa Cattolica. Questo scandalo dei preti pedofili e della tolleranza dell’attuale clero (Papa compreso!) segnerà un marchio indelebile nell’attuale Chiesa di Roma che assieme alle altre due spine, parimenti tollerate dalla stessa Chiesa, e, cioè: lOpus Dei e gli scandali dello IOR faranno allontanare buona parte dei cattolici dalla Chiesa di Cristo. Complimenti!

Il caso Viganò ed altri: burrasche in Vaticano

Venti di guerra in Vaticano

di Giorgio Bongiovanni

Fonte:Antimafia2000.com

“Anche per la Chiesa verrà il tempo delle sue più grandi prove. Cardinali si opporranno a Cardinali; Vescovi a Vescovi. Satana marcerà in mezzo alle loro file, e a Roma ci saranno cambiamenti”.

Questo annunciava la profezia di Fatima, quella tanto temuta e rivelata solo parzialmente sotto l’egida dell’attuale Papa Benedetto XVI, in quegli anni responsabile della congregazione per la dottrina della fede.
Su quelle parole affidate dalla Vergine Maria ai pastorelli nel 1917 non furono divulgati particolari approfondimenti, ma la cronaca di oggi può facilmente far comprendere a tutti, non credenti compresi, il messaggio di ammonimento giunto attraverso le parole di quei bambini, ovviamente del tutto ignari delle losche dispute interne alla Chiesa di Roma.
Nel giro di poche settimane servizi giornalistici e trasmissioni televisive hanno riportato agli onori della cronaca le malefatte interne al Vaticano e il coinvolgimento, ancora una, due, cento volte, dei vertici porporati in affari poco puliti e persino complotti interni.
Al centro sempre quantità abnormi di denaro, che nessun semplice fedele si potrebbe mai sognare, e giochi di potere per salvaguardare gli interessi di cordate le une contrapposte alle altre.
E le fonti che svelano queste inquietanti trame sono per assurdo tutte interne al Vaticano trapelate per vie per ora sconosciute, ma forse prodotto di qualche coscienza scomoda che vorrebbe vedere avviata una genuina opera di riforma. Insomma nulla a che vedere con le consuete operazioni di facciata.
La prima è l’incredibile vicenda di Monsignor Carlo Maria Viganò, oggi nunzio apostolico per la Santa Sede a Washington. Un carteggio interno reso noto dal giornalista di La7, Gianluigi Nuzzi, racconta dell’enorme lavoro svolto dal prelato per risanare le casse del Governatorato vaticano chiuse con un bilancio disastroso nel 2010.
Nello svolgere il suo compito, affidatogli direttamente dal Santo Padre, Viganò si rende conto che la ragione di spese esose e ammanchi di bilancio è da ricercarsi in un sistema di appalti truccati e fatture gonfiate con le quali si dissanguavano i conti dell’Istituto.
Infatti in un solo anno, con una gestione oculata e soprattutto con tagli netti agli sprechi dovuti alle corruttele Viganò non solo riporta in pari il bilancio ma apporta nelle casse a lui affidate profitti per decine di migliaia di euro.
Chiaramente la sua opera di pulizia ha intaccato gli interessi di coloro che da quella gestione malata traevano benefici e guadagni illeciti che non hanno tardato a fargli sentire il suo disappunto.

In una serie di lettere che il monsignore indirizza direttamente al Papa e al Segretario di Stato Tarcisio Bertone si leggono chiaramente i nomi di coloro che si sarebbero macchiati dei reati e delle manovre messe in atto dai suoi molti nemici per isolarlo e possibilmente renderlo innocuo.
Ecco un esempio dei suoi allarmanti rapporti a Benedetto XVI:
“….Sul medesimo Mons. Nicolini sono poi emersi comportamenti gravemente riprovevoli per quanto si riferisce alla correttezza della sua amministrazione, a partire dal periodo presso la Pontificia Università Lateranense, dove, a testimonianza di S.E. Mons. Rino Fisichella (presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione ndr.) furono riscontrate a suo carico: contraffazioni di fatture e un ammanco di almeno settantamila euro. Cosi pure risulta una partecipazione di interessi del medesimo Monsignore nella Società SRI Group, del Dott. Giulio Gallazzi, società questa attualmente inadempiente verso il Governatorato per almeno due milioni duecentomila euro e che, antecedentemente aveva già defraudato L’Osservatore Romano, come confermatomi da Don Elio Torreggiani (direttore generale della Tipografia Vaticana Ndr) per oltre novantasettemila Euro e I’A.P.S.A., per altri ottantacinquemila, come assicuratomi da S.E. Mons. Calcagno (presidente dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede, Ndr). Tabulati e documenti in mio possesso dimostrano tali affermazioni e il fatto che Mons. Nicolini è risultato titolare di una carta di credito a carico della suddetta SRI Group, per un massimale di duemila e cinquecento euro al mese”.
Per tutta risposta il Papa, invece di convocarlo e di entrare nel merito delle sue gravissime accuse, lo nomina nunzio apostolico, cioè ambasciatore presso la prestigiosa sede di Washington, forse la più importante in assoluto. “Promoveatur ut amoveatur” si dice in questi casi, e vuol dire: “Promosso affinché sia rimosso”.
Monsignor Viganò capisce perfettamente il senso di quella promozione e lo scrive direttamente al Santo Padre il 7 luglio 2011:

“Beatissimo Padre,
con profondo dolore e amarezza ho ricevuto dalle mani dell’Em.mo Cardinale Segretario di Stato la comunicazione della decisione di Vostra Santità di nominarmi Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America. In altre circostanze tale nomina sarebbe stata motivo di gioia e segno di grande stima e fiducia nei miei confronti ma, nel presente contesto, sarà percepita da tutti come un verdetto di condanna del mio operato e quindi come una punizione”.

E’ il motivo che sconvolge il prelato. La sua missione di ripristinare ordine nei conti compiuta con devozione e successo invece di generare apprezzamento lo ha reso un fastidioso ostacolo per gli interessi di alcuni potentati. Non si arrende però e indirizza il suo sdegno direttamente al segretario di Stato:
“Nella lettera riservata che Le avevo indirizzato il 27 marzo 2011, che affidai personalmente al Santo Padre attesa la delicatezza del suo contenuto, affermavo di ritenere che il cambiamento cosi radicale di giudizio sulla mia persona che Vostra Eminenza mi aveva mostrato nell’Udienza del 22 marzo scorso non poteva essere frutto se non di gravi calunnie contro di me ed il mio operato (….) ed ora, dopo le informazioni di cui sono venuto in possesso, anche in sincero e fedele sostegno all’opera di Vostra Eminenza, a Cui è affidato un incarico così oneroso ed esposto a pressioni di persone non necessariamente ben intenzionate (….) con tale spirito di lealtà e fedeltà che reputo mio dovere riferire a Vostra Eminenza fatti e iniziative di cui sono totalmente certo, emerse in queste ultime settimane, ordite espressamente al fine di indurre Vostra Eminenza a cambiare radicalmente giudizio sul mio conto, con l’intento di impedire che il sottoscritto subentrasse al Card. Lajolo come Presidente del Governatorato, cosa in Curia da tempo a tutti ben nota. Persone degne di fede hanno infatti spontaneamente offerto a me e S.E. Mons. Corbellini, Vice Segretario Generale del Governatorato, prove e testimonianze dei fatti seguenti:

1. Con l’avvicinarsi della scadenza di detto passaggio di incarichi al Governatorato, nella strategia messa in atto per distruggermi agli occhi di Vostra Eminenza, vi è stata anche la pubblicazione di alcuni articoli, pubblicati su Il Giornale, contenenti calunniosi giudizi e malevole insinuazioni contro di me. Già nel marzo scorso, fonti indipendenti, tutte particolarmente qualificate – il Dott. Giani (Domenico Giani, ex finanziere ed ex agente dei servizi segreti italiani nel Sisde poi nominato direttore dei servizi di sicurezza e Ispettore Capo della Gendarmeria del Vaticano ndr.) il Prof. Gotti Tedeschi (Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, l’istituto finanziario del Vaticano, ndr.) il Prof. Vian (Gian Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano ndr.) e il Dott. Andrea Tornielli, all’epoca Vaticanista di Il Giornale, – avevano accertato con evidenza uno stretto rapporto della pubblicazione di detti articoli con il Dott. Marco Simeon, almeno come tramite di veline provenienti dall’interno del Vaticano. A conferma, ma soprattutto a complemento di tale notizia, è giunta a S.E. Mons. Corbellini e a me la testimonianza, verbale e scritta, del Dott. Egidio Maggioni (ex presidente della società pubblicitaria SRI, Socially Responsible Italia Spa in rapporti di affari con il Vaticano ndr.), persona ben introdotta nel mondo dei media, ben conosciuta e stimata in Curia, fra gli altri, dal Dott. Gasbarri (direttore amministrativo di Radio Vaticana, ndr.), da S.E. Mons. Corbellini e da Mons. Zagnoli, già responsabile del Museo Etnologico-Missionario dei Musei Vaticani. Il Dott. Maggioni ha testimoniato che autore delle veline provenienti dall’interno del Vaticano è Mons. Paolo Nicolini, Delegato per i Settori amministrativo-gestionali dei Musei Vaticani. La testimonianza del Dott. Maggioni assume un valore determinante in quanto egli ha ricevuto detta informazione dallo stesso Direttore de Il Giornale, Sig. Alessandro Sallusti, con il quale il Maggioni ha una stretta amicizia da lunga data. 2. L’implicazione di Mons. Nicolini, particolarmente deplorevole in quanto sacerdote e dipendente dei Musei Vaticani, è confermata dal fatto che il medesimo Monsignore, il 31 marzo scorso, in occasione di un pranzo, ha confidato al Dott. Sabatino Napolitano, Direttore dei Servizi Economici del Governatorato, nel contesto di una conversazione fra appassionati di calcio, che prossimamente oltre che per la vittoria del campionato da parte dell’lnter, si sarebbe festeggiata una cosa ben più importante, cioè la mia rimozione dal Governatorato”.

La missiva prosegue per ben altri 6 punti in cui mons. Viganò sostiene dettagliatamente la propria causa, ma non serviranno a nulla giacché la decisione è stata presa.
Come da prassi il Vaticano ha dapprima cercato di ridimensionare la faccenda, con un freddo comunicato di presa di distanza, ma la solidità dell’inchiesta di Nuzzi e soprattutto il montante fastidio di molti credenti, stufi per l’ennesimo scandalo ha spinto la burocrazia vaticana ad assumere un atteggiamento di estrema durezza con il prelato colpevole di aver messo nero su bianco nomi e cognomi di coloro che disonorano la Chiesa di Cristo. Probabilmente la carriera di ambasciatore americano non durerà molto per Monsignor Viganò, non c’è posto per gli inflessibili nel gran bazar del tempio.

Si potrà consolare con la fede in ciò che Cristo insegnò: “Beati coloro che saranno perseguitati a causa del mio nome” perché ha avuto il coraggio di verità in una spelonca di ladri.
Non è però l’unica vicenda emersa in poche settimane a dare grattacapi alla Chiesa.
Ci eravamo già lungamente occupati dei crimini in Vaticano e dell’ultima operazione sospetta del settembre scorso segnalata alla Banca d’Italia sul trasferimento di 23 milioni di euro, attraverso il Credito Artigiano, alla Jp Morgan Frankfurt (20 milioni) e alla Banca del Fucino (3 milioni) che gli inquirenti ritenevano poco trasparente.
Lo Ior è infatti considerato come una banca extracomunitaria cui vanno applicate le norme di controllo secondo quanto disposto dal decreto 231 del 2007 che regola in modo “rafforzato” le transazioni economiche dei paesi che non fanno parte della “white list”, cioè che non operano in un regime di trasparenza tale da fugare i sospetti di riciclaggio. In una parola sola Paesi Off-shore.

Questa classificazione non è mai piaciuta a Benedetto XVI che ha infatti personalmente fatto istituire uno strumento di controllo interno l’Aif (Autorità di informazione finanziaria) dietro l’emanazione di una specifica legge per la “prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose”.
Per questa ragione, anche se non è la sola, la procura di Roma aveva accettato di far dissequestrare le cifre in questione che secondo le spiegazioni dei vertici della banca vaticana inquisiti, il presidente Gotti Tedeschi e il direttore Cipriani, erano frutto di un giroconto per acquistare bond tedeschi, ma l’inchiesta era rimasta comunque aperta.
Dal ventre molle del Vaticano però proprio in questi giorni in un articolo de Il Fatto Quotidiano si leggeva di una circolare interna e riservata agli uffici papali nella quale ci si chiedeva come e quanto dovesse essere efficace l’operato dell’Aif e se soprattutto le nuove regole dovessero essere retroattive o da applicarsi solo a partire dal mese di aprile 2011, quando è entrato in vigore il nuovo regime.
La Santa Sede nelle parole del suo portavoce Lombardi, indaffaratissimo a parare colpi a destra e a manca, ha spiegato che si trattava solo di un appunto interno con normali richieste di chiarimento cui era seguita la direttiva di procedere a tutto campo.
Sarà, ma il caso vuole che nell’ultimo anno lo Ior ha spostato gran parte dei fondi prima depositati presso nove banche italiane, di cui è cliente, fra le quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, in istituti di credito tedeschi.
Nessun mistero – rispondono gli economisti papali – sono più convenienti e costano meno. O sono più provvidenzialmente lontani dalle procure italiane?

Insomma se pur Benedetto XVI abbia cercato di avviare, almeno a parole, importanti iniziative di risanamento dell’etica finanziaria del suo stato, intrighi e scandali continuano ad emergere smentendolo nei fatti.
La settimana nera della città del Vaticano si è infatti conclusa con un clamoroso scoop di Marco Lillo, uno dei cronisti di punta de Il Fatto Quotidiano, che ha rivelato una lettera scritta dal Cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos al segretario di Stato nella quale lo avverte di un possibile complotto di morte ai danni del pontefice.
La missiva dai contenuti davvero incredibili riferisce che il vescovo di Palermo, mons. Romeo nel suo ultimo viaggio privato in Cina avrebbe non solo confidato delle lotte di potere interne al Vaticano, compresa la difficile convivenza tra il Santo Padre e proprio mons. Bertone, ma anche profetizzato il decesso del papa entro 12 mesi e persino il designato successore.
Monsignor Lombardi non ha potuto che accertare la veridicità del documento, ma ovviamente non si è potuto sbilanciare sul contenuto definito “sconclusionato”.

Vero o meno, lo squallido spettacolo che si dispiega agli occhi dei fedeli e non solo ci restituisce l’immagine di una corte monarchica di fine settecento, infestata da lotte di potere, inganni, corruzione e tradimenti. Nulla, nulla a che fare con l’insegnamento Cristico, nulla a che fare con il sacrificio quotidiano di decine di sacerdoti sparsi in tutto il mondo a combattere per la sopravvivenza e dare da bere agli assetati e da mangiare agli affamati.
Nel 2002 ebbi l’opportunità di intervistare il noto collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi, uomo della cupola, che si sedeva ogni settimana a tavola con Totò Riina. Accettò di rispondermi su tutto, persino le questioni più delicate come il coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri nelle stragi e così via… però quando gli chiesi del rapporto tra la Cupola mafiosa e il Vaticano il superpentito ebbe un sussulto sulla sedia e mi disse: “Ma lei mi vuole morto? Mi fanno a pezzi e mi fanno come un panino ca’ meusa (panino con la milza)?? Lei vuole morire giovane, adesso non parlerò mai di questo, forse un giorno…!”
Cancemi è morto di malattia l’anno scorso. Lo avevo contattato e lui, dal suo rifugio nascosto, protetto dallo Stato era pronto a parlare dei miliardi che lui e Riina avevano riciclato nella banca vaticana per conto di Cosa Nostra. Non sono arrivato in tempo… peccato!

NOSTRO COMMENTO: Purtroppo, così si è ridotta la Chiesa di Cristo! E’ da anni che lo predico sui miei siti. Fate girare questo articolo di Giorgio Bongiovanni in modo che la gente si renda conto.

La Chiesa cattolica e i suoi limiti

La Chiesa cattolica e i suoi limiti – Carlo A. Martigli

Fonte:blogvoglioscendere

Credo che, ancora oggi, la Chiesa non abbia capito cosa significhi comunicare con i propri fedeli, perché ricerca maggiormente la quantità e non la qualità dell’intervento. E’ per questo che sta continuando a perdere consensi e non riesce assolutamente a trovare un linguaggio adatto alla gente; peraltro, è l’unica Chiesa al mondo che ha una struttura piramidale, e questo non va bene perché significa non stare davvero dalla parte dei fedeli.
A mio avviso, se la religione cristiana continuerà ad esser gestita in questa maniera dai vertici, prima o poi si ridurrà a un gruppo sparuto di persone: quelli che oggi hanno una sorta di cultura cristiana piano piano l’abbandoneranno, non riconoscendosi nelle istituzioni ecclesiastiche, mentre altre religioni, che spingono i fedeli a comportarsi secondo certi criteri, al di là dei riti, avranno sempre più proseliti.
Forse, nel momento in cui si toccherà il fondo, ci sarà una ripresa, magari con l’avvento di un nuovo Papa. Da cristiano lo spero vivamente, perché non mi riconosco in questo tipo di Chiesa, che oggi è incentrata soprattutto sull’indottrinamento delle persone, e trascura i problemi della vita di tutti i giorni, il lavoro, la fame, i problemi di carattere sociale. La religione nasce per un senso di appartenenza, di comunità, Chiesa stessa, ecclesia, significa comunità.
Oggi, invece, la Chiesa è staccata da questo sentimento comune e non ha ancora la capacità, più per responsabilità dei vertici che dei sacerdoti di base, di potersi riagganciare alle esigenze comuni, sembra rinchiusa in una turris eburnea. Lo dimostra in modo eloquente il discorso fatto sull’Ici: se avesse fatto dei passi in avanti in questo senso, se si fosse dichiarata disponibile in maniera concreta a dare il proprio contributo specie in questo momento particolare, forse avrebbe ottenuto molti più consensi di quelli che sta ottenendo adesso. Sin dagli anni ’60 la Chiesa è attaccata da destra da quelli che le rimproverano il Concilio Vaticano II, ed è attaccata da sinistra, dai preti come Don Gallo e, in passato, come Don Milani, che rappresentano la Chiesa della gente.
Ritornare a quella impostazione è l’unica via perché possa recuperare consensi, altrimenti se tutto si basa unicamente sul rito e sull’abitudine, questa Chiesa non andrà avanti.

NOSTRO COMMENTO: Anche Noi siamo cattolici, ma non apparteniamo a questa Chiesa.

PERCHE’ LA CHIESA NON PAGA L’ICI?

Riceviamo e pubblichiamo 05-12-2011

MANOVRA, ALFANO (IDV): “PERCHE’ LA CHIESA NON PAGA L’ICI?”

PALERMO, 5 DIC. – “Mario Monti aveva promesso rigore ma anche equità. Aveva promesso che avrebbe fatto la guerra ai privilegi. Ieri, invece, il suo governo ha varato una manovra palesemente iniqua, che fa la guerra solo ai contribuenti italiani. Ci spieghino, Monti e gli altri membri dell’esecutivo, per quale recondito motivo la Chiesa, che possiede oltre il 20% del patrimonio immobiliare italiano, gode ancora dell’esenzione Ici, mentre si è pensato bene di colpire, per l’ennesima volta, la categoria dei pensionati. I cittadini italiani non ne possono più di governi inchinati alla casta ecclesiastica. Ritengo che la stessa Chiesa dovrebbe mostrare maggior senso di responsabilità proponendo l’abolizione dell’esenzione di cui gode”.

Così in una nota l’euro parlamentare e responsabile nazionale del Dipartimento Antimafia di IdV, Sonia Alfano, commenta la manovra del governo Monti.

“Se devono essere sacrifici per tutti – prosegue Alfano – che lo siano. A pagare questa crisi, inoltre, sono i soliti noti – sottolinea – e non i veri colpevoli di questo sfacelo: coloro che nulla hanno fatto contro l’evasione fiscale, la corruzione e la criminalità organizzata, cioè i veri fenomeni che ci costringono a rinunciare allo sviluppo del Paese”.

NOSTRO COMMENTO: Siamo d’accordo con Sonia Alfano. La Chiesa dovrebbe essere la prima a pagare l’ICI. E’ veramente uno schifo che ancora continuino questi privilegi di fronte a un ceto ecclesiastico che ha tollerato per decenni la pedofilia ed organizzazioni come l’Opus Dei.

GLI INTOCCABILI DI G .NUZZI 25 GENNAIO 2012

GLI INTOCCABILI DI G .NUZZI 25 GENNAIO 2012

POWERED BY ADMIN

GUARDA IL VIDEO CLICCA QUI

Nuzzi: punito dalla Chiesa perché svelo il malaffare di GianLuigi Nuzzi
Dopo la puntata degli Intoccabili di giovedì sera, il Vaticano minaccia vie legali contro il cronista di Libero e conduttore della trasmissione di inchiesta
Fuori e dentro la Chiesa c’è chi è contro e chi è a favore di Papa Benedetto XVI. Noi abbiamo una posizione diversa. Pensiamo che l’opera di cambiamento del pontefice sia innegabile, ma incontri resistenze e sia osteggiata proprio in Vaticano». Inizia così il copione della puntata degli «Intoccabili» di mercoledì sera su La7. Una posizione di assoluta fedeltà al principio di trovare notizie, verificarle e renderle pubbliche per una puntata con notizie senza precedenti. Per la prima volta un vescovo, per decenni al lavoro nei Sacri Palazzi, scrive al papa denunciando casi di «corruzione» Oltretevere. Ancora, sostiene di esser stato «boicottato» – parole sue – nell’opera di pulizia che aveva avviato sui conti, gli appalti e le forniture dello Stato Città del Vaticano. Nero su bianco in lettere riservate, report, documenti consegnati al pontefice e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Decine di fogli per un carteggio comprensivo di ricostruzioni certosine, giorno dopo giorno, nome dopo nome, di quanto avvenuto.

È un fatto insolito per quanto veniamo abitualmente a conoscere di quanto accade oltre il colonnato di San Pietro, soprattutto quando riguarda il denaro. È altrettanto insolito che di quanto accaduto si abbia oggi l’opportunità di conoscere tramite documenti ufficiali seppur riservati. Così, in televisione, abbiamo raccontato un’inchiesta (anticipata su queste colonne), sentendo testimoni come monsignor Corbellini o chi era preposto su tutti ai controlli come il cardinale Velasio De Paolis. Ed è un’inchiesta che lascia smarriti. Chi rivolgeva queste segnalazioni al cardinale Bertone, entrando con lui in manifesta rotta di collisione, è stato in pochi mesi mandato a Washington. Ecco perchè Reuters e Associated Press, le prime agenzie di stampa nel mondo rilanciano la vicenda con titoli netti: «Lo scandalo della corruzione scuote il Vaticano, dopo la rivelazione di lettere interne» ha scritto la Reuters. Poi l’Associated Press ha anche aggiunto: «Un funzionario avverte il Papa della corruzione».
Dopo la puntata arriva una lunga nota della Santa Sede di precisazioni e distinguo, di difesa del comitato di banchieri criticato da monsignor Carlo Maria Viganò per le scelte finanziarie operate. E noi qui in redazione agli Intoccabili la riprendiamo subito sul nostro blog. Inviteremo padre Federico Lombardi in trasmissione se e quando vorrà tornare su questo argomento. Perché la nostra cronaca, aldilà di tentativi maldestri di strumentalizzare il nostro mestiere e di porci da taluni in forzate e irreali conflittualità, è aperta a ogni prospettiva. In studio per una lunga intervista avevamo infatti il direttore dell’Osservatore Romano, il professor Giovanni Maria Vian.«Il Vaticano ha diffuso una nota» analizza la Reuters, che critica i metodi usati nell’inchiesta giornalistica. Ma ha confermato che lettere erano autentiche esprimendo «amarezza per la pubblicazione di documenti riservati». I documenti riservati in mano a un giornalista hanno due uniche destinazioni: o i giornali, le televisioni per le quali si lavora o il cassetto da chiudere a chiave. Ma in quest’ultimo caso si farebbe un altro mestiere. Non il nostro. Di Gianluigi Nuzzi (gianluigi.nuzzi@libero-news.eu)

NOTA DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, P. FEDERICO LOMBARDI, S.I., A PROPOSITO DI UNA TRASMISSIONE TELEVISIVA

La trasmissione televisiva “Gli intoccabili” andata in onda ieri sera, accompagnata dall’abituale contorno di articoli e commenti può essere oggetto di molteplici considerazioni, a cominciare dalla discutibilità del metodo e degli espedienti giornalistici con cui è stata realizzata, per continuare con l’amarezza per la diffusione di documenti riservati. Ma non è di questo che ora vogliamo principalmente parlare, essendo oggi tutto ciò fin troppo abituale, sia come metodo generale, sia come stile di informazione faziosa nei confronti del Vaticano e della Chiesa cattolica. Proponiamo piuttosto due semplici considerazioni che non hanno trovato spazio nel dibattito.
La prima. L’azione svolta da mons. Viganò come Segretario Generale del Governatorato ha certamente avuto aspetti molto positivi, contribuendo ad una gestione caratterizzata dalla ricerca del rigore amministrativo, del risparmio e del raddrizzamento di una situazione economica complessiva difficile. Questi risultati, ottenuti durante la Presidenza del card. Lajolo, sono chiari e non sono negati da nessuno. Una valutazione più adeguata richiederebbe tuttavia di tener conto dell’andamento dei mercati e dei criteri degli investimenti nel corso degli ultimi anni, ricordare anche altre circostanze importanti, come i risultati notevolissimi dell’attività dei Musei Vaticani, con flusso accresciuto di pubblico e orari di apertura più ampi, ricordare le finalità non puramente economiche ma di supporto della missione della Chiesa universale da parte dello Stato della Città del Vaticano che sono motivo di spese anche notevoli, e così via. Alcune accuse poi – anche molto gravi – fatte nel corso della trasmissione, in particolare quelle nei confronti dei membri del Comitato Finanza e Gestione del Governatorato e della Segreteria di Stato di Sua Santità, impegnano la Segreteria di Stato stessa e il Governatorato a perseguire tutte le vie opportune, se necessario legali, per garantire l’onorabilità di persone moralmente integre e di riconosciuta professionalità, che servono lealmente la Chiesa, il Papa e il bene comune. In ogni caso, i criteri positivi e chiari di corretta e sana amministrazione e di trasparenza a cui si è ispirato mons. Viganò continuano certamente ad essere quelli che guidano anche gli attuali responsabili del Governatorato, nella loro provata competenza e rettitudine. E ciò è coerente con la linea di sempre maggiore trasparenza e affidabilità e di attento controllo sulle attività economiche su cui la Santa Sede è chiaramente impegnata, nonostante le difficoltà, come dimostrano anche le adesioni alle Convenzioni internazionali di cui si dà notizia – per casuale coincidenza – proprio quest’oggi. Insomma, l’avvicendamento alla guida del Governatorato non intende certamente essere un passo indietro rispetto alla trasparenza e al rigore, ma un ulteriore passo avanti.
La seconda. Discussioni e tensioni, comprensibili differenze di opinioni e posizioni, vengono sottoposte alla valutazione di un giudizio superiore proprio perché questo è in grado di vedere le questioni in una prospettiva più ampia e con criteri più comprensivi. Un procedimento di discernimento difficile sui diversi aspetti dell’esercizio del governo di un’istituzione complessa e articolata come il Governatorato – che non si limitano a quelli del giusto rigore amministrativo – è stato invece presentato in modo parziale e banale, esaltando evidentemente gli aspetti negativi, con il facile risultato di presentare le strutture del governo della Chiesa non tanto come toccate anch’esse dalle fragilità umane – ciò che sarebbe facilmente comprensibile – quanto come caratterizzate in profondità da liti, divisioni e lotte di interessi. In questo diciamo senza timore che si è andati e si va spesso ben aldilà della realtà; che la situazione generale del Governatorato non è così negativa come si è voluto far credere; che tanta disinformazione non può certamente occultare il quotidiano e sereno lavoro in vista di una sempre maggiore trasparenza di tutte le istituzioni vaticane, e infine che non bisogna dimenticare che il Governo della Chiesa ha al suo vertice un Pontefice di giudizio profondo e prudente, la cui dirittura al disopra di ogni sospetto garantisce la serenità e la fiducia che giustamente si attendono coloro che operano al servizio della Chiesa e i fedeli tutti. In questa prospettiva va riaffermato decisamente che l’affidamento del compito di nunzio negli Stati Uniti a mons. Viganò, uno dei compiti più importanti di tutta la diplomazia vaticana, data l’importanza del Paese e della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, è prova di indubitabile stima e fiducia da parte del Papa.

NOSTRO COMMENTO: abbiamo inserito per, par condicio, anche la nota di Padre Federico Lombardi relativa alla trasmissione degli “Intoccabili” condotta da Gianluigi Nuzzi in data 25_01_2012 su LA7. L’occasione è utile per far qualche punto di riflessione. Ci chiediamo – come molti di Noi si chiedono leggendo l’articolo ed ascoltando il video integrale di Nuzzi – perché mai il Vaticano minaccia di adire le vie legali nei confronti del giornalista? Risulta, infatti, “per tabulas” che Mons. Viganò sostiene di esser stato «boicottato» – parole sue – nell’opera di pulizia che aveva avviato sui conti, gli appalti e le forniture dello Stato Città del Vaticano. Allora perché non far proseguire a tempo indeterminato Viganò fino a quando non portera’ a termine l’incarico affidatogli? Perché mai spedire Mons. Viganò a far il Nunzio apostolico negli Stati Uniti. ? E’ il caso di dire: “Promoveatur ut amoveatur” Noi ci chiediamo con molto stupore nei riguardi della Chiesa: “errare humanum est perseverare autem diabolicum” Ha dimenticato forse il Vaticano il gran rumore che ha destato la pedofilia nell’ambito della Chiesa e nell’opinione pubblica mondiale, cattolici compresi, tanto che ha dovuto intervenire direttamente il Santo Padre con mano pesante per cercare di coprire gli scandali ancor oggi latenti? Sarebbe stato certamente più proficuo stanare il clero marcio ed affidarlo ai competenti tribunali ecclesiastici e civili per il seguito di competenza, indennizzando opportunamente le vittime del clero deviato. Nascondere e proteggere per lunghissimo tempo i preti pedofili non è stato di alcun giovamento alla Chiesa. Ha generato solo un mare di sospetti che a, tutt’oggi, non si placano. In buona sostanza si vuol dire questo: se ci sono mele marce nell’ambito dell’alto clero bisogna fare immediatamente pulizia per evitare il ripetersi degli scandali. Avvedersi dei propri errori è indice di intelligenza. Perseverare nell’errore è indice di idiozia.

Gli “INTOCCABILI” di G. Nuzzi: La Casta/ Vaticano ed eroina 08_01/02_2012

Gli Intoccabili di Gianluigi Nuzzi (completo) 01 febbraio 2012
“LA CASTA”

POWERED BY ADMIN 04 Febbraio 2012

CLICCA SULLA FOTO PER VEDERE IL VIDEO

VATICANO ED EROINA di G. Nuzzi puntata del 08 Febbraio 2012

Fonte: http://blog.la7.it

Powered by Admin 10_02_2012

CLICCA SULLA FOTO PER VIDERE IL VIDEO COMPLETO

Complotto contro Benedetto XVI

“Complotto contro Benedetto XVI entro 12 mesi morirà

Ns video

Dal Fatto Quotidiano, si riporta:

 “Un appunto consegnato un mese fa dal Cardinale Castrillon, a conoscenza del pontefice, riferisce quanto detto dal cardinale Romeo, arcivescovo di Palermo, nel novembre scorso in alcuni colloqui in Cina: “I suoi interlocutori hanno pensato, con spavento, che sia in programma un attentato contro il Papa”. C’è anche il nome di Scola come possibile successore. Lombardi, portavoce della Santa Sede: “Talmente incredibile che non si può commentare”

Mordkomplott. “Complotto di morte”. Fa impressione leggere nero su bianco su un documento strettamente confidenziale e riservato, pubblicato in esclusiva dal Fatto che un Cardinale autorevole, l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, prevede con preoccupante certezza la morte del Papa entro novembre del 2012. Una morte che, per la sicurezza con la quale è stata pronosticata, lascia intendere agli interlocutori del cardinale l’esistenza di un complotto per uccidere Benedetto XVI. L’appunto è anonimo e reca la data del 30 dicembre del 2011. E’ stato consegnato dal Cardinale colombiano Darío Castrillón Hoyos alla segreteria di Stato e al segretario del Papa nei primi giorni di gennaio con il suggerimento di effettuare indagini per comprendere esattamente cosa abbia fatto e con chi abbia parlato l’arcivescovo Romeo in Cina.

Il Pontefice è stato informato del contenuto dell’appunto a metà gennaio scorso direttamente dal cardinale Castrillon durante un’udienza riservata e il Papa deve avere fatto un salto sulla sedia. Il documento si apre con una premessa in lettere maiuscole: “Strettamente confidenziale”. Probabilmente gli uomini che curano la sicurezza del Pontefice – a partire dalla Gendarmeria Vaticana guidata dall’ex agente dei servizi segreti italiani, Domenico Giani – stanno cercando di verificare le circostanze in cui sono state pronunciate quelle terribili previsioni e la loro credibilità. Da sempre si favoleggia sulle congiure vaticane e sono stati scritti molti libri sulla morte sospetta di Giovanni Paolo primo. Qui però siamo di fronte a un inedito assoluto. Mai nessuno aveva messo nero su bianco l’ipotesi di un complotto per far fuori il Papa. Un complotto che potrebbe realizzarsi da qui al novembre prossimo e che è inserito nel documento all’interno di un’analisi inquietante delle divisioni interne alla Chiesa che vedono contrapposti il Papa e il Segretario di Stato Tarcisio Bertone alla vigilia di una presunta successione, che ci auguriamo sia invece lontana nel tempo.

IL COMPLOTTO E I PROTAGONISTI
Secondo la ricostruzione attribuita dal documento all’arcivescovo Romeo sarebbe Angelo Scola, arcivescovo di Milano, il successore designato da Papa Ratzinger. Il documento in possesso del Fatto è scritto in lingua tedesca, probabilmente perché sia compreso appieno solo dal Papa e dai suoi stretti collaboratori e connazionali, come monsignor George Ganswin. Inizia con un lungo ‘oggetto’ in neretto: “Viaggio del Cardinale Paolo Romeo, Arcivescovo di Palermo, a Pechino a novembre 2011. Durante i suoi colloqui in Cina, il Cardinale Romeo ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”.

Dopo questa premessa esplosiva, il testo si articola in tre paragrafi, ciascuno con un titolo in neretto. Il primo è “Viaggio a Pechino”; il secondo “Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone” e il terzo è “Successione di Papa Benedetto XVI”. Nel primo paragrafo si ricostruisce lo strano viaggio in Cina effettuato dall’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, un personaggio influente nella Chiesa: 73 anni, nominato Cardinale nel Concistoro del 20 novembre 2010 dal Papa, parteciperà al prossimo Conclave. Nato ad Acireale da una famiglia ricca e numerosa Romeo è un estroverso, amante della buona cucina e delle tecnologie tanto che sul sito della sua Arcidiocesi si legge “Seguici su Twitter” che secondo lui “il Signore avrebbe potuto usare per i dieci comandamenti”. Dopo una lunga carriera che lo ha portato in Filippine, Venezuela, Ruanda, Colombia e Canada fu nominato Nunzio in Italia e nel 2006 quando doveva essere nominato il presidente della Conferenza episcopale italiana, promosse una consultazione tra tutti i vescovi italiani, mai autorizzata e sconfessata da Benedetto XVI.

Anche il cardinale Castrillon de Hoyos fu sconfessato dal Papa per una sua lettera del 2001 nella quale si complimentava con un vescovo francese condannato per non avere voluto denunciare alle autorità civili un suo sacerdote, colpevole per abusi sessuali su minori. Castrillon, più vecchio di Romeo, appartiene alla corrente più tradizionalista della Chiesa e nel 2009 da presidente della Commissione “Ecclesia Dei“, quando si occupava dei Lefevbriani, non segnalò al Papa il pericolo rappresentato dalle posizioni antisemite del vescovo Williamson. A 80 anni nel 2010 è un pensionato e non parteciperà al prossimo conclave. Castrillon forse avverte come un’invasione di campo la visita di Romeo in Cina. Un paese nel quale è in corso una durissima repressione sulla comunità cristiana che si rifiuta di assoggettarsi al regime. Secondo quanto è scritto nel documento però Romeo non si sarebbe occupato di questo: “A novembre 2011 il Cardinale Romeo si è recato con un visto turistico a Pechino, dove, di fatto, non ha incontrato nessun esponente della Chiesa Cattolica in Cina, bensì uomini d’affari italiani, che vivono o meglio lavorano a Pechino, e alcuni interlocutori cinesi. A Pechino il Cardinale Romeo ha dichiarato di essere stato inviato personalmente da Papa Benedetto XVI per proseguire, o meglio verificare i colloqui avviati dal Cardinale Dario Castrillón Hoyos a marzo 2010 in Cina. Inoltre ha affermato di essere l’interlocutore designato del Papa per occuparsi in futuro delle questioni fra la Cina e il Vaticano”.

I TRE PARAGRAFI DEL DOCUMENTO
Nel primo paragrafo l’anonimo estensore del documento consegnato agli uomini del Segretario di Stato Bertone e del Papa da Castrillon sostanzialmente tratteggia un Romeo un po’ sbruffone. L’arcivescovo di Palermo si accredita come un antico amico del cardinale Castrillon, esperto di rapporti con le chiese clandestine dai tempi della sua esperienza nelle Filippine, e persino come il componente di una sorta di direttorio segreto che governerebbe la Chiesa di Ratzinger. “Il Cardinale Romeo ha sorpreso i suoi interlocutori a Pechino informandoli che lui – Romeo – formerebbe assieme al Santo Padre – Papa Benedetto XVI – e al Cardinale Scola una troika. Per le questioni più importanti, dunque, il Santo padre si consulterebbe con lui – Romeo – e con Scola”.

Poi arriva il paragrafo sulle critiche che Romeo avrebbe rivolto al capo del Governo della Chiesa, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. “Il Cardinal Romeo ha aspramente criticato Papa Benedetto XVI, perché si occuperebbe prevalentemente della liturgia, trascurando gli “affari quotidiani”, affidati da Papa Benedetto XVI al Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato della Chiesa Cattolica Romana”. Non solo: Bertone e Ratzinger sono descritti come una coppia di litiganti costretti a convivere nelle mura leonine: “Il rapporto fra Papa Benedetto XVI e il suo Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone sarebbe molto conflittuale. In un’atmosfera di confidenzialità il Cardinale Romeo ha riferito che Papa Benedetto XVI odierebbe letteralmente Tarcisio Bertone e lo sostituirebbe molto volentieri con un altro Cardinale. Romeo ha aggiunto però, che non esisterebbe un altro candidato adatto a ricoprire questa posizione e che per questo il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone continuerebbe a svolgere il suo incarico”.

A questo punto, dopo aver premesso che “anche il rapporto fra il Segretario di Stato e il Cardinale Scola sarebbe altrettanto avverso e tormentato”, arriva il paragrafo nel quale ci si occupa della successione del Papa, che vedrebbe in posizione privilegiata proprio il cardinale Scola, da sempre vicino a Comunione e Liberazione. “In segreto il Santo Padre si starebbe occupando della sua successione e avrebbe già scelto il Cardinale Scola come idoneo candidato, perché più vicino alla sua personalità. Lentamente ma inesorabilmente lo starebbe così preparando e formando a ricoprire l’incarico di Papa. Per iniziativa del Santo Padre – così Romeo – il Cardinale Scola è stato trasferito da Venezia a Milano, per potersi preparare da lì con calma al suo Papato. Il Cardinale Romeo ha continuato a sorprendere i suoi interlocutori in Cina – prosegue il documento consegnato dal cardinale colombiano al Papa – in Cina continuando a trasmettere indiscrezioni”.

Ed ecco che, dopo avere esaminato il quadro dei rapporti conflittuali all’interno del Vaticano in vista della successione a Ratzinger, Romeo, secondo l’appunto, avrebbe gettato di fronte ai suoi interlocutori la bomba: “Sicuro di sé, come se lo sapesse con precisione, il Cardinale Romeo ha annunciato, che il Santo Padre avrebbe solo altri 12 mesi da vivere. Durante i suoi colloqui in Cina ha profetizzato la morte di Papa Benedetto XVI entro i prossimi 12 mesi. Le dichiarazioni del Cardinale sono state esposte, da persona probabilmente informata di un serio complotto delittuoso, con tale sicurezza e fermezza, che i suoi interlocutori in Cina hanno pensato con spavento, che sia in programma un attentato contro il Santo Padre”. Per accreditare la veridicità dei fatti riportati il documento maliziosamente chiosa: “Il Cardinale Romeo si sentiva al sicuro e non poteva immaginare, che le dichiarazioni fatte in questo giro di colloqui segreti potessero essere trasmesse da terzi al Vaticano”.

SUCCESSIONE, SMENTITE E IL GROVIGLIO VATICANO
La chiusura è dedicata al tema centrale che angoscia evidentemente l’estensore: la successione a Ratzinger: “Altrettanto sicuro di sé Romeo ha profetizzato che, già adesso sarebbe certo benché ancora segreto, che il successore di Benedetto XVI sarà in ogni caso un candidato di origine italiana. Come descritto prima, il Cardinale Romeo ha sottolineato, che dopo il decesso di Papa Benedetto XVI il Cardinale Scola verrà eletto Papa. Anche Scola avrebbe importanti nemici in Vaticano”. Il Fatto nella serata di ieri ha contattato telefonicamente il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, per chiedere la posizione ufficiale del Vaticano su questo documento ma la sua risposta è stata: “Pubblicate quello che credete ma vi prendete una responsabilità. Mi sembra una cosa talmente fuori dalla realtà e poco seria che non voglio nemmeno prenderla in considerazione. Mi sembra incredibile e non voglio nemmeno commentare”.

Un atteggiamento di totale negazione dei fatti che appare discutibile perché il documento pone quesiti importanti non solo sulla salute e la sicurezza del Papa ma anche sulla situazione a dir poco sconcertante in cui versa la Chiesa. Benedetto XVI è il capo di una delle religioni più diffuse sulla terra. Per i cattolici (1,2 miliardi al mondo) è il custode della dottrina e – al di là della veridicità delle affermazioni contenute nell’appunto che va tutta verificata – questo testo deve essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica. Una lettera simile non è una questione che può restare confinata nel circuito epistolare tra gendarmi, Segreteria di Stato e cardinali ma deve essere spiegata ai cristiani sempre più attoniti per quello che leggono sui giornali. Il Fatto ha già pubblicato il 4 febbraio scorso la lettera del Nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, già segretario del Governatorato della Citta del Vaticano, nella quale l’arcivescovo formulava accuse gravissime sulla corruzione, i furti e le false fatturazioni dentro le mura leonine e accusava di presunti reati monsignor Paolo Nicolini, direttore dei Musei Vaticani. Poi abbiamo pubblicato un documento esclusivo sui rapporti Aif-Uif che documentava la scelta del Vaticano di non fornire informazioni bancarie precedenti all’aprile del 2011 alle autorità antiriciclaggio. Ora si scopre un documento nel quale si parla senza remore di morte certa del Papa e si favoleggia persino di un possibile complotto per uccidere il Pontefice. Per questo l’appunto sulla morte del Papa deve essere pubblicato: perché se ne verifichi coram populo l’origine e la veridicità e soprattutto perché finalmente Santa Romana Chiesa esca dal silenzio e spieghi ai suoi fedeli (e non solo a loro) come è possibile che tra i cardinali e il Papa circolino previsioni certe di morte e ipotesi omicidiarie che solo a leggerle fanno venire i brividi.”

da il Fatto Quotidiano del 10 febbraio 2012

CHI ERA WOJTYLA

CHI ERA WOJTYLA

di Ferruccio Pinotti – 2 Giugno 2011

 Era un “asset atlantico” già prima di diventare Papa. Ascese al soglio pontificio col sostegno dell’Opus Dei e di ambienti americani. Fece un uso disinvolto dello Ior e coprì la pedofilia

Chi era Wojtyla prima di diventare Papa?

Wojtyla già prima di diventare Papa era un “asset” atlantico, una risorsa essenziale nel progetto di distruzione dell’impero sovietico. Wojtyla fu individuato e scelto per una brillante carriera ecclesiastica da un principe della Chiesa, l’arcivescovo di Cracovia Adam Sapieha, una figura proveniente da una famiglia di politici e diplomatici polacchi, egli stesso uomo di altissima caratura, tanto che partecipò alla Conferenza di Yalta che ridisegnò l’Europa del dopoguerra.
Sapieha, l’uomo che deteneva i segreti delle fosse di Katyn, lo iniziò all’arte dell’intelligence”, gli insegnò il valore dell’informazione, gli spiegò i delicati rapporti con il potere comunista. Wojtyla era l’unico prelato che sin dal 46-47 potè muoversi liberamente attraverso la cortina di ferro, recandosi frequentemente in Vaticano e in altri paesi europei. La sua carriera, appoggiata da tre papi (Pio XII, Giovanni XIII, Paolo VI) fu fulminante: vescovo ausiliare di Cracovia a soli 38 anni, arcivescovo a 44, cardinale a 47: un’ascesa irrestistibile che fu frutto di un piano per fare di una risorsa chiave nella lotta al comunismo e nella Ostpolitik.

Come lo è diventato?

A sostenere Wojtyla nell’ascesa al soglio pontificio furono più forze: certamente l’Opus Dei, un movimento cui si avvicinò sin dal primo dopoguerra e che frequentò assiduamente negli anni 60 e 70. Ma anche ambienti americani e in particolare il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter Zbigniew Brzezinski, influentissimo polacco professore ad Harvard e alla Columbia, esperto di soviet studies, artefice di una raffinata strategia che vedeva nella religione lo strumento per abbattere l’impero sovietico. Brzezinski e Wojtyla si frequentarono assiduamente almeno dal 76, due anni prima del conclave che lo elesse. Brzezinski esercitò forti pressioni sui cardinali americani affinché eleggessero il suo amico Wojtyla. Ad essi si unirono quelli sudamericani vicini all’Opus Dei e anche settori del clero tedesco.

Quali le ombre della sua vita?

L’uso disinvolto dello Ior e dell’Ambrosiano per finanziare Solidarnosc. La distruzione della teologia della liberazione in America Latina. La copertura del problema pedofilia nella Chiesa. L’appoggio acritico e indiscriminato a movimenti integralisti come l’Opus Dei, Cl, Focolarini, Neocatecumenali, Legionari di Cristo.

Cosa sapeva di Calvi? Sapeva che sarebbe stato ucciso?

Di Calvi e delle sua attività sapeva certamente, lo incontrò diverse volte come mi ha raccontato Clara Canetti Calvi. Lo utilizzò per Solidarnosc e per l’appoggio ai regimi dittatoriali sudamericani, sapeva certamente delle sue difficoltà quando scappò a Londra. Ma non fece nulla per aiutarlo, lo abbandonò al suo destino.

Cosa sapeva della pedofilia nella Chiesa?

Giovanni Paolo II era stato informato dello scandalo dei Legionari di Cristo e degli abusi compiuti dal loro fondatore Marcial Maciel, ma non fece nulla e lo protesse sino alla fine con la collaborazione del cardinale Ratzinger. Anche altri casi di pedofilia gli erano certamente noti, ma non si mosse, difendendo la Chiesa anche in situazioni inaccettabili. Le sue responsabilità in tema di pedofilia sono quindi gravi, purtroppo.

NOSTRO COMMENTO: Condividiamo, sopratutto, le responsabilità di Wojtyla  in tema di pedofilia che è la cosa più grave. Solo per questo non avrebbero dovuto farlo Beato.

Scicluna sugli abusi sessuali dei preti

Pedofilia, mons. Scicluna: ”Inferno più duro per i sacerdoti colpevoli di abusi’

Fonte:Adnkronos 29 maggio, ore 16:35

Città del Vaticano – (Adnkronos/Ign) – Il promotore di giustizia della Congregazione della Fede: ”Chi dopo essersi portato ad una professione di santità distrugge altri tramite la parola o l’esempio sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte”. Abusi, la denuncia di Bagnasco: ”Possibile che vi siano state coperture anche in Italia.

Città del Vaticano, 29 mag. (Adnkronos/Ign) – Dal Vaticano arriva una nuova autocritica e un monito severo rivolto a sacerdoti e vescovi colpevoli di abusi sessuali. Il tutto è avvenuto questa mattina nella basilica di San Pietro nel corso della preghiera di intercessione e riparazione celebrata da mons. Charles Scicluna, Promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede, cioè il procuratore generale vaticano per i casi di pedofilia commessi nella Chiesa.

Oggetto della meditazione di Scicluna un passo del Vangelo di Marco nel quale Gesù afferma che chi ”scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare”. Il procuratore di giustizia vaticano ha riportato il giudizio che veniva dato di queste parole ”terribili” da San Gregorio Magno, il quale rilevava che questi peccati sono molto più gravi se commessi da un religioso, tanto che per loro anche le punizioni dell’inferno saranno più dure.

”Misticamente espresso nella macina d’asino è il ritmo duro della vita secolare mentre il profondo del mare sta a significare la dannazione più terribile”, ha osservato. ”Chi dopo essersi portato ad una professione di santità distrugge altri tramite la parola o l’esempio – ha detto Mons. Scicluna ripetendo la citazione – sarebbe davvero meglio per lui che i suoi malfatti gli fossero causa di morte essendo secolare, piuttosto che il suo sacro ufficio lo imponesse come esempio per altri nelle sue colpe, perché tendenzialmente se fosse caduto da solo il suo tormento nell’inferno sarebbe di qualità più sopportabile”.

Il Promotore di Giustizia vaticano ha sottolineato che la ”Chiesa ha sempre avuto cura per bambini e deboli” e che il bambino è ”icona del discepolo che vuole essere grande nel Regno dei Cieli”. Per questo, ha aggiunto, ”accogliere il Regno di Dio come un bambino significa accoglierlo con cuore puro, con docilità, abbandono, fiducia, entusiasmo, speranza”. ”Quanto invece diventa arida la terra e triste il mondo – ha proseguito – quando questa immagine così bella, quando questa icona così santa è calpestata, infranta, infangata, abusata, distrutta. Esce dal cuore di Gesù un grido di eco profonda, ‘lasciate che i bambini vengano a me’: non glielo impedite, non siate d’inciampo nel loro cammino verso di me, non ostacolate il loro progresso spirituale, non lasciate che siano sedotti dal maligno, non fate dei bambini l’oggetto della vostra impura cupidigia”.

NOSTRO COMMENTO: il clero corrotto che ha abusato dei bambini segua quanto scritto nel Vangelo di Marco e, cioè: Gesù afferma che chi ”scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare” Allora che si vadano a buttare a mare con grossa pietra al collo sia loro sia chi ha consentito che ciò potesse avvenire. Amen!

Pedofilia, arresto facoltativo: Vergogna!

Pedofilia: arresto facoltativo. Vergogna!

Discrezionalita’ della pedofilia 22 Aprile 2009

Dal sito: www.italiadeivalori.antoniodipietro.com, si riporta:

Il Governo e la maggioranza si sono ripetutamente vantati di aver affrontato e sanzionato il reato di stalking, ma in realtà, approvando senza modifiche il decreto sicurezza, hanno adottato una misura che va a vantaggio dei pedofili. Infatti, da oggi il reato più grave e odioso, quello nei confronti dei minori di dieci anni, in flagranza di reato prevede solo l’arresto facoltativo e non quello obbligatorio. È una vergogna!

Il Pdl ha rivendicato anche in Aula, e lo ha fatto con una certa verve, l’importanza di aver previsto l’arresto obbligatorio in flagranza per il reato di violenza sessuale. Ma la denuncia che è stata fatta dall’Italia dei Valori, e in particolare dal collega Luigi Li Gotti, sull’assenza del 609-quater che riguarda i reati contro i minori, non ha ricevuto alcuna risposta.

Il Governo insomma, oltre a infischiarsene del ruolo del Parlamento, non ha rispettato per l’ennesima volta le indicazioni dei parlamentari. È vero che nel testo del decreto abbiamo ritrovato interi brani di proposte già avanzate dall’Italia dei Valori, per cui il nostro voto – anche per non far decadere un provvedimento che punta a tutelare le donne e più in generale le persone più deboli – è stato, doverosamente, a favore dell’approvazione del provvedimento. Ma la tecnica del copia-incolla non può venir considerata dalla maggioranza un tributo alla capacità di lavoro delle Camere!

Comunque, per riparare a questa norma vergognosa nei confronti dei minori, passata nel silenzio, nell’indifferenza e nella trascuratezza della maggioranza, l’Italia dei Valori presenterà immediatamente un Disegno di legge per inserire norme più stringenti contro i pedofili.

NOSTRO COMMENTO: Vanno bene le sanzioni per il reato di stalking. Non va bene l’arresto facoltativo per un reato ributtante contro i minori da parte dei pedofili. E’ una vera Vergogna! Speriamo che l’IDV presenti al più presto un disegno di legge per inserire norme molto severe contro i pedofili, che, – ripetiamo per l’ennesima volta – non sono persone malate. Sono solo dei BASTARDI !

Le Verità distorte della Chiesa di Roma.-

DOCUMENTO STORICO AL TEMPO DELLA RIFORMA

ROMA E LA BIBBIA

FOGLIO B – N. 1088 – VOLUME II – PAGINA 641 – 650

Sotto questo titolo la rivista settimanale “ The Truth “ ( La verità ), pubblicata in Gerusalemme in data 3 novembre 1911, dà un articolo che cita un documento conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi,

il quale contiene consigli che i cardinali diedero al Papa Giulio III all’epoca della sua elezione alla Santa Sede nell’anno 1550.

Questo documento racchiude i seguenti brani :

“ Fra tutti i consigli che possiamo avere e presentare alla Sua Santità, ne riserviamo il più importante

In ultimo .

Dobbiamo tenere gli occhi ben aperti ed intervenire con tutta la potenza nostra nell’affare che abbiamo da considerare .

Trattasi di quanto segue :

“ La lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno possibile, specialmente nelle lingue moderne, e nei paesi sottomessi alla vostra autorità . Il pochissimo che vien letto generalmente alla messa, dovrebbe bastare e devesi proibire a chiunque di leggere di più .

Finché il popolo si contenterà di quel poco, i vostri interessi prospereranno ; ma nel momento che se ne Vorrà leggere di più i vostri interessi cominceranno a soffrire “.

“ Ecco il libro che più di nessun altro provocò contro di noi le ribellioni , le tempeste che hanno Arrischiato di perderci.

Difatti, se qualcuno esamina attentamente l’insegnamento della Bibbia e lo paragona a quanto succede Nelle nostre chiese , troverà ben presto le contraddizioni se vedrà che il nostro insegnamento spesso si Scarta da quello della Bibbia e, più spesso ancora, è in opposizione ad essa.

Se il popolo si rende conto di questo, ci provocherà senza requie finché tutto venga svelato ed allora Diventeremo l’oggetto della derisione e dell’odio universale.

E’ necessario dunque che la Bibbia venga tolta e strappata dalle mani del popolo, però con gran prudenza Per non provocare tumulti “.

CONCLUSIONI

AL POSTO DEGLI INSEGNAMENTI DELLA BIBBIA HANNO MESSO DOTTRINE DI UOMINI

IL culto di Maria è stato introdotto nell’anno 431

IL culto dei santi e degli angeli nel 609

La corona ed il rosario nel 1090

IL culto delle immagini e delle reliquie nel 787

IL celibato obbligatorio dei preti nel 1074 ( gli Apostoli erano maritati fuorché Giovanni e Paolo )

Le indulgenze nel 1500

La confessione auricolare nel 1213

La transustanziazione nel 1215

IL corpus domini nel 1519

Lo scemamento della coppa nel 1415 “ Bevetene tutti “ disse Gesù Cristo

L’immacolata concezione nel 1854

L’infallibilità del Papa nel 1870

L’assunzione di Maria appartiene al secolo degli aeroplani

Al contrario di Gesù, che istituì solo due sacramenti : il battesimo del credente e la Santa Cena, la chiesa apostata ne adotta sette, che mise in vigore sin dal 1547.

DI TUTTO QUESTO, GESU’ E GLI APOSTOLI NON NE SAPEVANO NULLA!

NOSTRO COMMENTO: Trattasi di un documento che brucia, nel quale, vengono riportati dei consigli che alcuni Cardinali avrebbero dato a Papa Giulio III all’epoca della sua elezione, nel 1550. Su questo documento sono state rivolte delle critiche: guarda caso solo da cattolici! Secondo loro pare che si tratti di un falso storico, il cui autore fu Pier Paolo Vergerio (1498-1565). Costui era un vescovo cattolico che dopo essere stato deposto dall’episcopato, nel 1549, fuggì in paesi protestanti, aderì alla Riforma e si distinse per la produzione di numerosi scritti polemici contro la Chiesa cattolica. Anche se così fosse, ma non è, non vi è dubbio che vengono descritti e riportati fatti che effettivamente erano accaduti. Su questo non ci piove! E allora? Allora. la verità, come al solito, BRUCIA. E’ da secoli che la Chiesa cattolica alimenta storture sulle Verità storiche “pro domo sua” . Lo ha fatto allora. Lo fa anche oggi con i preti pedofili, con l’Opus Dei e con lo IOR. Lo farà nei secoli dei secoli. Amen!

La Sindone: niente di certo.-

La Bufala della Sindone

Di Fernando Cannizzaro 2 maggio 2010,

Oltre 25mila persone hanno accolto Benedetto XVI a Torino, in occasione della visita pastorale per venerare la Sindone. Il Papa è arrivato tra due ali di folla in Piazza San Carlo per la solenne celebrazione e la recita del Regina Caeli. Alla messa partecipano anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il neo-presidente della Regione, il leghista Roberto Cota e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino.

E’ ora che la Chiesa Cattolica la smetta con questa “Bufala” della Sindone se non vuole ripetere lo schifo dei “preti pedofili”. La Chiesa stessa è perplessa sull’ autenticità della Sindone e fa ostentazione di immagine. Ma insomma Ratzinger crede proprio che tutti gli Italiani siano fessi?

Sulla Sindone:

Occorre ricordare che nel 1988 alcuni campioni del telo sindonico erano stati sottoposti all’esame della radiodatazione col metodo del Carbonio 14 (indicato come 14C) L’analisi fu effettuata da tre laboratori di fama internazionale di Stati Uniti, Gran Bretagna e Svizzera, sotto la supervisione del direttore del British Museum. Il 13 ottobre 1988 il cardinale Anastasio Ballestrero Arcivescovo di Torino annuncia i risultati dell’analisi: la radiodatazione fa risalire la Sindone a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. Secondo questi dati il telo sindonico non poteva quindi aver avvolto il corpo di Cristo, essendo stato tessuto nel Medioevo. La radiodatazione col 14C è il metodo scientifico più attendibile usato per la datazione di reperti storici. Punto e basta. Tutte le discussioni successive e le teorie fantasiose di altri pseudo studiosi sindonici difronte alla prova col 14C sono pure e semplici illazioni. Farebbe bene la Chiesa a non creare nei fedeli false aspettative. Siamo nel 2010 Ratzinger! Il mondo si è evoluto rispetto al Medievo! Conseguentemente anche gli “allocchi” sono diminuiti! Non vi pare!

Preti pedofili:la Chiesa li ha protetti.

INTERESSANTE TRASMISSIONE SULLA PRETOFILIA IN ONDA SU LA7

Mandiamo in onda  la registrazione della trasmissione televisiva “ L’ Infedele”  del  12 aprile 2010 sul tema:  “Preti pedofili la Chiesa li ha protetti”. Non guasta mai approfondire questo interessante tema di grande attualità  che mette in luce gli aspetti oscuri ed  inquietanti del clero pedofilo nella Chiesa di Cristo.

L’anima e il suo destino

more about "L’anima e il suo destino", posted with vodpod

Bibbia filmati

Guarda i filmati sulla Bibbia:

Fonte: Messaggero di Dio.

Clicca Qui

Ancora sull’Ateismo

A T E I S M O

PREFAZIONE – Dimenticare Dio

Fonte: http://www.alateus.it/breviario.htm

L’ateismo non è una “fede” e non si propone di fare opera di de-conversione, di de-cristianizzazione, di de-islamizzazione o di altro. Semplicemente l’ateismo ignora il concetto di dio e rifiuta tutte le falsità che sul suo conto, nel corso di millenni, sono state astutamente ed ingannevolmente diffuse da gruppi di astuti parassiti che, in suo nome, si sono attribuiti titoli quali: padre, iman, rabbi, guru ed altre vuote qualificazioni del genere.

L’ateismo è una forma di ragionamento razionale che si oppone, da millenni, alla truffa perpetrata dai “furbi” ai danni di chi non è in grado, o non vuole, ragionare.

L’unico dio, se così si può chiamare, è la vostra innata coscienza; è la vostra capacità di vivere in seno alla società alla quale appartenete, rispettando ed evitando di danneggiare il vostro prossimo.

Tutto qui!

L’incontrastabile ed assoluto potere della morte e la conseguente paura che essa genera in tutti gli esseri animati (istinto di conservazione) è stato la fonte di tutte le religioni.

L’idea, insidiosamente indotta dai preti, sulla esistenza e sull’immortalità dell’anima ha resistito e si è diffusa solo perchè sopiva, in parte, il timore (istintivo) della morte e soddisfaceva, artatamente, ad una illusione molto potente coltivata dalla presunzione stessa degli uomini: un desiderio assurdo di immortalità:

il desiderio di essere “ricordati”.

Ricordati da chi e perchè?

Mettiamocelo bene in testa: solo pochi uomini che hanno lottato per il trionfo della scienza, del razionalismo e l’affermazione delle arti (Newton, Copernico, Galileo, Shakespeare, Lavoisier, Einstein, Mozart, ecc.) hanno conquistato il meritato diritto di essere ricordati. Solo loro e purtroppo …alcuni altri brutti ceffi che si sono distinti negativamente per le loro opere devastanti e per i loro comportamenti che hanno oscurato le pagine della storia: da Attila a Gengis Khan, a Carlo Magno, a Hitler, Stalin, Costantino I …ed altri gentiluomini di questa risma.

Noi esistiamo in questo mondo come qualsiasi altra specie animale. Il caso ci ha generati dal nulla ad al nulla siamo destinati a ritornare senza lasciare qualsiasi particolare memoria che non sia quella, breve e limitata, dei nostri eventuali discendenti.

Dobbiamo abituarci a pensare che la morte non è niente per noi, perchè il bene ed il male risiedono nei sensi e la morte è la privazione dei sensi. Perciò la giusta consapevolezza che la morte non è niente per noi ci rende apprezzabile la caducità della vita, non prolungandone il tempo all’infinito ma togliendoci il desiderio dell’immortalità. (Epicuro)

Come si può credere seriamente, tranquillamente ad un “aldilà” di cui non si conosce nulla?

I riti funerari, secondo Voltaire, sono solo dei gesti consolatori. Un modo di onorare il defunto (che non sempre lo merita) e, nel contempo, di sbarazzarsi del suo ingombrante cadavere, secondo modalità, rituali e costose abitudini che i vostri vicini di casa e una “interessata, ricca industria funeraria” si aspettano da voi.

Domandatevi: perchè gli uomini dovrebbero avere un’anima e il vostro cane, o il vostro gatto, no!

Chi sono i furbi che l’hanno deciso per voi?

Si è persino cercato astutamente di “dimostrare” l’esistenza dell’anima, basandosi sul fatto che, qualche volta, una persona defunta possa apparire in sogno!!

Esiste una ben orchestrata confusione tra il concetto di anima e quello di una “difficoltosa digestione notturna”!

Diciamolo ancora e più chiaramente: dio non esiste, non è mai esistito e non esisterà mai; non è luce, non è ispirazione, non è regola sacra; non esistono regole dettate ed allineate ad una sua presunta ed imposta condotta di vita e di comportamenti.

“La natura basta a sè stessa” e quindi non ha bisogno di queste regole assurde.

Dio è solo una favola; è il mostruoso caos intellettuale che i preti vi hanno scaricato addosso insidiando il vostro pensiero con capziose, quanto inutili domande: chi siamo, perchè siamo, da dove veniamo, perchè esiste il mondo …, ben sapendo che nessun intelletto umano

(proprio perchè di questo mondo è parte)

può dare loro risposta e quindi facilmente riducibile in fertile terreno per il loro parassitismo.

Nella storia dell’umanità dio è solo un grande imbroglio, uno strumento di comodo, una nozione affiorata e maturata dagli imbroglioni in tempi relativamente recenti,

all’inizio del III millenio prima dell’era volgare.

In fondo dio è un grande ritardatario se vogliamo dare un peso all’incerto ed ingannevole concetto di tempo, legato al breve scorrere della vita umana, ma privo di significato se rivolto alla realtà dell’universo.

L’idea del dio unico ( forma singolare di “dei”) è nata da un naturale, quasi impercettibile, passaggio da primitive forme di magia spicciola, esorcizzante (coltivata da sciamani-stregoni) a forme più evolute, ma non meno bugiarde di pensiero, indotte dai furbi e poi riprese da “astuti ebrei” che sono disinvoltamente passati dagli Elohim (spiriti), ad El (demiurgo?), ad Eloi, ad Adonai per poi accomodarsi definitivamente e altrettanto disinvoltamente su Yhwh.

Provate dunque a chiedervi dov’era dio, prima del III millennio a.e.v.; prima che fosse inventato 5000 anni or sono! ( o cosa abbia fatto per i miliardi di individui – homo sapiens sapiens – vissuti a partire da 160.000 anni or sono.)

Durante la sua esistenza l’uomo segue determinate regole che nascono dal fatto stesso di dover convivere con i proprii simili, di collaborare con loro facendo attenzione a non crearsi troppi problemi di convivenza. In fin dei conti l’uomo è un animale sociale che deve confrontarsi con il suo prossimo evitando particolari motivi di attrito; gli eventuali attriti vengono risolti mediante le leggi e le norme di comportamento che l’uomo stesso si è date, senza scomodare nessun dio. Già intorno al 1770 a.C., ci aveva pensato Hammurabi che, tenuto conto delle esigenze sociali dei suoi tempi, formulò il primo codice della storia dell’umanità.

Quando il fantomatico Mosè (o chi per lui) disse, nel primo comandamento:

“Non avrai altro dio al di fuori di me”

era perfettamente cosciente di gettare le basi per la più grandiosa truffa mai operata ai danni del genere umano del mondo occidentale.

Affermare: “non avrai altro dio al di fuori di me” è una regola che affonda le sue radici nella paura dei sempliciotti e, quindi, una legge fatta da scaltri individui, che sfruttano questa paura, e perciò non è attribuibile a nessuna particolare divinità.

Thomas Jefferson, a suo tempo, affermava: Parlare di esistenze immateriali significa parlare di nulla. Dire che l’anima umana, gli angeli, dio sono immateriali significa dire che non sono nulla e che non ci sono nè dio, nè gli angeli nè l’anima.

Constatazione che dovrebbe essere abbastanza ovvia, ma che non ha impedito, nel corso dei millenni, a capziosi parassiti, ammantati di falsa saggezza e di prosopopea, di elaborare quella enorme sciocchezza nota come teologia, non scienza, non disciplina e non filosofia che è servita a dare una base falsa ed inconsistente sulla quale perpetrare l’inganno a danno di poveretti succubi di ancestrali paure e della loro ignoranza.

Alcuni chierici, o pseudo filosofi, si sono affannati anche a dimostrare, con tortuosi giri di parole, l’esistenza dell’inesistente.

Dopo essersi inutilmente affaticati su argomentazioni speciose quali quella cosmologica, quella ontologica, quella teleologica o quella di natura morale e sulla nozione assai relativa e inconsistente di bene e di male, alla fine si sono resi conto della loro impotenza e hanno cercato di ribaltare il problema:

se è vero che l’esistenza di dio non è dimostrabile, allora è anche vero che non è dimostrabile la sua inesistenza.

Argomentazione di comodo; una trappola nella quale sono caduti parecchi studiosi scettici i quali non hanno tenuto conto che, razionalmente parlando, la dimostrazione compete a chi afferma qualcosa e non a chi la nega.

Già ai suoi tempi Euclide aveva messo in chiaro che “Ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova”.

La premessa, falsa, che dio esiste è la base fondamentale per l’esistenza di diverse forme di religione. Ma se questa premessa viene a mancare, che altro resta? Per fortuna, già dal XVIII secolo, il Barone d’Holbach, con la sua opera “Il Buon Senso” ha posto fine a queste assurde affermazioni. Ma bisogna purtroppo constatare che il buon senso è di pochi.

Ricordatevi sempre di Seneca: la religione è vera per la plebe, falsa per il saggio e redditizia per quelli che ne fanno un mestiere.

Perciò mangiate, bevete, fumate, fate all’amore nei limiti di un responsabile comportamento ma, soprattutto, non versate soldi alle chiese ingorde e parassite che chiedono continuamente il vostro supporto. A tutte le vostre azioni c’è un limite ragionevole che dovete razionalmente percepire, al di fuori della insidiosa e “interessata” morale del prete sfruttatore e, ormai troppo sovente, corrotto e pedofilo.

Godetevi al meglio questa vita che la natura vi ha casualmente assegnato. Non dovete aspettarvi nulla dopo la morte; il vostro spirito vitale non andrà da nessuna parte esattamente come quello di un topo, di un cane, di un bue o di qualsiasi altro essere animato.

Dopo il movimento illuminista del ’700, dopo il comunismo, il liberalismo ed il positivismo scientifico dell’ ’800, s’è affermato, dall’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, il grandioso, anche se ancor confuso, movimento della “New Age”, dando vita ad una estesa forma di controcultura che si è (finalmente!) opposta allo stagnante e melmoso immobilismo culturale imposto, da sempre, da una fradicia casta sacerdotale che ha preteso, per millenni, di porsi come unico tramite tra l’uomo ed il “divino”. Soprattutto è stata ampiamente rigettata l’dea balzana del dio creatore dal nulla. Oggi l’uomo tende finalmente ad accorgersi che è stato lui a “creare l’idea di dio e non dio l’uomo” (Feuerbach) ed a considerare se stesso e il suo intelletto come il solo e vero aspetto “divino” della vita e “sacralizzare” la propria unica, inimitabile e insostituibile personalità.

E dobbiamo anche dire che Internet, pur con tutti i suoi difetti e le sue inevitabili storture, ha dato un significativo contributo nel far colloquiare gli uomini tra loro senza l’ingannevole e occhiuta interpretazione del prete. La corrosione delle cariatidi religiose del passato, operata da Internet, è imponente.

Ad ogni modo non è questa la sede per rinfocolare un dibattito di questa natura. Lo scritto che segue si propone solo di analizzare e criticare, nei limiti del possibile, uno dei prodotti più nefasti derivato da questi concetti:

la religione cristiana e tutte le sue infinite storture.

Questo non significa che le altre credenze (islam, ebraismo, ecc.) siano meno corrotte, perverse o criticabili del cristianesimo; indagare sulla loro natura è solo una questione di tempo, di studio e di disponibilità.

Ogni religione porta in sé i germi della propria dissoluzione; quante religioni del passato si sono dissolte nel nulla per questo salutare effetto di autodistruzione? Ed anche qui è solo questione di tempo.

In questi ultimi anni abiamo assistito alla nascita di nuove strane credenze come quella del dio “Cargo” (il dio Aeroplano) accaduto nell’isola di Tana (Oceano Pacifico), ma quello che oggi appare ancora più divertente e sintomatico è la nascita (almeno in Europa) di un nuovo culto:

quello del dio Pallone

Non è uno scherzo! La chiesa ha già manifestato segni di insofferenza, (con Giovanni Paolo II) verso i (tiepidi) fedeli che disertano il Tempio a favore dello Stadio (sottraendo indirettamente quattrini alla chiesa). D’altro canto abbiamo chiare manifestazioni che questi nuovi adepti (i tifosi) si comportano con la stessa furia devastatrice, la stessa insofferenza che ha caratterizzato i primi giudeo-cristiani e poi la chiesa stessa nel corso dei secoli.

L’intrallazzo finanziario è comunque sempre lo stesso ed imponente; pare che l’iniqua ripartizionesi della rapina dell’otto per mille non basti ancora per spennare i polli.

Occorre però tenere nel debito conto che le attuali religioni, in generale, ed il cristianesimo in particolare, sono istituzioni ancora troppo radicate e ricche per poter pensare di eliminarle in un tempo relativamente breve.

Resta il fatto che l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam saranno nel tempo destinati a dissolversi quasi contemporaneamente essendo, tutti e tre, basati sulle stesse assurde menzogne del “Libro”.

Fino a quando esisterà gente, incapace di ragionare, che crederà in un qualche comodo dio, anche dio continuerà ad esistere.

Il bisogno di credere nel fantastico (qualsiasi cosa di tipo consolatorio, proposta con una certa enfasi) è una delle peggiori tare del genere umano che preclude, nella mente di molti, la capacità elementare di formulare un qualsiasi pensiero razionale.

Le religioni, come il comune raffreddore, sono ormai diffuse in tutto il mondo. (D.Dennet)

questo però non impedisce di curarci, di prendere l’aspirina, in attesa che qualche potente vaccino riesca a debellare definitivamente il vibrione della stupidità umana.

Dio è un prodotto dell’ignoranza che la scienza va lentamente ed inesorabilmente sgretolando ed emarginando; è un concetto ancora molto redditizio per pochi ma che rischia di perpetuare la servitù di molti.

Viviamo perciò serenamente dimenticandoci di dio!

PARTE I – Introduzione e Precisazioni Necessarie

Questo testo non è esente da errori ed inesattezze.

Nel corso dei secoli la chiesa ha talmente mentito, imbrogliato e distrutte le carte che risulta alquanto difficoltoso, a volte, separare la verità dal falso.

Qualsiasi suggerimento è pertanto gradito e bene accetto.

§ 1 – OGGETTO DEL LAVORO

Il contenuto di queste pagine è sostanzialmente una:

RACCOLTA IN ORDINE CRONOLOGICO

di pseudo fatti, personaggi, eventi, accadimenti, circostanze, leggende, bugie e soprattutto sciocchezze che hanno costituito, 2000 anni or sono, la base sulla quale si sarebbe poi sviluppato il cristianesimo nelle sue molteplici sette.

Oggi, non sono in pochi a sostenere che Gesù Nazareno non sia mai realmente esistito ma che egli sia soltanto una figura mitica e carismatica estrapolata da:

• concetti politico-religiosi non sempre in accordo tra di loro

• esposti in maniera più o meno credibile

• scritti in luoghi e circostanze non sempre chiari (ambiente greco- romano?)

• scritti in tempi alquanto lontani dalla presunta morte del soggetto

• scritti su supporti originali definitivamente perduti

• scritti da autori di dubbia identità e credibilità.

Accantonando i molti dubbi ed ipotizzando una

reale (ma non dimostrata) presenza terrena di questo Cristo

lo scopo del lavoro, almeno nella prima parte, è dunque quello di raccogliere e catalogare, in forma cronologica e nei limiti del possibile, tutte le notizie riguardanti fatti ed eventi relativi alla vita di Gesù Nazareno e di altri personaggi ad esso collegati.

Una precisazione si rende subito necessaria:

sono stati elencati fatti ed eventi ma non le implicazioni dottrinarie e teologiche che da esse possono derivare.

Un esempio per tutti: interessa a questo testo rilevare il fatto che, in determinate circostanze, Gesù possa aver pronunciato un discorso noto come “Discorso della Montagna o delle Beatitudini”, mentre non interessa minimamente al testo vagliare o esprimere giudizi di natura dottrinaria, teologica o fideistica sul contenuto del discorso stesso.

Questo è solo una RACCOLTA di eventi, che si ritiene siano, o possano essere accaduti, ed entro tali limiti vuole, possibilmente, restare.

§ 2 – LE FONTI

Qualsiasi fonte è accettabile se aiuta ad aggiungere qualcosa di più, o di nuovo, rispetto a ciò che si sa o si crede di sapere.

Grosso modo si possono distinguere, per la loro natura, due tipi di fonti:

a. gli scritti di tutti coloro che, credenti, espongono i fatti in chiave dottrinaria, esaltandone questo ultimo aspetto a scapito, quasi sempre, della precisione e della verità;

b. gli scritti degli storici e di tutti coloro che, non credenti, risalgono ai fatti per darne una valutazione storica, a volte anche ipotetica e del tutto agnostica.

Entrambe le fonti sono state prese in considerazione, nella misura in cui sono state in grado di arricchire il contenuto del testo.

Tra le fonti di tipo a), oltre agli inevitabili vangeli canonici, sono stati considerati anche quelli non canonici, tollerati, ignorati o, a volte, giudicati eretici dalla dottrina ortodossa. Tutto è utile e anche necessario per evitare di accettare, supinamente, determinate tesi, generalmente false, consolidate nel tempo.

Precisazioni sui V A N G E L I

(I fondamenti del mito e della leggenda)

Si rende subito necessario qualche importante chiarimento.

Fin dall’ottocento gli studiosi ed alcuni teologi hanno dimostrato in maniera convincente come i vangeli non siano resoconti attendibili di quanto realmente accadde 2000 anni fa. Furono tutti scritti molto tempo dopo la morte di Gesù e anche dopo le lettere di San Paolo, dove non è menzionato nessuno dei presunti episodi della vita del Cristo.

Quando furono scritti i vangeli, molti anni dopo la morte di Gesù, nessuno sapeva neanche dov’era nato. Ma in base ad una profezia dell’Antico Testamento (Mi 5,2) gli ebrei supponevano e si aspettavano che il messia (poi negato!) sarebbe nato a Betlemme.

(Rif. 800)

Gesù non ha mai scritto nulla (probabilmente non era in grado di farlo). Nessuno dei suoi ipotetici testimoni oculari: apostoli, seguaci, ecc. ha lasciato una sola riga su questo enigmatico personaggio. I suoi apostoli pare fossero persone talmente semplici da essere quasi sicuramente analfabeti.

Al di fuori dei soliti vangeli, nessuno ha mai testimoniato per iscritto gli eventi relativi alla sua nascita, ai suoi miracoli, al processo, alla sua morte o quant’altro lo riguarda.

Trattandosi di persona che avrebbe sconvolto il mondo e scompigliato la società di allora, con centinaia o migliaia di seguaci, questo lascia quantomeno perplessi e pone seri dubbi sulla sua reale esistenza.

Ammettendo, solo per ipotesi, che Gesù sia esistito allora doveva essere noto solo ai suoi parenti e ad un ristretto, quanto discutibile, gruppo di beduini della Giudea.

Tutto ciò che si sa di lui è stato scritto qualche secolo dopo la sua presunta esistenza, facendo man bassa su tutti i miti allora esistenti e noti nell’ambito dell’Impero Romano (e non solo), con una fantasiosa costruzione a tavolino resa poi “ufficiale” e “credibile” dagli interventi autoritari di Costantino nel quadro del Concilio di Nicea.

Pertanto si può ritenere tutte le fonti che seguono artatamente false e prive di fondamento.

Ciò premesso, tutti i fatti, gli eventi, e quant’altro riportato come “Mito o Leggenda”, pur essendo necessariamente inattendibili, sono stati ricavati dalle seguenti fonti che restano comunque le uniche disponibili per addentrarci nella favola:

A. FONTI CANONICHE

o Vangelo secondo Matteo

o Vangelo secondo Marco

o Vangelo secondo Luca

o Vangelo secondo Giovanni

o Atti degli apostoli di Luca

o Lettere apostoliche di Paolo

o Apocalisse di Giovanni

B. VANGELI APOCRIFI

o Proto vangelo di Giacomo

o Vangelo dello pseudo Tommaso

o Vangelo dello pseudo Matteo

o Vangelo dell’infanzia arabo-siriaco

o Vangelo dell’infanzia armeno

o Libro sulla natività di Maria

o Storia di Giuseppe il falegname

o Vangelo degli ebioniti

o Vangelo dei nazarei

o Vangelo delle Toledoth (Vangelo degli ebrei)

o Vangelo di Pietro (ritrovato nel 1886?)

o Vangelo di Nicodemo

o Vangelo di Maria (ritrovato nel 1896?)

o Ciclo di Pilato (anafora, paradosis e morte)

o Dichiarazione di Giuseppe d’Arimatea

o La vendetta del Salvatore

o Vangelo di Bartolomeo

o Dormizione della S.Madre di Dio, di Giovanni il Teologo

o Transito della Beata Vergine, dello pseudo Giuseppe d’Arimatea

o Atti di Giovanni il Teologo

o Atti di Tommaso

o La Didachè (Dottrina dei 12 Apostoli)

o Il Vangelo di Giuda

C. VANGELI GNOSTICI DI NAG HAMMADI (Alto Egitto/1945 e.v.)

o Vangelo di Tommaso (Didimo)

o Vangelo di Filippo

o Vangelo di verità (Valentino)

o Apocalisse di Pietro

o Libro segreto di Giovanni

o L’origine del mondo

D. VANGELI DUALISTICI

o Libro di Giovanni Evangelista

ATTENDIBILITA’ E COMMENTI

Per quanto concerne i vangeli in generale occorre quindi ricordare:

a. che si tratta di opere di fede, finalizzate alla diffusione di un credo, chiuse nel loro contesto e quasi sempre in disaccordo con gli eventi storici;

b. di nessun vangelo, canonico od altro, esiste lo scritto originale; oggi disponiamo solo di copie di….copie, ecc. che durante i secoli hanno subito innumerevoli manipolazioni e modifiche per adattare i loro contenuti alle esigenze ad agli interessi del clero;

c. i testi originali della maggior parte dei vangeli sarebbero stati scritti in ambiente greco/romano ed in lingua greca. Essi erano rivolti a fruitori non ebrei e per essere tollerati a Roma, e nei paesi sotto il suo dominio, dovevano eliminare qualsiasi riferimento circa l’attività politica svolta dal presunto Gesù. La massima preoccupazione degli autori è stata quella di addossare la colpa della condanna di Gesù agli ebrei anzichè a Roma, fomentando cosi un odio bestiale ed implacabile verso l’ebraismo “deicida”, destinato a durare due millenni;

d. per quello che oggi si conosce, o si può arguire, nessun vangelo è stato scritto prima della distruzione di Gerusalemme (70 e.v.); è molto probabile che i più antichi risalgano alla fine del II secolo, duecento anni dopo la nascita di Gesù;

e. i vangeli, in generale, non sono d’accordo su nessuno dei fatti più importanti della vita di Gesù. Nessuno degli autori ha mai conosciuto Gesù ed ascoltato le parole che vengono trascritte con tanta enfasi; i vangeli sono stati redatti su voci, racconti e miti ripresi, in maggior parte, da altri culti.

Jerome Neyrey: la cosa più importante è che noi realisticamente non sappiamo chi abbia scritto i vangeli.

(Rif. 344)

Rudolf Bultman: i racconti dei vangeli sono tali che noi non possiamo sapere nulla su ciò che concerne la vita e la personalità di Gesù.

(Rif. 346)

Thomas Paine: quando i mitologisti della chiesa fondarono il loro sistema, essi raccolsero tutti gli scritti che poterono trovare e li rielaborarono a loro piacimento.

(Rif. 342)

C.Denni Mc Kinsey: Gesù è una figura mitica aderente alle tradizioni della mitologia pagana; chiunque voglia credere che Gesù visse e camminò come un essere umano lo fa a dispetto delle evidenze e non per causa loro.

(Rif. 348)

Voltaire: E’ una questione grossa individuare i primi Evangeli. Quel che risulta [.....] è che nessuno dei primi padri della chiesa, fino ad Ireneo incluso, cita mai nessun passo dei quattro Evangeli che noi conosciamo.

(Rif. 410)

U. Ranke-Heinemann: I vangeli altro non sono che un tessuto di favole dannose e di “kitsch” di cattivo gusto.

(Rif. ***)

Infine ricordiamoci di J.P. Goebbels, ministro responsabile della propaganda nazista, che 2000 anni dopo soleva dire ai suoi collaboratori: Non importa quanto sia grande la bugia che volete raccontare. L’importante è che la raccontiate con ferma determinazione e soprattutto che la ripetiate infinite volte e con convinzione; alla lunga la gente finirà col crederci.

ALTRE NOTE INFORMATIVE SUI VANGELI

A – SUI VANGELI CANONICI

Oggi, dopo infiniti rimaneggiamenti e ridefinizioni del Canone, sono quelli riportati nella versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana e pubblicati nella Bibbia. (La parola di dio cambia secondo le mutevoli esigenze del clero).

(Rif. 130)

I quattro vangeli considerati canonici sarebbero stati scelti, inizialmente da Ireneo di Lione (metà del II secolo) in base a criteri alquanto singolari:

• dovevano essere quattro come i quattro punti cardinali (le 4 regioni del mondo)

• dovevano essere quattro come i quattro venti principali

• dovevano essere quattro come le prime quattro creature viventi e cioè:

o il leone (Marco),

o il vitello (Luca),

o l’unicorno (Matteo)

o l’aquila (Giovanni).

Oppure, secondo un’altra versione, quattro come gli esseri animati:

• il leone (Marco),

• il toro (Luca),

• l’uomo (Matteo)

• l’aquila (Giovanni).

E’ il cosidetto vangelo quadriforme secondo la stessa definizione di Ireneo di Lione.

Con il suo libro “Contro gli Eretici” Ireneo si scaglia violentemente contro gli ebrei accusandoli dell’assassinio del loro Signore; queste accuse verranno poi riprese da Costantino mediante pesanti atti di discriminazione giuridici e razziali.

Si tramanda anche che, durante il concilio di Nicea, tutti i vangeli allora conosciuti (canonici ed apocrifi) siano stati messi alla rinfusa su di un altare. L’intervento dello spirito santo fece cadere a terra i vangeli “non autentici” risparmiando naturalmente quelli canonici a noi noti.

(Rif. 410)

E’ certo che gli evangelisti non furono apostoli di Gesù; primo perchè sono sovente in dissonanza (se non disaccordo) tra di loro; secondo perchè avrebbero dovuto raggiungere una età alquanto inconsueta per quei tempi. Ad esempio: Giovanni avrebbe dovuto vivere sino a 110 anni, Matteo almeno 70 anni.

Cosa poco probabile visto che, a quei tempi, la vita media era di circa 30 anni.

In questi ultimi anni è stata avanzata una nuova ipotesi: secondo l’Università di Tubinga, i vangeli di Matteo, Marco e Luca sarebbero derivati da un precedente documento detto “Q” (dal tedesco: quelle = fonte) del quale però poco si sa. Qualcuno ipotizza trattarsi di un proto-vangelo, utilizzato dalla Nuova Chiesa di Gerusalemme, per memorizzare fatti ed eventi riguardanti questo singolare messia (cosidetti Loghia).

In particolare:

- Vangelo di Marco sarebbe stato scritto a Roma dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme. E’ ritenuto il più antico dei tre vangeli sinottici.

Altri sostengono sia stato scritto in oriente (Siria?) forse in lingua aramaica.

- Vangelo di Matteo decisamente derivato da quello di Marco mentre dovrebbe essere il contrario se è vero che Matteo (Levi) era l’apostolo di Gesù.

- Vangelo di Luca su questo evangelista sono state fatte molte ipotesi:

• era un gentile,

• era un ebreo ellenizzato,

• era una donna,

• era un medico siriano, convertito da Paolo in Antiochia.

Si ipotizza anche che Luca abbia derivato il suo vangelo da quello gnostico attribuito a Marcione. Luca è stato anche l’autore degli Atti degli Apostoli.

- Vangelo di Giovanni non sinottico, va decisamente contro corrente e descrive un Gesù del tutto particolare rispetto agli altri tre vangeli.

Le differenze rispetto agli altri tre risultano sostanziali:

• diversità nella identificazione degli apostoli

• la resurrezione di Lazzaro è soltanto sua

• Gesù NON è stato processato e condannato a morte dagli ebrei.

Se è vero che era l’apostolo di Gesù (Giovanni figlio di Zebedeo) allora era un pescatore ebreo analfabeta che avrebbe scritto questo vangelo all’eta’ di 100 anni circa. In precedenza avrebbe scritto l’Apocalisse.

Circola l’ipotesi che l’autore di questo vangelo e dell’Apocalisse sia stato un certo Cerinto, un discepolo gnostico, che avrebbe sfruttato il nome di Giovanni per attribuire una certa credibilità(?) ai suoi scritti.

Per quanto riguarda l’Apocalisse è evidente che i motivi sono tratti da precedenti apocalissi contenuti nel Vecchio Testamento e redatti da Daniele, Enoch, Baruc, Esdra ed Elia; altre analogie si incontrano anche nei testi scritti in persiano antico della religione dei zoroastriani.

Una ipotesi recente è quella di P.Benvenuto (Rif. 444), il quale sostiene che i compilatori dei vangeli canonici si siano basati su precedenti documenti (pseudo vangeli?) quali:

a. Vangelo dei dodici (Gerusalemme): una raccolta di materiale evangelico a cura della Nuova Chiesa di Gerusalemme, in ebraico e antecedente l’anno 36 e.v. (forse: la Didache’ ??)

b. Vangelo ellenista (Antiochia): traduzione in greco della raccolta a).

c. Vangelo paolino (Efeso/Filippi): traduzione in greco del materiale a) corredato con concetti espressi da Paolo. Portato ad Efeso da Sila.

d. Vangelo dei timorati di dio (Cesarea): traduzione in greco del materiale a) con aggiunta di passi catechistici, a cura di Filippo. E quindi:

o Marco, a Roma, avrebbe derivato il suo vangelo da b+c.

o Matteo, ad Antiochia, dopo la caduta di Gerusalemme, avrebbe derivato il suo vangelo da b+d.

o Luca, in Grecia, intorno al 62 e.v., avrebbe derivato il suo vangelo da c.

o Giovanni, ad Efeso, intorno al 90-100 e.v., avrebbe compilato il suo vangelo in maniera autonoma.

Una ulteriore ipotesi (da comprovare) sostiene che la prima forma scritta dei vangeli sia derivata da una fonte primitiva detta Ur-Markus.

In particolare, per quanto riguarda il “Vangelo dei dodici” (a) occorre precisare:

• sino ad oggi nessuno ne ha rilevata l’esistenza certa

• se anche esisteva e se i vangeli sinottici fossero derivati da questo documento, allora bisognerebbe ammettere che la Nuova Chiesa di Gerusalemme abbia, a suo tempo, recepito le idee di Paolo, contrariamente a quanto si può arguire dagli Atti di Luca.

Per quanto poi concerne La Didachè (greco = insegnamento, dottrina, dottrina dei dodici apostoli), si tratta di un documento, redatto in greco, ritrovato a Costantinopoli nel 1056 e rimasto sepolto sino al 1873 nell’archivio della Chiesa Metropolita di Gerusalemme. Non si conosce l’autore di questo documento, probabilmente scritto in Siria; l’ipotesi più probabile è che sia di scuola e di origine ebraica.

Riportato alla luce nel 1873 dal metropolita Filoteo Bryennios, venne indicato come un “manuale primitivo di diritto canonico”, di istruzioni liturgiche e di catechesi. Qualcuno lo ritiene di origine antichissima e suppone sia stato la fonte di ispirazione dei tre vangeli sinottici.

D’altro canto la chiesa non l’ha mai incluso nel Canone e cerca, quanto meno, di minimizzarne l’esistenza anche se un brano dello stesso è riportato negli attuali breviari (Liturgia delle Ore).

- Atti degli Apostoli testo attribuito a Luca, narra quanto accaduto nel periodo che va dalla morte di Gesù alla misteriosa scomparsa di Paolo. La chiesa ritiene sia stato composto verso la fine del primo secolo.

B – SUI VANGELI APOCRIFI

Sono oltre trenta lavori che hanno visto la luce in un arco di tempo molto ampio, dal II secolo al XIX secolo. L’ultimo scoperto è il vangelo di Pietro ritrovato nel 1886 e.v. Alcuni di questi vangeli sono talmente fantasiosi e fiabeschi che vien fatto di chiedere a quali categorie di credenti fossero indirizzati.

La loro prima stesura è comunque molto incerta. E’ probabile siano stati scritti originariamente in greco e poi più volte tradotti e ritradotti in copto, siriaco, ecc; non è neanche chiaro da dove siano derivate le versioni in italiano oggi disponibili.

Trattarne diffusamente esula dai limiti di questo testo perciò, per maggiori informazioni, si rimanda a M. Craveri: I Vangeli Apocrifi.

(Rif. 330)

C – SUI VANGELI GNOSTICI

Sono stati scoperti di recente (1945 in Egitto, a Nag Hammadi). Si tratta di 52 testi copti (tra cui alcuni vangeli inediti) sepolti 1500 anni or sono in una giara di terracotta. Si ritiene che alcuni di questi testi, probabilmente copiati da originali greci, possano risalire al II secolo.

Probabilmente, dopo l’ordine di Atanasio, vescovo di Alessandria, di distruggere tutti i testi ritenuti apocrifi, qualche monaco del monastero di Nag Hammadi, disubbidendo al vescovo tolse dagli scaffali i 52 libri, li sigillò dentro una giara e li seppellì.

Sono stati tradotti inizialmente da Gilles Quispel e portati a conoscenza del pubblico nella meta degli anni 50.

Le fonti di tipo b) FONTI STORICHE sono in realtà abbastanza scarne e poco illuminanti. Gli storici, almeno nei primi secoli del dopo Gesù, pare abbiano completamente ignorato l’esistenza e l’attività del nostro soggetto. Gli altri, moderni, lavorano su ipotesi, sovente logiche e ragionevoli, quali oggi si possono formulare, alla luce delle recenti scoperte archeologiche.

PRECISAZIONI SULLE FONTI STORICHE

A – STORICI EBRAICI -

In generale gli storici ebraici, contemporanei di Gesù o di generazione immediatamente seguente, ignorano completamente la sua esistenza e le sue vicende. I casi sono due:

- la chiesa, nel corso dei secoli, ha sistematicamente revisionato i loro scritti e le successive traduzioni, in quanto contenenti notizie non positive e contrarie ai dogmi teologici della chiesa stessa;

- oppure si deve ammettere che il personaggio non era poi tanto rilevante da finire sugli annali storici o, addirittura, era inesistente.

Tra questi autori ricordiamo:

• PHILO JUDAEUS (Filone Alessandrino), nato nel 734 a.u.c.(20 a.C.) e morto nell’803 a.u.c.(50 e.v.), era a tutti gli effetti un contemporaneo di Gesù, vissuto nei dintorni di Gerusalemme.

Ha scritto note dettagliate sugli eventi accaduti in Palestina in quegli anni; di Gesù neanche una parola.

• GIUSTO DA TIBERIADE (opere scomparse rammentate da Pothius, patriarca di Costantinopoli)

• GIUSEPPE FLAVIO nato a Gerusalemme presumibilmente nel 791 a.u.c.(38 e.v.) e morto a Roma nell’853 a.u.c.(100 e.v.).

E’ una delle fonti più citate anche se non mancano dubbi sulla genuina autenticità dei suoi scritti. Dei testi originali di questo autore praticamente non esiste più nulla. Circola una ipotesi, o il sospetto, che i suoi scritti sulla guerra giudaica siano stati manomessi e falsati dalla chiesa e poi rimessi in circolazione sotto il nome di Esegippo.

Si dice anche che, recentemente, sia stata scoperta una versione della sua opera “Guerra Giudaica” in lingua slava, risalente a vari secoli or sono, che pare sia fortunatamente sfuggita alle manipolazioni del clero. La notizia non è comunque comprovata.

Il personaggio è peraltro singolare. Riporiamo quì, fuori testo, una breve biografia di questo storico.

________________________________________

INSERTO 01 – Giuseppe Flavio

Originariamente Yosef ben Matityahu ha-Kohen. Ebreo, appartenente ad una famiglia di sacerdoti, aderente al movimento esseno, per qualche tempo governatore della Galilea e del Golan, nel 66 (e.v.) diventa un capo dei ribelli e si batte con accanimento contro i romani a Jotapata. Messo alle strette si rifugia in una grotta con 40 compagni e qui viene deciso il suicidio collettivo per evitare di cadere in mano al nemico. Al termine di un reciproco ammazzamento restano in piedi Giuseppe ed un compagno d’armi, i quali due, realisticamente, si chiedono se valga la pena continuare. Decidono così di consegnarsi ai romani, che pare abbiano apprezzato il gesto, considerata la brillante carriera e la vita comoda che la sorte riserverà a Giuseppe.

Trasferito a Roma, si fa notare per intelligenza e preparazione, tanto che viene adottato da Vespasiano, assumendo il nome della famiglia Flavia. Viene nominato storico di corte con appannaggio e casa in Roma. Resta comunque attaccato alla religione ebraica e ad essa educa i suoi figli.

In realtà, dopo l’adozione nella famiglia Flavia, cerca di far dimenticare i suoi trascorsi di integralista giudaico, assumendo posizioni pesantemente critiche nei confronti del movimento in questione.

Ha scritto (in aramaico e in greco) due opere corpose: Guerra Giudaica (7 libri) e Antichità Giudaiche (20 libri). Il breve cenno (abbastanza accattivante) che scrive su Gesù, nel volume XVIII di Antichità Giudaiche, sa di falso, inserito ad arte a posteriori. Considerata la sua posizione a Roma, se lo avesse veramente scritto, avrebbe quanto meno….. perso il posto.

Parecchi eruditi si sono mostrati sorpresi di non trovare nello storico ebreo Giosefo [Giuseppe] nessuna traccia di Gesù il Cristo; poichè tutti gli studiosi seri ammettono oggi che quel breve passo che ne fa menzione nella sua “Storia”, è interpolato. Eppure il padre di questo storico avrebbe dovuto essere fra i testimoni di tutti i miracoli di Gesù. Giosefo era di famiglia sacerdotale, parente della regina Mariamne, moglie di Erode: egli si diffonde in particolari minuti su tutti gli atti di quel principe; tuttavia non dice una parola nè della vita nè della morte di Gesù; e, mentre non dissimula nessuna delle crudeltà di Erode, non parla della famosa strage di tutti i bambini da lui ordinata, in conseguenza della notizia che era nato un re dei Giudei. Il calendario greco cristiano ci parla di quattordicimila bambini sgozzati in tale occasione; e sarebbe, di tutte le azioni di tutti i tiranni del mondo, la più mostruosa che non trova esempio nella storia.

Eppure il più serio scrittore che mai abbiano avuto gli Ebrei, il solo stimato anche dai Romani e dai Greci, non fa menzione di questo avvenimento tanto singolare quanto spaventoso. Non parla neppure di quella nuova stella che comparve ad Oriente dopo la nascita del Salvatore: fenomeno impressionante che non doveva sfuggire ad uno storico così bene informato; e così tace di quelle tenebre che coprirono tutta la terra, in pieno giorno, e per la durata di tre ore, quando il Salvatore morì, di tutti quei sepolcri che in quel momento si aprirono e della folla dei giusti che risuscitarono.

(Rif. 410)

Questo è ciò che comunemente si pensa di Giuseppe Flavio.

La realtà però sembra essere ben altra. Intuita l’inutilità degli sforzi per abbattere l’agguerrito esercito romano decide di abbandonare i suoi compagni e di vendersi all’impero in cambio dell’impunità ed altri concreti compensi; la nomea di opportunista e di traditore, che i giudei gli attribuiranno, lo perseguiterà per tutta la vita.

Saltato quindi sul carro del vincitore e agli ordini di Tito, metterà a disposizione di quest’ultimo la sua esperienza e le sue conoscenze su fatti, strategie e comportamenti del movimento ribelle, collaborando alla sua sistematica distruzione ed alla caduta di Gerusalemme.

Trasferito a Roma, con un bagaglio di numerosi testi sfuggiti alla distruzione, con l’adozione/premio della famiglia Flavia, acquisisce tutti i diritti di cittadino romano (che lo protegge da eventuali tardive vendette) e darà corso alla compilazione delle opere che lo renderanno famoso, sull’attendibilità delle quali torneremo in seguito.

________________________________________

B – STORICI LATINI -

Anche gli storici latini non rammentano Gesù e le sue vicende. Solo alcuni citano, quasi per caso, i termini Cristo e cristiani. Ad esempio:

• SVETONIO – 69/140(e.v.) – nella sua opera biografica sugli imperatori romani, scrivendo di Claudio dice: ….l’imperatore Claudio scacciò da Roma i giudei che istigati da Cresto (Cristo), erano continuamente in lotta.

A proposito di Nerone scrive ancora: ….furono puniti i cristiani, un gruppo di persone dedite ad una superstizione nuova e malefica….

• TACITO – 55/120(e.v.) – parlando di Nerone cosi si esprime: ….mise avanti come rei dell’incendio gente odiata per i suoi mali costumi, che il volgo chiama cristiani, e infine inflisse loro i più raffinati supplizi. Quel nome essi derivarono da Cristo, che sotto il regno di Tiberio fu mandato a morte dal procuratore Ponzio Pilato.

Lo ignorano pure:

• PLUTARCO

• SENECA

• MARZIALE

• CASSIO DIONE

• PLINIO IL VECCHIO

• PLINIO IL GIOVANE

• e un’altra trentina di scrittori tra i più noti

Come si può constatare tutti questi storici ignorano l’esistenza ed il nome di Gesù; solo un paio di volte viene rammentato il titolo messianico Cristo (l’unto) e non certo in senso positivo; gli vengono attribuite caratteristiche assai poco spirituali, considerandolo fonte di disordini e di velleitarismo politico.

(Rif. 180,185,760,995)

Eppure il mitico Gesù avrebbe dovuto, con le sue gesta e i suoi miracoli, creare un notevole scalpore ed essere, di conseguenza, annotato negli annali storici del mondo allora noto.

§ 3 – IL CALENDARIO

Il calendario è una nota dolente. Catalogare cronologicamente eventi di natura storica presuppone l’esistenza di un metodo di scansione del tempo (calendario) non opinabile.

Purtroppo non è così; nel nostro mondo occidentale è invalso l’uso, indiscusso, del calendario gregoriano, che è assai meno preciso di quanto si possa immaginare. Quale valore si può attribuire ad a.C. e d.C. quando l’anno 1 di riferimento è messo in dubbio?

In questo testo si e’ comunque scelto di fare riferimento al calendario gregoriano (e.v. = era volgare) integrandolo, a volte e quando necessario, con quello romano (a.u.c. = ab urbe condita).

Nell’inserto che segue, sono riportati alcuni indispensabili chiarimenti sui calendari, evitando però qualsiasi riferimento al fenomeno della Precessione degli Equinozi, scarsamente significativo data la brevità del periodo storico preso in esame (circa 7000 anni).

________________________________________

INSERTO 02 – Note sui calendari

- CALENDARIO ROMANO (Calendario di Numa)

E’ basato su di una notazione cronologica e considera come anno iniziale 1 (non zero) il:

753 a.u.c., cioè l’anno della fondazione di Roma (ab urbe condita).

Il calendario di Numa (12 mesi e 355 giorni per anno) era derivato da quello iniziale di Romolo che considerava solo 10 mesi e 304 giorni per anno.

Per convenzione le cronologie assumono come inizio anno il Primo Gennaio e non il 21 Aprile, data della presunta fondazione di Roma.

- CALENDARIO GIULIANO

Il calendario, istituito da Giulio Cesare, è andato a regime nel 45-46 a.e.v. (ante era volgare) ed è attualmente in ritardo di 13 giorni rispetto al calendario gregoriano. Anche questo calendario considera come inizio anno il Primo Gennaio.

Secondo i suggerimenti del matematico alessandrino Sosigene, venne introdotto l’anno bisestile. Ogni 4 anni, tra il 23 e il 24 febbraio, viene inserito un giorno detto “Bis Sextus”.

- CALENDARIO GREGORIANO

Studiato a Roma dall’astronomo Clavio, istituito da Gregorio XIII ed imposto, in tutti gli stati cattolici, a partire dal 15 Ottobre 1582 e.v. sopprimendo 10 giorni dal precedente calendario giuliano (dal 5 al 14 Ottobre compresi).

Considera come anno 1 (non zero) il presunto anno di nascita di Gesù (754 a.u.c.), come era stato erroneamente determinato nel 540 e.v., dall’abate russo ed astronomo Dionigi Il Piccolo (Dionysius Exiguus) ed in seguito adottato dal monaco Beda, nel 725 a.u.c., come anno iniziale dell’era cristiana.

L’errore è evidente; se, secondo Matteo, Gesù è nato durante il regno di Erode il Grande, visto che questi è morto nel 750 a.u.c., allora Gesù è certamente nato prima di questo evento. Ma quanto prima? Questo testo ritiene che possa essere nato nel 747 a.u.c.; è solo una ipotesi, condivisa da altri, che ci permette di conciliare l’evento con altri fatti storici concomitanti.

Questo calendario fu imposto con la forza (e con il massacro di centinaia di persone) in quei paesi cattolici dove la chiesa era particolarmente forte. La chiesa giustificò i massacri sostenendo si trattasse di sprovveduti facinorosi i quali temevano di essere stati defraudati di 10 giorni di vita (!). I motivi erano ben altri; in questa occasione nobiltà e clero (voraci ed ingordi come sempre), pretesero il pagamento delle loro rendite parassitarie per l’intero mese di ottobre, mentre coloro che tali rendite dovevano procurare dovettero provvedere con il 30 per cento di giornate lavorative in meno.

Le rivolte che seguirono furono dovute al fatto che la maggior parte dei lavoratori erano pagati a giornata mentre i proprietari di immobili riscuotevano le rendite mensilmente.

(Hans Rancke-University of Copenhagen).

Il calendario gregoriano si diffuse in Europa molto lentamente; nel primo ventennio del 1900 molti paesi europei utilizzavano ancora il calendario giuliano.

- CALENDARIO EBRAICO

E’ un calendario lunare (anno di 354 giorni) allineato al calendario solare mediante un ciclo di compensazione (ciclo di Metone) di 19 anni. Il mese può essere di 29-30 giorni. L’anno 1 (non zero) corrisponde all’anno della creazione del mondo(?) 3760 a.e.v.

Corrispondenza mesi

Nisan (Abib) Marzo-Aprile

Ijjar (Ziv) Aprile-Maggio

Sivan Maggio-Giugno

Tammuz Giugno-Luglio

Ab Luglio-Agosto

Elul Agosto-Settembre

Tisri (Etanim) Settembre-Ottobre

Marchesvan (Bul) Ottobre-Novembre

Kisleu Novembre-Dicembre

Tebet Dicembre-Gennaio

Sebat Gennaio-Febbraio

Adar Febbraio-Marzo

- CALENDARIO DI QUMRAN (Calendario Esseno)

Aveva una durata di 365 giorni evidenziati su una meridiana scoperta a Qumran.

- CALENDARIO ASTRONOMICO

E’ il più corretto in senso assoluto ed il meno pratico per le cronologie storiche. Infatti tiene conto dell’anno zero, inserito tra l’uno a.e.v. e l’uno dell’e.v..

Inizia dall’ 1 Gennaio del 4713 a.e.v. enumerando tutti i giorni seguenti senza tenere conto dei mesi e degli anni.

ALTRE PRECISAZIONI

- Un anno solare ha la durata di 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 6 secondi. A questo proposito il calendario gregoriano eccede, ogni anno di 24 secondi sull’anno tropico; fra 3500 anni occorrerà eliminare un giorno.

- Un anno lunare (ciclo di 12 lunazioni) ha la durata di 354 giorni, 6 ore, 48 minuti e 48 secondi.

- Il terzo millenio è iniziato nel 1993 e.v. se si considera che Gesù è nato nel 7 a.e.v. oppure, tenuta ferma l’ipotesi di Dionigi, inizierà il Primo Gennaio 2001 e.v. e non il Primo Gennaio del 2000 e.v.; questa è stata una licenza festaiola e commerciale alla quale la chiesa ha dovuto “abbozzare” per non perdere la faccia.

- Secondo il rev. J. Lightfoot, Dio ha dato inizio alla creazione del mondo Mercoledi 23 Ottobre dell’anno 4004 (a.e.v.), alle ore 9.00 antimeridiane. Se i calcoli del reverendo sono …(?) esatti, dio si sarebbe riposato il Martedi della settimana seguente in barba ai precetti sul riposo al Venerdi, al Sabato o alla Domenica.

- Secondo l’arcivescovo inglese J. Ussher di Armagh-(La Creazione dell’uomo), la terra sarebbe stata creata esattamente Sabato, 22 Ottobre del 4004 (a.e.v.), alle ore 6 pomeridiane

- Secondo Beda la creazione è avvenuta nell’anno 3592 (a.e.v.)

- Secondo Eusebio la creazione è avvenuta nell’anno 5198 (a.e.v.)

- La ricorrenza del Natale è stata fissata al 25 Dicembre all’inizio del IV secolo su sollecitazione di Costantino il Grande e per eliminare la festa pagana dei Saturnali.

- L’anno gregoriano 2000 e.v. corrisponde quindi a:

anno romano (Numa) 2753

anno giuliano 2046

anno copto 1716

anno bizantino 7509

anno ebraico (Biblico) 5760

anno greco (Seleucide) 2312

anno islamico (Egira) 1420

anno Nabonassar 2749

anno indiano (Saka) 1922

anno induista 5102

anno buddista (Nirvana) 2543

anno giapponese 2660

anno cinese 4637

anno olimpico 2776

anno astronomico (circa) 6714

- Ma quanto è vecchio questo mondo? Con riferimento all’anno 2000 e.v., eccovi alcune “dotte” valutazioni:

Eusebio anni 7198

Genebrard anni 6900

Husser anni 6004

Lightfoot anni 6004

Pico della Mir. anni 5958

Scaligero anni 5948

Metone anni 5761

Beda anni 5592

CORRISPONDENZE TRA CALENDARIO ROMANO E GREGORIANO

(Per gli eventi più significativi)

a.u.c. e.v. MITO STORIA

656 -98 Nascita di Giuseppe .

691 -63 Nascita di Gioacchino .

692 -62 . Roma conquista la Palestina

695 -59 Nascita di Anna .

705 -49 . Erode Antipatro prefetto di Giudea

710 -44 . Uccisione di Giulio Cesare

711 -43 . Erode il Grande tetrarca della Giudea

715 -39 . Erode il Grande re della Palestina

719 -35 . Inizio costruz. Torre Antonia

731 -23 Nascita di Maria .

734 -20 . Inizio ricostruzione Tempio

746 -8 Unione di Giuseppe e Maria .

747 -7 Presunta nascita di Gesù .

750 -4 . Morte di Erode il Grande

759 6 . Erode Antipa al potere

760 7 . Censimento fiscale

767 14 Morte di Giuseppe .

779 26 . Ponzio Pilato prefetto di Giudea

780 27 Inizio attività di Gesù .

783 30 Morte di Gesù .

784 31 Inizio attività apostoli .

789 36 . Ponzio Pilato lascia la Giudea

802 49 Morte di Maria .

815 62 Morte di Giacomo .

817 64 Morte di Paolo Incendio di Roma

818 65 Morte di Pietro .

819 66 . Moti di ribellione in Palestina

820 67 . Distruzione di Gamla

823 70 . Distruzione di Gerusalemme

826 73 . Caduta di Masada

869 116 . Moti di ribellione in Palestina

886 133 . Sconfitta di Bar-Kosba

888 135 . Fine delle rivolte in Palestina

________________________________________

§ 4 – LE DATE RELATIVE A GESU’

Sulle date di nascita e di morte di Gesù Nazareno ci sono decine di “dotte opinioni”, allo stesso tempo tutte valide e tutte criticabili che, indirettamente, avvalorano la tesi che si tratti di un personaggio mitico e quindi difficilmente databile.

Quello che ci mette seriamente in imbarazzo è Luca, il quale afferma che Maria ha avuto l’Annunciazione sotto Erode il Grande (morto il 4 a.e.v.) ed ha partorito durante il censimento di Quirino (anno 6-7 e.v.)(!)

In effetti stabilire la data di nascita di Gesù è praticamente impossibile.

- NASCITA DI GESU’ (secondo il mito)

L’unico documento che potrebbe dare delle indicazioni utili è il Vangelo secondo Luca il quale però, come sostenuto, malgrado le affermazioni rassicuranti dell’autore, sbaglia in maniera veramente eclatante.

A complicare le cose ci si mette poi anche Dionigi il Piccolo il quale, aggiungendo errore ad errore, ci porta completamente fuori strada.

A conti fatti, sulla base della tabella che segue, ricavata da Luca, dalla data del concepimento (annunciazione) a quella del parto, sarebbero trascorsi 11/12 anni. Se per il fedele questo potrebbe non essere un problema, è innegabile però il discredito che viene gettato sulla storicità della figura di Gesù.

EVENTO RIFER. STORICO

1 – PROEMIO (Luca)

…..Tuttavia, anch’io, dopo aver indagato accuratamente ogni cosa fin dall’origine, mi sono deciso a scrivere con ordine, egregio Teofilo, affinchè tu abbia esatta conoscenza di quelle cose intorno alle quali sei stato catechizzato.

. . . . . . . . . . Da quello che segue non si direbbe abbia indagato molto.

- ANNUNZIO DELLA NASCITA DI GIOVANNI BATTISTA

Al tempo di Erode, re della Giudea, …….Dopo quei giorni Elisabetta concepì ma si tenne nascosta…….

. . . . . . . . . . Erode, (il Grande) re della Giudea, è nato nel 74(a.e.v.) e morto nel 4(a.e.v.) all’età di 70 anni.

- ANNUNZIO DELLA NASCITA DI GESU’

Al sesto mese Dio mandò l’angelo Gabriele in una città della Galilea chiamata Nazaret, ad una vergine sposa di un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide ……

. . . . . . . . . . Dopo sei mesi dall’annuncio ad Elisabetta. Infatti Gesù sarebbe nato tre mesi dopo Giovanni Battista. Quanto a Nazaret era un indirizzo difficilmente reperibile, visto che a quei tempi non esisteva.

2 – NASCITA DI GESU’

In quei giorni uscì un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutta la terra. Questo censimento fu fatto da Quirino che era governatore della Siria……..

…….Mentre si trovavano là, [Betlemme] giunse per lei [Maria] il tempo di partorire…….

. . . . . . . . . . Il censimento della Palestina è stato ordinato ed eseguito negli anni 6/7(e.v.)

3 – LA PREDICAZIONE DI GIOVANNI BATTISTA

Era l’anno quindicesimo del regno di Tiberio Cesare; Ponzio Pilato governava la Giudea, Erode era tetrarca della Galilea e suo fratello Filippo dell’Idumea e della Traconitide;……… Questo riferimento corrisponde all’anno 27/28(e.v.) circa. E’ uno dei riferimenti base su cui Dionigi il Piccolo si è servito per calcolare, sbagliando, l’anno di nascita di Gesù.

I riferimenti attribuiti a Luca sono tratti da:

LA BIBBIA – Nuova versione dai testi originali

Edizioni Paoline S.r.l., 1987

Imprimatur: Frascati, 12-11-1982

Sac. Carlo Meconi, Vic. Gen.

Dovendo comunque iniziare da qualche parte, sono state scelte, per questo lavoro, due date fondamentali:

- DATA DI NASCITA: la notte tra il 13 ed il 14 Novembre del 7 (a.e.v.) / 747(a.u.c.)

- DATA DI MORTE: ore 15 del 7 Aprile del 30 (e.v.) / 783(a.u.c.)

e non c’è nulla che possa far ritenere queste date peggiori o migliori di tante altre che vengono continuamente proposte. La data di nascita ha comunque il pregio, se così si può dire, di avvicinarsi molto alle ipotesi formulate, in proposito e in questi ultimi anni, dalla chiesa, presumibilmente basate sulle deduzioni a suo tempo fatte da Giovanni Keplero.

(Rif. 130,131)

Inoltre, queste due date si accordano, abbastanza bene, con quelle di concomitanti eventi storici, databili con un certo grado di sicurezza. Questo, comunque, non vuol dire che siano esatte: come si può dire quando è nato un individuo che probabilmente non è …mai nato!

Ad ogni modo, ammettendone l’esistenza, il Gesù sarebbe vissuto su questa terra per 36 anni.

Altro motivo di imbarazzo è la reale durata della predicazione del Cristo:

• per Giovanni si tratta di un anno

• per Marco e Matteo due anni

• per Luca almeno tre (tre pasque?)

Un illuminato teologo, Monsignor Bosquet di Vanves, ha calcolato che Gesù, nel corso delle sue peregrinazioni in Palestina, abbia percorso una distanza di 2740 chilometri e 58 centimetri. Tutta la nostra riconoscenza a Mons. Bosquet anche se quello che ci preoccupa un poco sono i 58 centimetri.

In fondo, però, la cosa non ha molta importanza; quello che realmente importa è di non dimenticare i fatti e gli eventi che si tramanda siano accaduti.

§ 5 – I PRESUNTI GENITORI DI GESU’

SEPHER TOLDOS JESCHUT (Una Ipotesi)

Per completezza di informazione riprendiamo il brano che segue dal Dizionario Filosofico di Voltaire, alla voce Messia. Il brano risente molto del noto e viscerale atteggiamento antisemita dell’Autore; resta comunque il fatto che si tratta di un antico e poco noto documento (vero o falso che sia) che questo testo, considerate le premesse iniziali, non può esimersi dal riportare.

Fra tutte le opere dettate da questo loro accecamento, [degli ebrei] nessuna è così odiosa e stravagante come l’antico libro intitolato: Sepher Toldos Jeschut, rimesso alla luce da Wagenseil, nel II tomo della sua opera intitolata: Tela Ignea, ecc.

In questo libello si può leggere una storia mostruosa della vita del nostro Salvatore, forgiata con tutta la passione e la malafede possibili. Così, per esempio, vi si trova che un certo Panther o Pandera, abitante di Betlemme, essendosi innamorato di una giovine donna sposata a Jochanan, ebbe da questo commercio impuro un figlio che fu chiamato Jesua o Jesu. Poi il padre di questo bambino fu obbligato a fuggire, e si ritirò a Babilonia. Il piccolo Jesu da parte sua fu mandato a scuola; ma, aggiunge l’autore, ebbe l’insolenza di star a testa alta e scoperta davanti ai sacrificatori, invece di presentarsi davanti a loro a testa bassa e col viso coperto come era costume: atto che destò grande riprovazione, e attirò l’attenzione sulla sua nascita spuria, esponendolo così all’ignominia.

Questo Sepher Toldos Jeschut era conosciuto fin dal secondo secolo: Celso lo cita dandogli fede, e Origene lo confuta nel suo IX capitolo.

Un altro libro anch’esso intitolato Toldos Jeschut, pubblicato l’anno 1705 dallo Huldrich, segue più da presso l’Evangelo dell’infanzia, ma formicola di anacronismi e di grossolani errori. Fra l’altro fa nascere e morire Gesù sotto il regno di Erode il Grande, e vuole che davanti a questo principe sia stata mossa la causa dell’adulterio di Panther e di Maria madre di Gesù. L’autore, che prende il nome di Jonathan e si dice contemporaneo di Gesù e abitante di Gerusalemme, dice che Erode consultò a questo proposito i senatori di una città della terra di Cesarea.

(Rif. 410)

E’ probabile che questa interpretazione sia stata tratta dal libro “Contro i Cristani” di Celso (II-III sec.) il quale recita:

…..tu t’inventasti la nascita da una vergine: in realtà tu sei originario da un villaggio della Giudea e figlio di una donna di quel villaggio, che viveva in povertà filando a giornata. Inoltre costei, convinta di adulterio, fu cacciata dallo sposo, falegname di mestiere. Ripudiata dal marito e vergognosamente randagia, essa ti generò quale figlio furtivo. ……..Tua madre dunque fu scacciata dal falegname che l’aveva chiesta in moglie, perchè convinta di adulterio e fu resa incinta da un soldato di nome Pantera.

Alcuni autori ritengono di aver individuato questo misterioso Pantera in:

Tiberio Giulio Abdeo, detto Panthera, centurione dell’esercito romano, presente in Palestina prima del 9 (e.v.).

Sarebbe morto a 62 anni e sepolto nei pressi di Bingerbruck (Germania) dove è stato trovato un monumento funebre a lui dedicato.

(Rif. 855, 330)

Un’altra interpretazione molto fantasiosa (forse troppo!) sostiene che Maria sia stata sedotta niente meno che da Tiberio (futuro imperatore) che da giovane si trovava in Giudea. Questo giustificherebbe le ambizioni di Gesù ad essere proclamato re dei giudei.

Una nuova versione dei fatti viene fornita da Luigi Cascioli, prelevata dal Vangelo delle Toledoth (Vangelo degli Ebrei).

(Rif. 760)

Ai tempi del secondo santuario, essendo imperatore Tiberio, e ai tempi di Erode II d’Israele, responsabile di azioni malvagie, come è raccontato nello Josippon, in quei tempi c’era un uomo della stirpe di David, chiamato Giuseppe, che aveva una moglie di nome Maria; egli era timoroso di Dio ed era discepolo del Rabbino Schimon ben Shatach. Abitava vicino a lui un malvagio, di nome Jochannan, trasgressore delle leggi ed adultero. Maria era una donna di bell’aspetto, ed il malvagio Jochannan aveva posto gli occhi su di lei, voleva possederla. Così seguiva sempre la donna ma in modo che lei non si accorgesse di nulla.

Il fatto avvenne nel mese di Nissan, alla fine della Pasqua, nel giorno di Sabato, a mezzanotte.

Poichè Giuseppe doveva recarsi al tempio per le cerimonie, questo malvagio si alzò di nottetempo e si appiattò vicino alla porta della casa. Quando Giuseppe uscì, Jochannan entrò in silenzio e giacque con Maria, mentre lei gridava, pensando che fosse il marito:

- Mio signore, mio signore, perchè ti accoppii con me? Non lo sai che ho le mestruazioni e sono impura? Allontanati da me, e non fare questa orribile azione, non suscitare l’ira divina. -

Ma il nalvagio giacque con lei e lei rimase incinta di lui. Jochannan se ne andò via ma poco dopo ritornò per ripetere la stessa azione. Maria si ribellò ancora e, sempre convinta che fosse il marito, gli ripetè:

- Non ti è bastato offendere Dio una volta? Ora ritorni ancora? -

Il malvagio, dopo averla posseduta una seconda volta, se ne andò via dalla casa. La donna era addolorata e piangeva, e si colpiva forte il volto per il peccato commesso.

All’alba Giuseppe ritornò a casa e trovò la moglie che piangeva e si lamentava. Le chiese cosa avesse e lei gli rispose:

- Guai a noi e guai a mia madre che mi ha generato, e guai a te che hai commesso una così grave trasgressione, sapendo che ero mestruata sei venuto da me due volte questa notte senza timore di Dio! Cosa sarà di te il giorno del giudizio? -

Giuseppe così le rispose:

- Sei matta, forse hai fatto un sogno e hai pensato che fossi io! -

Ma Giuseppe aveva capito che il responsabile era il suo vicino ma non disse nulla alla moglie. Lo stesso giorno andò dal rabbino Shimon ben Shatach suo maestro il quale, dopo averlo ascoltato, gli disse:

- So che non hai testimoni, per cui la sola cosa che puoi fare per controllare se il figlio che nascerà sarà di Jochannan il malvagio, è di segnarti il giorno. -

Giuseppe, però, pensando che se fosse rimasto a Gerusalemme gli sarebbe venuta grande vergogna e disprezzo per ciò che era avvenuto a sua moglie, la quale sarebbe rimasta incinta non certo di lui che tutti sapevano non aver mai avuto contatti con lei, decise di partire per trasferirsi in Babilonia lasciando la moglie nella sua casa.

Dopo nove mesi avvenne che Maria partorì un figlio a cui dette il nome di Giosuè che era il nome di suo zio, fratello di sua madre. Lo circoncisero a otto giorni.

Maria non avendo mai saputo ciò che era veramente successo, rimase nella convinzione che Giosuè fosse il figlio di suo marito Giuseppe anche se tutti sapevano la verità perchè Jochannan il malvagio lo aveva raccontato alla gente del paese. Tutti parlavano di questo fatto, mentre lei non ne sapeva nulla.

Quando il ragazzo crebbe lo mise in una scuola per studiare la Torah e quel bastardo era intelligente tanto che in un giorno imparava ciò che agli altri non bastava un anno. Per questo che da quel giorno i rabbini dissero:

- I bastardi sono intelligenti ma lo sono di più se figli di una mestruata. -

Giuseppe, marito di Maria, stava in Babilonia lontano da Gerusalemme due mesi di viaggio. Mai chiese di lei nè fece sapere ad alcuno la sua questione e colà rimase per tutta la vita.

Un giorno, durante una lite con i compagni, Giosuè venne a sapere da questi che era un bastardo figlio di una mestruata. Ritornato a casa raccontò tutto alla madre, la quale, dopo essersi accertata che il fatto fosse vero, rimase così sconvolta che gli tolse il nome Giosuè, suo zio, e lo chiamò Gesù.

§ 6 – DEMOGRAFIA E NUMERI

Acune cifre strabilianti ed assai poco realistiche che, ogni tanto ci vengono prospettate dagli storici dell’antichità, possono avere due possibili giustificazioni:

• la difficoltà di comunicare, di accedere ad informazioni di prima mano ed una visione, necessariamente parziale, del mondo in cui vivevano, può averli indotti in errore, tanto da alterare determinati valori sino all’inverosimile;

• oppure la necessità di compiacere i loro mecenati, dei quali descrivevano le gesta, esaltando le loro imprese a volte con cifre decisamente esagerate.

Pertanto, prima di procedere nella lettura delle cronologie riportate in questo testo, occorre prendere visione di quanto contenuto nel seguente Inserto 03; aiuterà a ridimensionare ed a rendere più comprensibili ed accettabili determinati eventi.

________________________________________

INSERTO 03 – Note Demografiche (secondo recenti studi)

Secondo le ultime conoscenze scientifiche:

• l’universo avrebbe cominciato ad espandersi dai 14-15 miliardi di anni fa (Big-Bang);

• la vita sarebbe apparsa sulla terra da circa 4 miliardi di anni;

• l’apparizione dell’uomo (homo sapiens sapiens) risalirebbe ad oltre 160 mila anni or sono;

• da allora sarebbero vissuti sulla terra oltre 100 miliardi di individui definibili come umani (umanoidi), che solo il prete, con un’imbarazzante e arzigogolata menzogna, può dirvi che fine abbiano fatto (oppure negare sfacciatamente la loro esistenza).

La seguente tabella, compilata sulla base di autorevoli fonti (Rif. 200,202,203,205, 208,210,215), mette subito in evidenza alcuni valori essenziali per la corretta valutazione degli eventi, almeno in chiave demografica, accaduti ai tempi di Gesù.

(Le cifre in parentesi sono stimate e/o calcolate).

ANNO

e.v. POPOLAZ.MONDIALE

(Milioni) DETTAGLI

(Milioni)

- 10000 (?) Primi tentativi di agricoltura

- 8000 (10) Primi insediamenti agricoli permanenti

- 5000 (100) Messa a coltura della Valle del Nilo

- 4000 (125) Messa a coltura della Valle dell’Indo

- 2500 (175) Prime applicazioni dell’uso dei metalli

- 1000 (190) .

- 600 (200) .

- 300 (220) Di cui: Cina=50

1 (250) Inizio dell’Era Volgare

Di cui:

Europa=35 di cui: Italia=4

India=45

Cina=58 (Primo censimento cinese)

Impero Romano=26

200 (255) Di cui:

Europa=38

Vicino Oriente=18

Impero Romano=35 / 50(?)

400 (260) Di cui: Europa=32

600 (300) Di cui: Europa=30

800 (330) Di cui:

Europa=35

1000 (365) Di cui:

Europa=40 di cui: Italia=5

1200 (400) .

1300 (420) Di cui:

Europa=70 di cui: Italia=12

1400 (435) .

1500 (450) Di cui: Europa=85

1600 (470) Di cui:

Europa=89 di cui: Italia=13

1650 500 .

1700 (650) Di cui: Europa=125

1760 (780) Di cui: Europa=140

(Cristiani=50)

1800 (820) Di cui:

Europa=146 di cui Italia=18

1830 1000 .

1900 (1700) Di cui:

Europa=295 di cui Italia=33

1950 2500 .

1976 4000 .

1989 5240 .

2000 6000 Di cui:

Europa=510 di cui Italia 57

2010 (6890) Di cui:

Terzo Mondo=5670

2020 (7500) .

2025 (8000) Di cui:

Terzo Mondo=6800

Occorre sempre tenere presente che, all’inizio dell’Era Volgare, la vita media di un individuo è stata stimata in 30 anni.

(Secondo Deevey Edward – The Human Population – vi è invece ragione di ritenere che fra l’8000 e il 4000 (a.e.v.), come conseguenza della rivoluzione agricola, l’umanità sia aumentata di circa 16 volte.)

Tenuto conto della tabella, si possono fare alcune osservazioni sulla Palestina, anche se mancano molti elementi per un calcolo preciso:

a. - nell’anno 754(a.u.c.), anno 1(e.v.), la popolazione dei territori conquistati e facenti parte dell’Impero Romano era di circa 26 milioni di individui;

b. - la superficie dei territori conquistati poteva essere di circa 6 milioni di Kmq;

c. - la Palestina entro i suoi confini, come allora definiti, aveva una superficie di circa 20.000 Kmq, una parte estremamente modesta dell’impero;

d. - parte del territorio palestinese era di natura desertica e, quindi, più adatto alla pastorizia che a consistenti insediamenti agricoli; si può perciò supporre una densità di popolazione, per Kmq, molto modesta.

e. - tutto il territorio palestinese era stato conquistato, ed era tenuto sotto dominazione, con un impiego di truppe decisamente ridotto. Infatti l’esercito di occupazione era composto da 3 coorti di legionari, pari a 1800 uomini, più altri 1200 militi facenti parte della cavalleria o appartenenti a gruppi ausiliari composti da soldati greci, siriani e arabi.

(Rif. 130)

Vagliando tutti gli elementi disponibili e tenuto conto di una miriade di fattori, qui non elencati, si può, molto grossolanamente, stimare una popolazione palestinese residente compresa tra 160.000 e 240.000 persone. L’incertezza è grande ma qualche conferma, indiretta, ci può venire dall’esame di un altro aspetto: superficie e popolazione di Gerusalemme.

La città, a quell’epoca, affidandoci alle mappe contenute in Rif. 130, poteva avere, entro le mura, una superficie di 1.500.000 mq. in proiezione orizzontale. A questo occorre togliere 135.000 mq. per lo spazio occupato dal Tempio ed almeno altri 200.000 mq. per spazi destinati ad edifici pubblici, palazzi residenziali, fortificazioni ecc.; restano perciò 1.165.000 mq. destinati a vie di comunicazione cittadine e case di abitazione, senza dimenticare che la città non è in piano (si eleva sino a 750 metri s.l.m.) e, quindi, la superficie non è perfettamente godibile. Anche se conti precisi non se ne possono fare, si può però ragionevolmente pensare che l’area entro le mura e gli agglomerati fuori porta potessero ospitare dai 30.000 ai 35.000 abitanti.

R. Laurentin (Rif. 378) ritiene che gli abitanti di Gerusalemme potesse essere circa 25000.

Durante particolari festività religiose era probabile che tale popolazione raddoppiasse.

Un riferimento improprio ma orientativo: nel 424 (a.e.v.) Alessandro il Grande parte, per raggiungere l’India, con un esercito di soli “23000 uomini”.

(Rif. 250)

Alle soglie del terzo millenio i cristiani nel mondo sono circa un miliardo. Di questi circa 600 milioni appartengono alla setta cattolica; gli altri appartengono alle altre numerose sette quali: protestanti, ortodossi, pentecostali, anglicani, ecc. Nella sola America del nord sono state contate oltre 500 distinte forme di cristianesimo.

§ 7 – LE POSSIBILI CHIAVI DI LETTURA

A questo punto è inutile continuare ad ignorare il fatto che l’argomento trattato (anche il modo di esporlo e gli inevitabili commenti) potrebbe essere recepito, da taluni lettori, come dissacrante, irriverente ed anticlericale.

Trattandosi di una esposizione atea e razionale delle cose, anticlericale lo è per forza di cose!

Anche se il recepire o meno certi messaggi, dipende molto dalla conoscenza, dalla formazione e dal substrato culturale di chi legge.

Al di là di qualsiasi spunto polemico, si può affermare che esistono due possibili chiavi di lettura per il contenuto di questo testo.

La prima può essere quella suggerita, indirettamente, da S.Ignazio di Loyola (1491-1556 e.v.) che, ai suoi tempi, affermava:

- Noi dobbiamo essere pronti a credere che ciò che vediamo è bianco,

quando invece è nero, se la gerarchia della chiesa ha deciso così.

L’altra chiave la suggerisce Voltaire il quale, malgrado tutto ciò che si è detto di lui, non era affatto ateo ma un deista convinto:

- Il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne hanno.

ATEISTI

ATEISMO

Nella sua accezione più ampia, il termine ateismo (dal greco “atheos”, “senza dio”, composto dall’alfa privativo α- e da θεÏŒς, Dio), definisce la posizione sia di chi non crede nell’esistenza di una – o più – divinità sia di coloro che di tali divinità affermano positivamente l’inesistenza; si contrappone al teismo e al deismo. Si differenzia anche dall’agnosticismo, categoria cui appartengono tutti coloro che sulla questione “sospendono” o comunque non esprimono giudizio. Da notare che in passato, con il termine ateo, alcuni credenti definivano anche, impropriamente e per lo più spregiativamente, gli appartenenti a religioni diverse dalla propria.

Non necessariamente il termine ateismo è sinonimo di areligiosità. Può infatti darsi benissimo che vi siano atei dichiarati che credono in concetti come “forza universale” o simili, i quali pur non avendo caratteri teistici conservano comunque elementi di religiosità (posizione avvertita ma fortemente contestata da Michel Onfray, che la esclude dalla propria ateologia). Alla stessa maniera ateismo non è necessariamente sinonimo di anticlericalismo, il quale si caratterizza piuttosto come movimento di opposizione all’ingerenza temporale del clero nella vita civile, e quindi può essere appannaggio anche di credenti che vogliano tenere separati i due ambiti.

Sebbene molti tra coloro che si dichiarano atei condividano un diffuso scetticismo di fondo verso il soprannaturale e lo spirituale, le convinzioni degli atei provengono da mille diverse fonti culturali, filosofiche, sociali e storiche, cosa questa che fa sì che non esista né un pensiero unico né una linea comune di comportamento e di azione tra gli atei.

Cenni storici

I primi pensatori a negare l’esistenza degli dei (ateismo teorico), furono alcuni sofisti greci, come Diagora di Mileto, Crizia, Protagora, mentre si può parlare di ateismo pratico per i sostenitori del materialismo come Epicuro e Lucrezio che, pur non negando esplicitamente l’esistenza delle divinità, sostenevano che non potesse esistere alcuna interazione con le attività umane.

Non sono documentati casi significativi di ateismo in età medievale, mentre questa visione del mondo ricomparve in alcuni filosofi rinascimentali come Giulio Cesare Vanini e Pietro Pomponazzi. L’ateismo ha una rilevante ripresa con l’Illuminismo, con il barone Paul Henri Thiry d’Holbach e Julien Offray de La Mettrie. Importante è la figura di Jean Meslier, curato alla guida della parrocchia di Etrèpigny, vicino a Mézières nelle Ardenne per circa 40 anni. Dopo avere svolto con diligenza e insospettabile apparenza di fede il suo compito per tutto questo tempo, questo prete, alla sua morte avvenuta nel 1729, lascia due sorprendenti lettere e una grande opera di circa 3500 pagine a stampa in cui evidenzia delle contraddizone interne fra passi dei Vangeli nelle traduzioni utilizzate dalle Chiese cristiane. Gli sviluppi della fisica e della matematica conducono anche ad aprire un dibattito sul determinismo (Laplace).

Nell’Ottocento la popolarità dell’ateismo aumentò moltissimo, in conseguenza anche alle scoperte scientifiche della biologia (la teoria dell’evoluzione di Charles Darwin), dell’antropologia e dell’idea della possibilità di dominare la natura derivante dalla rivoluzione industriale. L’ateismo fu portato avanti dai filosofi della sinistra hegeliana come Ludwig Feuerbach e divenne un aspetto fondante del materialismo dialettico di Karl Marx e Friedrich Engels, così come del positivismo (Auguste Comte, Félix Le Dantec).

In Particolare Marx indagò il fenomeno religioso all’interno della società contemporanea, in cui predomina il modo di produzione capitalistico, individuandone una delle ragioni nei rapporti di produzione generanti alienazione e feticismo (inteso quest’ultimo come inversione tra soggetto e oggetto che fa apparire i rapporti sociali come rapporti tra cose e viceversa). Tale alienazione impedirebbe ai soggetti di essere consapevoli della realtà ontologica nascosta dietro i fenomeni economici e sociali, nello stesso modo in cui l’ignoranza delle leggi della natura impediva in passato di dare spiegazioni razionali ai fenomeni naturali. Da ciò la fuga nella religione e nella superstizione, superabile solo con l’organizzazione della società sulla base delle decisioni consapevoli e scientificamente fondate degli uomini associati, e non dei meccanismi impersonali e spontanei del mercato.

Max Stirner, pseudonimo di Johann Kaspar Schmidt, contemporaneo di Marx, nel 1845 pubblica L’unico e la sua proprietà, opera che verrà idolatrata e odiata, in cui con un ateismo senza mezzi termini critica Feuerbach, Bauer e i comunisti, fa tabula rasa di tutta la filosofia precedente e dei fantasmi dell’irrazionale, propugnando un estremo individualismo e adottando, anzi, proprio il termine egoismo. Stirner fu, di volta in volta, definito profeta dagli anarchici, dai fascisti, dai libertari. Lo stesso Friedrich Nietzsche fu folgorato da Stirner, tanto che temette di essere accusato di plagio. Va ricordato anche l’ateismo di Arthur Schopenhauer, da alcuni definito l’ateismo della disperazione’.

Nell’Ottocento la maggior parte delle nazioni occidentali aveva il cristianesimo come religione di stato e gli atei potevano essere accusati di blasfemia. In Gran Bretagna il libero pensatore Charles Bradlaugh fu ripetutamente eletto in Parlamento, ma fino alla sua quarta elezione non poté prendere posto in aula perché rifiutava di prestare giuramento sulla Bibbia. Nel Novecento, in Occidente queste leggi sono state cancellate o abbandonate di fatto. Durante il periodo della Guerra Fredda, l’Unione Sovietica e la maggior parte dei regimi che si definivano comunisti portarono avanti l’ateismo di stato e l’opposizione alle religioni organizzate. La stessa pratica privata, in alcuni paesi e periodi, incontrò opposizioni e ostracismi severi, malgrado la libertà di culto privato fosse ufficialmente consentita.

In età contemporanea l’ateismo si è diffuso enormemente ed è spesso associato al razionalismo; in questa chiave va ricordato il filosofo inglese Bertrand Russell.

Nel 2005 Michel Onfray ha pubblicato un Trattato di ateologia che reca significativamente il sottotitolo “Fisica della metafisica”. Onfray infatti precisa le fondamenta della scienza definita ateologia da Georges Bataille, basandole su una critica scientifica delle religioni, a partire dall’esame dei testi sacri delle tre grandi religioni monoteistiche. Inoltre egli mutua da Nietzsche la convinzione che l’invenzione di Dio è in opposizione alla vita, che l’invenzione dell’al di là serve a svalutare l’unico mondo reale, che l’invenzione dell’anima immortale ha lo scopo di spregiare il corpo, la sua cura e i suoi piaceri. Pertanto “il vero peccato mortale” sarebbe “l’offerta di un oltremondo” per farci perdere “l’uso e il beneficio del solo mondo esistente”.

Dibattiti sull’ateismo

Sul piano morale, nell’ambito della visione cristiana il termine ateo viene spesso usato in senso dispregiativo, per cui l’ateo è colui che nega un’entità che costituisce un riferimento etico. Gli atei ribattono che la fondazione dell’etica non richiede di ipotizzare l’esistenza di Dio, come è stato spesso affermato anche da filosofi cristiani come Kante Bonhoeffer.

Sul piano filosofico, alcuni atei rifiutano di essere definiti secondo la contrapposizione «Dio esiste / Dio non esiste», e affermano semplicemente di possedere una visione naturalistica del mondo, che rifiuta tutti gli approcci mistici o soprannaturali, relegandoli all’ambito della superstizione e delle credenze: il concetto è esemplificato da questi ultimi con l’asserzione Non credo in Dio per lo stesso motivo per cui non credo a Babbo Natale o alla Befana.

D’altro canto, l’ateismo viene accusato di esprimersi in forme fideistiche: assumendo cioè come un postulato l’affermazione «Dio non esiste», logicamente indimostrabile.

Le discussioni sull’esistenza di Dio e sulla sua influenza sugli uomini riguardano questioni fondamentali per le persone e in varie circostanze possono avere conseguenze rilevanti sul piano del consenso ideologico e politico. Non stupisce quindi che i dibattiti relativi spesso assumano toni aspri e prese di posizione faziose.

Fonte:wikipedia.org

Le posizioni dell’ateismo

Ateismo forte

La posizione chiamata ateismo forte (o ateismo esplicito) è quella secondo cui non esiste alcun dio. Ad essa si oppone l’ateismo debole, che è la mancanza o assenza di fede in un certo dio, senza la pretesa che questo non esista. L’ateismo forte asserisce positivamente, quanto meno, che non esiste alcun dio o divinità, e può spingersi fino a sostenere che l’esistenza di alcune o di tutte le divinità è impossibile dal punto di vista logico. Ad esempio, gli atei forti sostengono comunemente che la combinazione di attributi che possono essere ascritti a Dio (quello di Abramo), quali ad esempio: onnipotenza, onniscienza, onnipresenza, trascendenza, omnibenevolenza, è logicamente contraddittoria, incomprensibile, o assurda; quindi si afferma che l’esistenza di Dio è impossibile a priori. Similarmente, l’ateismo esplicito può sostenere che qualsiasi asserzione circa l’esistenza sovranaturale è irrazionale e falsa a priori.

Ateismo debole

La posizione dell’ateismo debole è così riassumibile: non ci sono motivi per credere in un qualsiasi dio, o di qualsiasi fatto o entità, per ragioni diverse dalla prova della loro esistenza. Gli atei deboli sostengono che il semplice indicare che non ci sono argomentazioni a favore dell’esistenza che siano accettabili da un punto di vista scientifico è sufficiente a mostrare che l’esistenza di quel dio non è necessaria alla descrizione del mondo. Dio in tal senso è inutile applicando il rasoio di Occam; e l’onere della prova tocca al sostenitore dell’alternativa più complicata. Tale posizione è alla base dell’aneddoto, probabilmente apocrifo, che viene raccontato su Laplace. Quando Napoleone chiese a Laplace in che modo Dio entrasse nella sua teoria Laplace rispose: Sire non ho avuto bisogno di quell’ipotesi.

Secondo questo ragionamento una persona che sia in grado di confutare qualsiasi argomento che incontra a favore dell’esistenza di quel dio è giustificato nell’adottare una visione atea; secondo la visione scettica l’ateismo è quindi la visione di “default”. Questa obiezione, come detto, viene spesso espressa in termini che la collegano all’onere della prova: secondo gli scettici, cioè, tocca ai sostenitori dell’esistenza di un qualsiasi fatto o entità (nella fattispecie un dio) stabilire i fatti. Le dimostrazioni filosofiche dell’esistenza di Dio, molto diffuse nel Medioevo, sono state poi contestate dai filosofi illuministi. Dopo la rivoluzione scientifica, i pochi tentativi di portare prove scientifiche a favore dell’ipotesi dell’esistenza di Dio, tra i quali va citato quello di Kurt Gödel, non hanno ottenuto un consenso significativo nella comunità scientifica.

Altre ramificazioni

Ateismo Percettivo: è la posizione di chi, pur non avendo basi culturali solide o motivazioni logiche per spiegare razionalmente cosa lo porta a non credere in dio, nega ugualmente l’esistenza di una o più divinità. E’ colui che in un certo senso “percepisce” l’inesistenza di un’entità che trascende il mondo terreno.

Ateismo Scettico (o Empirico): sono atei scettici coloro che basano la conoscenza solo e soltanto sull’esperienza, e negano l’esistenza di una divinità semplicemente perchè non la si può sperimentare. La scienza moderna si basa su questo tipo di ragionamento, e da qui deriva tuttavia anche l’agnosticismo. Questo ateismo nega la divinità in nome della conoscenza empirica.

Ateismo Razionale: è l’Ateismo degli Illuministi e di tutti coloro che ripongono particolare fiducia nella ragione e nella razionalità, giungendo alla logica conclusione che Dio non esiste tramite l’uso della ragione, e rifiutando dogmi e credenze metafisiche dopo averle sottoposte ad una critica razionale dimostrandone la loro infondatezza. E’ comunque il tipo di ateismo più diffuso: negare la divinità (irrazionale) in nome della ragione.

Ateismo Materialista: E’ quel tipo di ateismo totale e radicale, che nega non solo l’esistenza di dio, ma anche di qualsiasi cosa al di fuori della materia. E’ l’ateismo che capovolge il rapporto materia-pensiero uomo-dio, affermando che: il pensiero deriva dalla materia ed è una sua creazione (il cervello che crea i pensieri, pensieri derivanti dalla realtà) e dio deriva dall’uomo ed è una sua creazione. Questo ateismo è in un certo senso il più “violento” e irreversibile, nega dio e tutto ciò che sia connesso a dio in nome della materia, unica certezza dell’uomo.

L’Ateismo Passivo: la corrente più numerosa tra tutte, sono quegli atei che per ragioni di forma, cultura, o familiare, per non entrare in conflitto con il proprio ambiente partecipano anche alle funzioni religiose. In altre parole, seguono per praticità l’opinione maggiormente diffusa. Una sotto categoria di questa, è l’Ateismo debole: sono atei non per coscienza ma per sensazione intuitiva. (Fonte:atei.it)

Agnosticismo – Agnostici

L’agnosticismo (dal greco a-gnothein let. non sapere) è una posizione concettuale in cui si sospende il giudizio rispetto ad un problema poiché non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza.

L’agnostico afferma cioè di non sapere la risposta, oppure afferma che non è umanamente conoscibile una risposta, e che per questo non può esprimersi in modo certo sul problema esposto. Questa posizione è solitamente assunta rispetto al problema della conoscenza di Dio: dove il fedele è decisamente convinto dell’esistenza di Dio e l’ateo altrettanto decisamente nega questa esistenza, poiché i loro rispettivi ragionamenti paiono loro sufficienti per trarre una conclusione, l’agnostico sospende il proprio giudizio poiché non ritiene di avere (o che possano esistere) mezzi sufficienti di elaborazione concettuale né prove per potersi esprimere in un senso piuttosto che nell’altro. Una posizione agnostica comunque, non è limitata solo al campo della religione, ma può anche riguardare l’etica, la politica o la società.

In pratica questa posizione deriva dallo scetticismo che praticava una simile, ma più radicale, sospensione del giudizio nell’epistemologia, ritenendo tutta la conoscenza umana sempre dubitabile e perfettibile.

Spesso gli agnostici vengono accusati di essere indifferenti al problema della fede e di non avere alcun interesse spirituale o religioso. In pratica però molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno effettivamente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia.

Il termine fu usato la prima volta nel 1869 dal naturalista inglese Thomas Henry Huxley, per descrivere la sua posizione rispetto alla credenza in Dio; il termine deriva come contrapposizione alle antiche dottrine cristiane gnostiche, che affermano che la conoscenza della realtà ultima (gnosi) è interiore ad ogni uomo.

La posizione agnostica diviene permanente in vari filosofi post-kantiani, che come dimostrò Kant ritengono che la ragione che pretende di parlare dell’incondizionato cade in contraddizione, tanto per dimostrarne l’esistenza quanto per negarla.

Fonte: wikipedia.org

Laici – Laicità – Laicismo

Con il termine laicità si indica un attributo riferito solitamente ad una struttura politica o amministrativa che esprima e misuri il grado di indipendenza da principi ed ispirazioni di carattere religioso o ideologico tali da determinarne, o perlomeno influenzarne, l’azione.

Caratteri generali

La laicità si configura anche come assenza di un’ideologia dominante nell’opera di governo di uno stato. Ad esempio, nel caso di una dittatura, sia pure atea, definire lo Stato retto da essa come “Stato laico” è un errore, in quando in esso ogni pluralismo è combatutto per fare posto solo all’ideologia ufficiale.

Lo Stato laico

Lo stato, per potersi definire compiutamente laico, deve avere queste caratteristiche:

Fonda la sua legittimità sulla democrazia liberale e non permette che il Potere sia trasmesso in via ereditaria dinastica, tantomeno permette che debba ottenere la sua legittimità da parte di un’altro potere esterno ad esso e correlato a una religione o, più in genrale, ad un’ideologia.

Lo stato e la Chiesa sono quindi separati e non si devono influenzare l’un l’altro, ma devono restare indipendenti ciascuno nel proprio ordine.

Da un lato non può avere preferenze per nessuna religione, non ci deve cioè essere una religione riconosciuta come religione ufficiale, e quindi negli edifici pubblici di proprietà statale, non ci devono essere simboli di alcuna religione e nelle dichiarazioni ufficiali non ci deve essere rifemento a nessuna fede; –Dall’altro deve garantire l’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, anche dei non credenti in una certa religione e dei non rifacentesi a una certa dottrina, assicurando al contempo il massimo grado di libertà compatibile con il massimo grado di sicurezza e coesione sociale.

Dovrebbe vietare solo ciò che è obiettivamente dannoso per la collettività o per gli individui e non dovrebbe imporre degli obblighi o dei divieti solo perché la maggioranza, magari afferente a una certa religione, lo desidera in quanto considera che i suoi valori siano validi per tutti indistintamente. Lo stato laico comunque, dovendo garantire la sicurezza dell’individuo e della società tutta, oltrecchè le libertà e i diritti individuali, impone delle regole di convivenza civile, le più condivisibili possibili, ma assolutamente tassative.

Pertanto, ad esempio, se può, e forse deve, depenalizzare l’eutanasia , sulla base del fatto che ogni individuo deve essere lasciato libero di disporre della propria vita e di liberarsene quando essa sia ormai insopportabile a seguito di un male incurabile, non può però legalizzare l’omicidio: può depenalizzarlo non tenendo conto degli anatemi della religione dominante, che propugna la sacralità della vita, ma considerando solo il movente del gesto omicida e va

Quindi può discernere tra omicidio fatto per un movente abietto ( odio, avarizia, sadismo, pedofilia sadica e altro ancora ) e uno fatto per legittima difesa personale, per salvare una terza persona dall’essere ucciso a sua volta, oppure, ed è il caso dell’eutanasia, per amore e pietà, specie se su richiesta del soggetto. L’omicidio, sotto qualsiasi fattispecie, per la religione resterebbe un grave peccato, ma nella forma di omicidio del consenziente o di suicidio assistito non sarebbe da considerare un reato da parte dello Stato laico, in quanto la persona che lo ha commesso o lo ha reso possibile, non è pericolosa per la società o per altri individui

Uno stato laico quindi è quello stato dove le religioni e le ideologie non hanno influenza sulla società nel suo complesso avendo invece valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone, che credano in una certa religione o in una certa ideologia. Lo Stato laico si prodiga perché nessuna parte della società prevarichi su una parte minoritaria della Società stessa, se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.

Temi eticamente sensibili

Il tema della laicità, in Italia, è tornato di attualità in seguito a l’acceso dibattito che la regolamentazione di temi eticamente sensibili ha creato. In particolare, una legge, ispirata al punto di vista della Chiesa Cattolica, piuttosto restrittiva sulla fecondazione medicalmente assistita ha sollevato una serie di polemiche sfociate nella richiesta di un referendum abrogativo che, svoltosi nel giugno 2005, non raggiunse il quorum. Questo dibattito ha riportato alla luce alcuni temi eticamente sensibili, come l’[aborto] e più recentemente le unioni civili in particolare per coppie omosessuali che dividono chi difende i diritti della persona e chi sostiene la preminenza del proprio punto di vista etico.

Laicismo e Laicità

Si riscontrano punti di vista diversi sul significato dei termini laicità e laicismo. Alcuni dizionari della lingua italiana come il De Mauro, in accordo alla definizione storica del termine laicismo, considerano i due termini come sinonimi. Per altri dizionari invece, come lo Zingarelli, sono parole con significati differenti.

Non è ovviamente una questione che possa essere risolta con un vocabolario, perché può ben darsi che due termini sinonimi indichino entrambi separatamente due cose diverse, e che viceversa il ricorso al suffisso “-ismo” non mostri che una sfumatura di valore negativa del medesimo concetto. In effetti raramente qualcuno vuole essere definito “laicista”. Dunque, il laicismo significherebbe una cattiva concezione della laicità, venata da ideologia.

Esistono in generale fautori della “laicità dello stato”, termine ritenuto generalmente positivo, nonostante la mancanza di accordo sul significato di questa espressione.

Diversi politici e commentatori italiani affermano che esiste questa distizione tra laicismo e laicità. Secondo questo punto di vista i due termini indicano due atteggiamenti diversi con cui lo Stato può stabilire i suoi rapporti con le varie religioni:

La laicità, considerata positivamente, sarebbe l’atteggiamento con cui lo Stato garantisce la libertà di culto ai fedeli delle religioni e d’altra parte si riconosce la neutralità dello Stato democratico come uno strumento indispensabile per una convivenza plurale. Non viene però esclusa né una parziale sovrapposizione tra ambito statale e concezioni di origine religiosa né un intervento dello stato sui culti per ragioni di ordine pubblico.

In questa ottica spesso si ritiene che alcuni valori di origine religiosa( cioè, considerata la storia italiana, di origine cristiana ), come ad esempio il matrimonio monogamico fra persone di sesso diverso, possano essere parte integrante dei fondamenti condivisi dello Stato. In questa ottica lo Stato e la Religione sono considerati ambiti nettamente distinti, ma tra loro non incomunicanti.

Il laicismo, invece, sarebbe un atteggiamento da parte dello Stato volto a limitare le religioni nell’ambito privato, fatto che, secondo chi sostiene tale distinzione, costituirebbe una volontaria o involontaria repressione (vedi anticlericalismo). In paesi accusati di essere laicisti, come la Francia, lo Stato ha il diritto di riconoscere o non riconoscere lecita una religione.

I laicisti vorrebbero escludere dalle scelte pubbliche, e a volte dal dibattito pubblico, argomenti di origine religiosa o difesi da esponenti ufficali delle religioni. In questa ottica lo Stato e la Religione sono considerati ambiti completamente separati. Pertanto l’interesse della neutralità dello Stato può, se necessario, limitare la libertà religiosa, come l’esposizione di simboli religiosi.

Poiché molti di quelli che sostengono questa distinzione fra laicità e laicismo sono cattolici, per approfondire questo tema si confronti la voce Idea cristiana di laicità e rapporto con le altre fedi.

Poiché, inoltre, querelle sulla laicità sorgono quasi esclusivamente su temi di etica, e non riguardo interventi delle varie confessioni religiose su questioni sociali, si vedano etica e secolarizzazione dell’etica.

Fonte: wikipedia.org

NOSTRO COMMENTO: Abbiamo tratto da Wikipedia queste definizioni di ateismo e laicità sulla base delle definizioni introdotte può essere condotto un dibattito con i Vs commenti.

Bertrand Russel

BERTRAND RUSSELL

Fonte: http://www.blogpolitica.it

Nacque a Trellick, nel Galles, il 18 marzo 1872 quale secondo e ultimo figlio del Visconte di Amberley. Egli perde la madre, e successivamente il padre nel giro dei suoi primi tre anni e mezzo, andando quindi ad abitare presso i nonni paterni, Lord John Russell e Lady Russell, ambedue liberali per tradizione, lui già primo ministro nell’Inghilterra vittoriana ed apertissimo ai problemi di politica internazionale (è per esempio noto il suo atteggiamento favorevole al Risorgimento italiano), lei nettamente per l’indipendenza irlandese ed in senso più vasto anti-imperialista.

I suoi studi secondari sono prevalentemente privati, poi entra al prestigioso Trinity College di Cambridge, dove la sua formazione va completandosi e definendosi a contatto dell’insegnamento di uomini quali Whitehead o McTaggard, come pure di amicizie significative, G. E. Moore soprattutto, ed ancora Lytton Strachey, G. Trevelyan, etc..

A ventidue anni, completato il suo curriculum scolastico, passa all’ambasciata inglese di Parigi e l’anno dopo si sposa, decidendo del pari di spostarsi, va in Germania a Berlino, attratto dalle idee e dai problemi della socialdemocrazia tedesca. Ne ricava, com’è sua abitudine, un’opera sulla Socialdemocrazia Tedesca, che data appunto di quell’anno, 1896.

Dopo un viaggio in America, si applica a terminare un suo lavoro sui fondamenti della geometria, e nel 1900, l’anno della pubblicazione della sua Esposizione critica della Filosofia di Leibniz partecipa al Congresso di Parigi stabilendo i primi rapporti con la scuola di Peano. Intanto partecipa attivamente al dibattito sulla politica militare, anche se nel 1907 deve, come deputato Liberale, subire una sconfitta elettorale.

Nel campo della Logica il nome di Russell è associato, insieme con quello di F. L. Frege, al tentativo di logicizzazione integrale della matematica. Si tratta di uno dei più seri progetti della filosofia della scienza e della logica del nostro secolo, secondo il quale, tutta la matematica poteva essere ricondotta a pochi principi logici senza fare appello all’intuizione o all’esperienza. Iniziato con l’opera I principi della matematica (1903), il programma russelliano continuò nel 1910 con l’uscita del primo volume dei Principia Mathematica, e il suo ritorno a Cambridge come lettore di Logica. Ma dopo una nuova parentesi americana, costituita da un corso all’Università di Harvard, dove ha T. S. Elliot tra i suoi ascoltatori, nel 1912 e nel 1913 pubblica i secondo e il terzo volume dei Principia Mathematica in collaborazione con A. N. Whitehead. A lui si deve la prima delle antinomie logiche che mise in crisi la teoria degli insiemi di Cantor. Dopo la pubblicazione dei Principia Russell abbandona il campo delle ricerche tecniche di Logica dedicandosi maggiormente ai problemi filosofici su un piano meno specialistico, nel 1916, infatti, manda alle stampe i Principi di riforma sociale.

Senza costituire una dottrina sistematica, il suo apporto filosofico, che si colloca nella tradizione dell’empirismo inglese, si esercitò come una costante analisi critica dei problemi gnoseologici e morali, un’analisi che lo portò spesso a cambiare punti di vista. Benché vicino alle posizioni neopositiviste, se ne differenziò per la sua difesa della nozione di verità come corrispondenza ai fatti e del valore conoscitivo oggettivo delle teorie scientifiche contro ogni ipotesi convenzionalistica o pragmatica. Il realismo scientifico di Russell, basato sulla teoria causale della percezione, si univa, in campo etico, all’ideale di una ragione anti-metafisica e anti-dogmatica aperta alla discussione razionale delle passioni umane e in lotta contro i pregiudizi conformistici.

Esponente rappresentativo del pensiero laico e libertario allo scoppio della guerra le sue idee dichiaratamente pacifiste gli costano l’allontanamento dall’insegnamento e la rottura del contratto con il Trinity College. L’impegno sociale e politico, che resterà costante nel corso di tutta la sua vita, gli causano spesso attriti e aperti contrasti con l’autorità costituita, tanto da costringerlo nel 1918 a scrivere l’Introduzione alla filosofia matematica in carcere, dove si trovava per sei mesi a causa di un articolo pacifista in favore dell’obiezione di coscienza. Fu questa la prima delle sue appassionate lotte ideologiche a sostegno delle minoranze oppresse, per l’emancipazione della donna e contro la politica nucleare e imperialista che gli fecero conquistare una larga notorietà anche al di fuori della ristretta cerchia dei filosofi.

Nel 1920 esce ancora Teoria e pratica del Bolscevismo, quale frutto d’un suo viaggio in Russia e Cina. Egli è uno dei primi uomini occidentali invitato ufficialmente da un’Università Cinese, quella di Pechino, a tenervi delle conferenze. La sua figura e la sua filosofia, come furono in quell’occasione presentate, costituirono un mezzo ed un’occasione d’apertura della cultura Cinese del ‘900 alle problematiche occidentali, avendo in questo senso una notevole portata storica. Ma anche quest’esperienza non resta senza un documento scritto: Il problema della Cina.

Si batte ancora in quegli anni come candidato Laburista ma è sconfitto altre due volte, mentre, con tipica serietà sperimentale, cerca di verificare alcune sue idee pedagogiche, aprendo con la sua seconda moglie una scuola per bambini, e scrivendo Sull’educazione specialmente dei bambini piccoli (1926). Seguono in quegli anni altre opere: l’Analisi della materia e La Filosofia (1927), i Saggi scettici (1928), Matrimonio e morale (1929), La Conquista della felicità (1930), L’Educazione e l’Ordine sociale (1932), Libertà ed Organizzazione (1934), L’Elogio dell’ozio (1935) ed il Potere (1938).

Dal 1938 al 1944 Russell trova l’opportunità di lavorare in diverse Università inglesi ed Americane, qualche volta con improvvise e drammatiche rescissioni del contratto di assunzione, come nel caso del College of the City di New York, dove fu accusato di immoralità. Ma alla Fondazione Barnes dove entrò subito dopo non restò molto. Anche in quel caso il contratto fu rescisso all’improvviso. Proprio nel 1944 è l’Università di Cambridge ad invitarlo nuovamente.

Risalgono a questo periodo una ricerca Sul Significato e sulla Verità (1940) e la Storia della Filosofia Occidentale (1945). Nel 1948, l’anno in cui è data alle stampe la sua Conoscenza Umana, a 76 anni d’età, si salva a nuoto da un incidente aereo. Nel 1950 data di pubblicazione di Saggi Impopolari gli viene conferito il Premio Nobel.

Russell, tuttavia, non cessa ancora la sua attività politica militante e continua anzi ad essere l’animatore con i suoi interventi a Trafalgar Square di grandi correnti di opinione intorno alle questioni politiche Internazionali di maggiore interesse, come la guerra atomica (Senso comune e guerra atomica, 1959), lanciando nel ’62 un appello a Kennedy e a Kruscev per una pacifica soluzione della crisi di Cuba, o la situazione del Vietnam, proprio in riferimento alla quale motivò pubblicamente la propria uscita dal partito Laburista.

Considerato uno dei massimi filosofi e matematici del nostro tempo, autore di contributi fondamentali per lo sviluppo della logica moderna. Promotore del tribunale che prese il suo nome per giudicare i crimini di guerra nel Vietnam, è la figura più notevole della filosofia inglese contemporanea.

Parallelamente agli studi matematici, tra cui Logica matematica basata sulla teoria dei tipi (1908) in cui veniva introdotta una teoria logica per eliminare alcuni paradossi, ha coltivato il suo interesse per le scienze dell’uomo e la filosofia, contribuendovi con un’impressionante mole di scritti. Tra le sue opere: La conoscenza del mondo esterno (1914), L’analisi della mente (1921), La saggezza dell’occidente, Elogio dell’ozio, Matrimonio, sesso e morale, L’ABC della relatività, Socialismo, anarchismo, sindacalismo, Perché non sono cristiano (1957) e L’autobiografia in tre volumi (1967-1969).

Bertrand Russell muore a Penthryfrndraeth nel Galles Settentrionale il 2 febbraio del 1970 all’età di 98 anni, per i postumi di una grave forma influenzale. “A coloro che rimanevano – aveva scritto nel suo Necrologio ufficiale 33 anni prima – egli appariva, anche nell’estrema vecchiezza come un uomo contento e soddisfatto, e ciò senza dubbio era dovuto in larga misura alla sua eccellente salute, giacché politicamente, durante i suoi ultimi anni, egli non era meno isolato di Milton dopo la Restaurazione. Fu l’ultimo sopravvissuto di un’epoca ormai morta”.

BERTRAND RUSSEL

Cosa significa essere agnostico

Gli agnostici sono atei?

No, un ateo, così come un cristiano, afferma che possiamo sapere se Dio esiste o no. Un cristiano sostiene che Dio c’è; un ateo che non c’è . Un agnostico, invece, si astiene dal giudicare, dicendo che non ci sono basi sufficienti sia per affermano che per negarlo. Un agnostico può affermare contemporaneamente che l’esistenza di Dio, per quanto non del tutto impossibile, sia comunque alquanto improbabile. Può arrivare persino a dire che sia talmente improbabile, che, in pratica, non vale la pena di prenderla in considerazione; in tal caso, non si distacca molto dall’ateismo. Il suo atteggiamento può essere quello che avrebbe un cauto filosofo nei confronti degli dèi dell’antica Grecia. Se mi venisse chiesto di dimostrare che Zeus, Poseidone, Era, e il resto degli dèi dell’Olimpo non esistono, potrei non riuscire a trovare argomenti del tutto convincenti. Un agnostico può pensare che l’esistenza del Dio cristiano sia tanto improbabile quanto quella degli dèi dell’Olimpo; in tal caso egli sarà, dal punto di vista pratico, tutt’uno con gli atei.

Visto che negate la «Legge di Dio», quale altra autorità accettate come regola di vita?

Un agnostico non accetta alcuna «autorità» nel senso in cui la accettano le persone religiose. Un agnostico sostiene che dovrebbe creare da solo le proprie regole di vita. Chiaramente cercherà di trarre profitto dalla saggezza altrui, ma dovrà selezionare da solo le persone che riterrà sagge, e non darà peso a ciò che esse dichiareranno indiscutibile. Si renderà conto che quella che passa sotto il nome di «Legge di Dio» varia di volta in volta. La Bibbia afferma che una donna non deve sposare il fratello del marito morto; salvo in determinate circostanze, in cui invece deve farlo. Se avete la sfortuna di essere una vedova senza figli con cognato scapolo, vi sarà logicamente impossibile evitare di disobbedire alla «Legge di Dio».

Come giudica la Bibbia un agnostico?

Un agnostico giudica la Bibbia esattamente nello stesso modo in cui Io fa il clero illuminato. No ritiene che sia stata creata per ispirazione divina, non crede che le sue leggende riguardo la creazione siano più vere di quanto non lo siano quelle di Omero. Pensa che i suoi insegnamenti morali siano talvolta buoni, ma talvolta pessimi. Per esempio: durante una guerra, Samuele ordinò a Saul di uccidere non solo ogni uomo, donna e bambino del nemico, ma anche ogni pecora o bue. Saul, comunque, disobbedì, non uccidendo le pecore e i buoi, e per questa ragione ci viene detto di condannano. Non sono mai stato capace di ammirare Elisha per aver maledetto i bambini che avevano riso di lui, o di credere (ed è ciò che asserisce la Bibbia) che un Dio veramente buono avrebbe mai inviato due orse per uccidere quei bambini.

Come giudica un agnostico Gesù, l’Immacolata Concezione e la Trinità?

Dato che un agnostico non crede in Dio, non può nemmeno credere che Gesù fosse Dio. La maggior parte degli agnostici ammira la vita e gli insegnamenti di Gesù riportati nel Vangelo, ma non più di quanto ammiri quelli di certi altri uomini. Alcuni lo pongono allo stesso livello di Buddha, altri a quello di Socrate, altri ancora a quello di Abraham Lincoln. Non pensano neppure che sia indiscutibile ciò che Egli ha detto, dato che non accettano alcuna autorità come assoluta.

Gli agnostici considerano l’Immacolata Concezione come una dottrina ripresa dalla mitologia pagana, dove fenomeni del genere non erano affatto inusuali. (Si racconta che Zoroastro fosse nato da una vergine; e Ishtar, la dea babilonese, è chiamata la Santa Vergine.) Gli agnostici non possono dare credito né a questa dottrina né a quella della Trinità, poiché ambedue appaiono del tutto infondate se non si crede in Dio.

Può un agnostico essere anche cristiano?

La parola «cristiano» ha assunto significati diversi a seconda dei tempi. Dall’avvento di Cristo in poi il termine è stato quasi sempre usato per indicare colui che crede in Dio e nell’immortalità e che sostiene che Cristo fosse anche Dio. Ciononostante anche gli unitariani si dichiarano cristiani, sebbene non credano alla divinità di Cristo, e inoltre, oggigiorno, moltissime persone usano la parola “Dio” con un significato molto più vago che in passato.

Un agnostico crede nella vita futura, nel paradiso o nell’inferno?

La questione della sopravvivenza degli esseri umani oltre la morte è una di quelle di cui è possibile dare una dimostrazione. Alcuni ritengono che l’indagine psicologica e lo spiritismo costituiscano una conferma di tale dimostrazione. Un agnostico non prende posizione a riguardo, a meno che non creda che vi sia una dimostrazione valida per l’una o l’altra ipotesi. In quanto a me, non credo che vi sia alcuna buona ragione per credere alla vita oltre la morte, ma sarei pronto a cambiare idea se mi venisse presentata una valida dimostrazione del contrario.

Il paradiso e l’inferno sono un’altra cosa. Credere all’inferno è strettamente legato al credere che la punizione vendicativa sia giusta, in maniera del tutto indipendente da ogni effetto detenente o correzionale che la cosa possa avere. Quasi nessun agnostico ci crede. Per quanto riguarda il paradiso, invece, si può anche arrivare a concepire che un giorno sarà possibile dimostrarne l’esistenza mediante lo spiritismo, ma la maggior parte degli agnostici non ritiene la cosa possibile, pertanto non crede neanche al paradiso.

Negando l’esistenza di Dio, vi succede mai di temerne il giudizio?

Assolutamente no. Io nego anche l’esistenza di Zeus, di Giove, di Odino e di Brahma, ma la cosa non provoca in me alcuna inquietudine. Vedo che c’è una grandissima parte dell’umanità che ne nega l’esistenza senza subire alcuna punizione visibile. E se Dio esistesse veramente, penso sarebbe assai improbabile che Egli fosse così vanitoso da offendersi a causa di quanti dubitano della Sua esistenza.

Come spiegano gli agnostici la bellezza e l’armonia della natura?

Proprio non capisco dove siano tutta questa bellezza e quest’armonia. Dappertutto nel regno animale le bestie si uccidono spietatamente l’un l’altra. La maggior parte di esse viene crudelmente uccisa da un altro animale, oppure muore lentamente di fame. Per quel che mi riguarda non riesco proprio a vedere tutta questa grande bellezza e armonia nel verme solitario. E non venitemi a dire che questa creatura è stata inviata per punire i nostri peccati, perché il verme solitario si riscontra più frequentemente fra gli animali che fra gli uomini. Credo che chi mi pone questa domanda si riferisca a cose quali la bellezza del cosmo. Ma non si deve dimenticare che anche le stelle ogni tanto esplodono, riducendo in polvere tutto ciò che le circonda. La bellezza è comunque qualcosa di soggettivo, ed esiste solo negli occhi di colui che la vede.

Che spiegazione danno gli agnostici dei miracoli e delle altre rivelazioni dell’onnipotenza divina?

Gli agnostici non credono che vi sia alcuna prova dei «miracoli» intesi come eventi contrari alle leggi della natura. Si sa per certo che la fede nella guarigione aiuta, e in questo non vi è nulla di miracoloso. A Lourdes alcune malattie possono essere curate, altre no. Quelle che possono essere curate a Lourdes, probabilmente potrebbero essere curate da qualsiasi altro medico di cui il paziente si fidi. Per quanto riguarda, invece, i racconti relativi ad altri miracoli, come quello di Giosuè che ordina al sole di fermarsi, gli agnostici li rifiutano, in quanto leggende, nonché attestazioni del fatto che la religione sia fornitissima di episodi simili. La dimostrazione dell’onnipotenza degli dèi greci in Omero non è meno valida di quella del Dio cristiano della Bibbia.

In passato vi sono state vili e crudeli passioni contrarie alla religione. Abbandonando i principi religiosi, credete che l’umanità possa sopravvivere?

L’esistenza di vili e crudeli passioni è innegabile, ma nella storia non riscontro alcun elemento che dimostri che la religione si sia opposta a tali passioni. Al contrario, le ha santificate, e a dato agli uomini la possibilità di indulgervi senza provare rimorso. Vi sono state più persecuzioni crudeli nel cristianesimo che altrove. Ciò che sembra poterle giustificare è il credo dogmatico. Benevolenza e tolleranza sono sempre inversamente proporzionali alla forza del credo dogmatico. Oggi è nata una nuova religione dogmatica: il comunismo. Gli agnostici vi si oppongono, cosi come si oppongono a qualsiasi altro dogma. Le caratteristiche persecutorie del comunismo di oggi sono tali e quali quelle del cristianesimo dei secoli passati. Il fatto che il cristianesimo sia divenuto sempre meno oppressivo, si deve soprattutto all’opera dei liberi pensatori che hanno reso gli ortodossi molto meno ligi al dogma. Se ancora adesso lo fossero tanto quanto lo erano una volta, si riterrebbe ancora giusto mandare al rogo gli eretici. Quello spirito di tolleranza che i cristiani di oggi considerano esclusivamente cristiano, in realtà è frutto di un atteggiamento che lascia spazio ai dubbi e sospetta delle certezze assolute. Credo che chiunque studi la storia in maniera obiettiva venga spinto ad ammettere che la religione ha causato molte più sofferenze di quante non ne abbia ostacolate.

Quale è il significato della vita per un agnostico?

Preferisco rispondere con un’altra domanda: cos’è il significato del «significato della vita»? Presumo che con questa espressione ci si riferisca a un generico scopo della vita. Non credo che la vita abbia un vero e proprio fine. C’è e basta. Semmai sono gli esseri umani come individui ad avere degli scopi, e non vi è nulla nell’agnosticismo che li spinga a rinunciarvi. Ovviamente non possono essere certi di raggiungere i risultati sperati, ma, d’altronde, un soldato che si rifiutasse di combattere a meno che la vittoria non fosse cena verrebbe giudicato folle. Chi ha bisogno della fede come sostegno per i propri fini è un debole, e non posso considerarlo tanto degno di stima quanto chi accetta i suoi rischi, ammettendo la possibilità della sconfitta.

La negazione della religione costituisce anche una negazione del matrimonio e della castità?

Ancora una volta bisogna rispondere con un’altra domanda: chi pone questa domanda crede forse che il matrimonio e la castità contribuiscano alla felicità terrena, o forse pensa che nonostante causino miseria e sofferenza quaggiù, costituiscano degli strumenti per accedere al paradiso? Chi è convinto di quest’ultima ipotesi, si aspetterà senz’altro che l’agnosticismo porti all’abbandono di quella che chiama virtù, ma dovrà anche ammettere che tale virtù non costituisce una fonte di felicità per gli uomini finché vivono sulla terra. Se invece sostiene la prima ipotesi, e cioè che vi sono argomenti terreni a favore del matrimonio e della castità, deve anche riconoscere che tali argomenti sono proprio quelli che stimolano gli agnostici. Gli agnostici non assumono posizioni nette riguardo alla morale sessuale; però la maggior parte di essi ammetterebbe che ci sono validi motivi contro uno sfrenato abbandono al desiderio sessuale. Tuttavia farebbero risalire tali motivi a cause terrene, e non a ipotetici comandi divini.

La fede nella sola ragione non è un credo pericoloso? La ragione resta ineccepibile anche senza la legge spirituale e morale?

Nessun uomo assennato, seppur agnostico, ha «fede nella sola ragione». La ragione si occupa di dati di fatto, alcuni empirici, alcuni soltanto dedotti. La questione della vita eterna e dell’esistenza di Dio ha a che fare con dati di fatto, e l’agnostico sosterrà che dovranno essere prese in esame nello stesso modo in cui si prenderebbe in esame la domanda «Ci sarà un eclissi di sole domani?». Ma i dati di fatto da soli non ci dicono quali sono i fini che dovremmo perseguire. E, nell’ambito dei fini, abbiamo bisogno di qualcosa di più della ragione. L’agnostico cercherà i suoi fini nel proprio cuore, e non in un’autorità esterna. Facciamo questo esempio: supponete di voler andare in treno da New York a Chicago: userete la ragione per sapere a che ora partono i treni per Chicago, ed è ovvio che chiunque pensasse di poterlo fare mediante l’intuito o di possedere qualche facoltà interiore capace di dispensano dal consultare l’orario, sarebbe assai sciocco. Tuttavia nessun orario al mondo gli dirà mai se è saggio andare a Chicago. Senza dubbio per decidere se lo sia, una persona dovrà tener conto di altri dati di fatto, ma al di là di questi esisteranno sempre quei fini che giustificano il viaggio, e tali fini, tanto per un agnostico, quanto per il resto degli uomini, appartengono a un regno che non è quello della ragione, anche se non sono in contraddizione con esso. Il regno a cui mi riferisco è quello delle emozioni, dei sentimenti e del desiderio.

Secondo voi qualsiasi religione è una forma di superstizione o dogma? Qual è il fine delle religioni odierne? Verso quale religione nutrite più rispetto, e perché?

Tutte le grandi organizzazioni religiose che hanno dominato grandi masse di popolazioni hanno implicato quantità maggiori o minori di dogma, tuttavia la parola “religione” non ha un significato ben definito. Il confucianesimo, per esempio, potrebbe essere definito una religione, nonostante non implichi alcun dogma. E anche in alcune forme del cristianesimo liberale gli elementi del dogma sono ridotti al minimo.

Fra tutte le grandi religioni della storia preferisco il buddismo, specialmente quello delle primissime forme, perché ha in sé il minor numero di elementi persecutori.

Il comunismo rifiuta la religione come gli agnostici. Gli agnostici sono comunisti?

Il comunismo non rifiuta la religione in quanto tale, rifiuta semplicemente la religione cristiana, proprio come fa la religione musulmana. Il comunismo, almeno quello nella forma portata avanti dal governo sovietico e dal Partito Comunista, è un nuovo sistema di precetti dogmatici particolarmente violenti e oppressivi, pertanto ogni vero agnostico dovrebbe opporvisi.

Gli agnostici ritengono che sia impossibile conciliare la religione e la scienza?

La risposta ruota attorno al significato della parola “religione”. Se per religione si intende solo un insieme di regole etiche, allora sì, le due cose si possono conciliare. Se invece per religione si intende un sistema di dogmi, allora la religione risulta incompatibile con lo spirito scientifico, che rifiuta di accettare come dati di fatto cose che non siano dimostrabili, e ritiene che la certezza assoluta sia difficilmente raggiungibile.

Che tipo di prova potrebbe convincerla che Dio esiste?

Credo che se udissi una voce dal cielo predire tutto quello che mi accadrà nelle prossime ventiquattro ore, compresi gli eventi ritenuti altamente improbabili, e se poi vedessi avverarsi tutti questi eventi, allora potrei per lo meno convincermi che esiste qualche mente sovrumana. Posso immaginare molte altre prove di questo tipo in grado di convincermi, ma per quanto io ne sappia nessuna di esse esiste

Prefazione a: Perché non sono cristiano

Si È DETTO che la mia avversione all’ortodossia religiosa si sia attenuata. Questa voce è completamente infondata. Penso che tutte le grandi religioni del mondo: buddismo, induismo, cristianesimo, islamismo e comunismo, siano, a un tempo, false e dannose. A rigor di logica, poiché contrastano fra loro, non più di una dovrebbe essere quella vera. Con pochissime eccezioni, la religione che l’uomo accetta è la stessa professata dalla comunità dove vive, sicché è l’influenza dell’ambiente che lo spinge ad accettarla. E’ vero che gli scolastici inventarono argomenti logici per provare l’esistenza di Dio, e che questi vennero accettati da molti eminenti filosofi; ma si appoggiavano alla logica aristotelica, ora rigettata da quasi tutti i pensatori, tranne certuni, come i cattolici. Uno di questi argomenti non assolutamente logico: l’argomento del fine delle cose, che, peraltro, fu demolito da Darwin; e, in ogni caso, potrebbe divenire logicamente accettabile a condizione che si neghi l’onnipotenza di Dio.

Lasciando da parte la logica, trovo strano si possa pensare che una divinità onnipotente, onnisciente e benevola abbia preparato il mondo da nebulose senza vita, in tanti milioni di anni, per poi ritenersi soddisfatta dall’apparizione finale di Hitler, Stalin e della bomba H. Una cosa è chiedersi se una religione è vera, altra se è utile. Io sono fermamente convinto ce le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l’altro dalla natura particolare dei dogmi accettati. Per quanto riguarda la natura della fede, si ritiene virtuoso credere, avere cioè una convinzione che non tentenna di fronte a evidenze contrarie, e se 1′evidenza contraria fa sorgere dubbi, ritenere di doverli sopprimere. Per tali motivi, non si permette ai giovani di ascoltare discussioni, in Russia, a favore del capitalismo, o, in America, a favore del comunismo. Questo conserva la fede di entrambi intatta e pronta per una guerra micidiale. La convinzione che è importante credere questo o quello senza ammettere libere indagini, è comune a quasi tutte le religioni, e ispira tutti i sistemi di educazione statale. Ne consegue che il pensiero dei giovani viene soffocato e indirizzato a una fanatica ostilità contro coloro che hanno altri fanatismi e, anche più violentemente, contro coloro che a qualsiasi fanatismo si oppongono.

L’inveterata consuetudine di basare le convinzioni sull’evidenza e di dare ad esse soltanto quel grado di certezza, che l’evidenza garantisce, sarebbe un rimedio, se divenisse generale, per tutti i mali che affliggono il mondo.

Attualmente, però, nella maggior parte dei paesi, l’educazione mira a impedire lo sviluppo di tale consuetudine gli uomini che si rifiutano di credere in sistemi basati su dogmi infondati, non sono ritenuti idonei all’educazione della gioventù. I Mali che ci sovrastano non sono prerogativa di un particolare credo, ma sono caratteristici, indistintamente di qualsiasi credo dogmatico.

Nella maggior parte delle religioni ci sono, inoltre, specifiche dottrine etiche che arrecano un danno ben determinato. Se la condanna del cattolicesimo al controllo delle nascite potesse prevalere, essa renderebbe impossibile la diminuzione della povertà e l’abolizione delle guerre. La credenza indù che la vacca sia un animale sacro e che per la vedova sia immorale risposarsi è fonte di inutili sofferenze. Il dogma comunista nella dittatura di una minoranza ha causato orrori senza fine. Si sente dire che soltanto il fanatismo può rendere efficiente un gruppo sociale. Ma questo dogma è in contrasto con le lezioni della storia. In ogni caso, soltanto coloro che servilmente adorano il successo possono, credere che l’efficienza sia di per se stessa cosa ammirevole senza tener conto di quanto sangue essa grondi. Da parte mia, penso che è meglio fare un poco di bene piuttosto che molto male. Il mondo che io auspico dovrebbe essere libero da faziose incomprensioni, e consapevole che la felicità per tutti nasce dalla collaborazione e non dalla discordia.

L’educazione dovrebbe mirare alla libertà della mente dei giovani, e non al suo imprigionamento in una rigida armatura di dogmi destinati a protteggerla, nella vita, contro i pericoli dell’evidenza imparziale. Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano.

Scienza e religione

Di recente, la maggior parte dei fisici eminenti e numerosi eminenti biologi hanno dichiarato formalmente che i recenti progressi della scienza hanno confutato il vecchio materialismo, e hanno portato a reintrodurre le verità della religione. Le affermazioni degli scienziati di norma sono state alquanto esitanti e indefinite, ma i teologi se ne sono impadroniti e ne hanno esteso il senso, mentre i giornali, a loro volta, hanno riportato i discorsi più sensazionali dei teologi, così che gran parte del pubblico ne ha ricavato l’impressione che la fisica in pratica confermi tutto il Libro Della Genesi.

Personalmente non credo che la morale che si debba trarre dalla scienza moderna sia quella che la maggior parte del pubblico è stata indotta a credere. In primo luogo, gli scienziati non hanno detto esattamente quel che si crede, in secondo luogo, ciò che essi hanno detto a sostegno delle tradizionali credenze religiose non è scaturito dalla loro cauta competenza scientifica, ma piuttosto dalla loro veste di onesti cittadini, desiderosi di difendere la virtù e la proprietà. La prima guerra mondiale e la rivoluzione russa hanno reso conservatori tutti i timidi, e di solito, i professori sono di temperamento timido. Comunque sia, questo tipo di considerazioni non c’entrano. Vediamo quello che la scienza ha veramente da dire.

Libero arbitrio

Fino a tempi molto recenti la teologia, nonostante il cattolicesimo ammetta il libero arbitrio per gli esseri umani, ha sempre mostrato una propensione per le leggi naturali nell’universo, temperata solo dalla fede in miracoli occasionali. Nel diciottesimo secolo, sotto l’influenza di Newton, l’alleanza fra la teologia e le leggi della Natura si fece molto stretta. Si riteneva che Dio avesse creato il mondo sulla base di un Piano, e che le leggi di natura fossero l’incarnazione di questo Piano. Fino al secolo decimonono la teologia rimase rigida, razionale e precisa. Tuttavia, onde fronteggiare gli attacchi della ragione atea, ha aspirato sempre più, nel corso degli ultimi cento anni, a fare appello al sentimento. Ha tentato di conquistare gli uomini col suo fare intellettualmente rilassato; e da camicia di forza è divenuta camicia da notte. Ai giorni nostri, solo i fondamentalisti e pochi altri eruditi teologi cattolici sostengono ancora la vecchia e rispettabile tradizione intellettuale. Tutti gli altri apologisti della religione sono impegnati a smussare gli angoli della logica, facendo appello al cuore invece che alla testa, sostenendo che i nostri sentimenti sono in grado di dimostrare la falsità delle conclusioni alle quali la ragione è stata portata.

Come Lord Tennison nobilmente afferma:

E come un uomo in collera il cuore

Si levò e rispose: “Ho sentito”.

Attualmente il cuore ha dei sentimenti per gli atomi, per il sistema respiratorio, per la vita dei ricci di mare e altri argomenti del genere, riguardo ai quali, se non fosse stato per la scienza, sarebbe rimasto indifferente.

Recentemente, uno degli sviluppi più degni di nota dell’apologia della religione è stato il tentativo di salvare il libero arbitrio dell’uomo cercando di ignorare il comportamento dell’atomo. Le vecchie leggi della meccanica, le quali governavano i movimenti di corpi abbastanza grandi da essere visti, restano ancora valide con una buona approssimazione in relazione a tali corpi, ma si è scoperto che non è possibile applicarle ai singoli atomi, e ancora meno ai singoli elettroni e ai singoli protoni. Ancora non si ha alcuna certezza se esistano o meno delle leggi che governano il comportamento degli atomi in ogni caso, o se il comportamento di tali atomi sia in parte casuale. Si pensa che le leggi che governano il comportamento dei corpi più grandi possano essere semplicemente delle leggi statistiche, che esprimono il risultato medio di un largo numero di moti accidentali. Alcune, come la seconda legge della termodinamica, sono note per essere leggi statistiche, ed è possibile che anche altre lo siano. Nell’atomo ci sono diversi stati possibili che non si fondono continuamente l’uno dall’altro, ma che sono separati da piccoli divari finiti. Un atomo può saltare da uno stadio all’altro, e ci sono diversi tipi di salti che può fare. Attualmente non si conosce alcuna legge in grado di determinare quali fra i possibili passaggi avrà luogo in una determinata occasione, e tutto lascia presuppone che l’atomo non sia soggetto a leggi in ogni caso, ma che abbia quello che può essere definito, per analogia, “libero arbitrio”. Eddington, nel suo libro Natura del mondo fisico, ha giocato molto su questa possibilità. Egli, a quel che sembra, crede che la mente possa fare in modo che gli atomi del cervello compiano l’uno o l’altro dei possibili passaggi in un determinato momento; e così, azionando una specie di interruttore, produca in larga scala i risultati desiderati. Egli ritiene che il volere non possieda una causa. Se avesse ragione, quello che avviene nel mondo fisico, anche quando si tratti di masse abbastanza grandi, non sarebbe completamente predeterminato dalle leggi della fisica ma potrebbe essere modificato da desideri immotivati dagli esseri umani.

Prima di prendere in esame questa prospettiva, vorrei dire qualche parola riguardo a quello che viene chiamato “principio di indeterminazione”. Questo principio fu introdotto nella fisica da Heisenberg nel 1927, e il clero se ne è appropriato, soprattutto, credo, a causa del suo nome, come fosse qualcosa capace di fornire loro una scappatoia dalla schiavitù delle leggi matematiche. Secondo me è assai sorprendente che Eddington abbia autorizzato un siffatto uso di quel principio. Il principio di indeterminazione asserisce che è impossibile determinare con precisione la posizione e la durata di una particella; in ciascuna di esse ci sarà un margine di errore, e il prodotto di due errori è costante. Il che equivale a dire che tanto più accuratamente determineremo una particella, tanto meno accuratamente saremo in grado di determinare l’altra, e viceversa. Il margine di errore di cui si parla, naturalmente, è molto piccolo. Mi sorprende, ripeto, che Eddington abbia fatto appello a questo principio, per la questione del libero arbitrio, poiché il principio non dimostra in alcun modo che il corso della natura non è determinato. Dimostra semplicemente che la vecchia struttura spazio-tempo non è più adeguata alle necessità della fisica, il che, in ogni modo, è noto in altri campi. Lo spazio e il tempo furono inventati dai greci, e sono serviti mirabilmente al loro scopo fino al nostro secolo. Einstein li ha rimpiazzati con una specie di centauro che ha chiamato “spazio-tempo”, e questo ha funzionato benissimo per un paio di decenni, ma la moderna meccanica dei quanti ha reso evidente che è necessario compiere una ristrutturazione più radicale. Il principio di indeterminazione non è altro che una dimostrazione pratica di questa esigenza, non un fallimento delle leggi della fisica nel tentativo di scoprire il corso della natura.

Come J. E. Turner ha sottolineato: “L’uso che è stato fatto del principio di indeterminazione è dovuto soprattutto a un uso ambiguo della parola determinato. In un senso una quantità è determinata quando è misurata, in un altro, un evento è determinato quando è causato. Il principio di indeterminazione ha che fare con la misurazione, non con la causalità. Il principio dichiara che la velocità e la posizione di una particella sono indeterminate nel senso che non possono essere accuratamente misurate. Questo è un processo fisico che casualmente si ricollega al fatto che la misurazione produce un effetto fisico su ciò che viene misurato. Non c’è nulla nel principio di indeterminazione che dimostri che qualche fenomeno fisico non è causato”. Come dice Turner: “Ogni argomento che, dato che alcuni cambiamenti non possono essere “determinati” in quanto non possono essere “accertati”, non sia non “determinato” in un senso del tutto diverso da “causato”, è un argomento fallace basato sull’equivoco”.

Tornando adesso a parlare dell’atomo e del suo ipotetico libero arbitrio, bisogna rilevare che non si è certi se il comportamento dell’atomo sia capriccioso. E falso affermare che si è certi che l’atomo sia capriccioso, così come è falso affermare che si è certi che non lo sia. Solo di recente la scienza ha scoperto che l’atomo non è soggetto alle vecchie leggi della fisica e alcuni fisici sono balzati a conclusioni un po’ avventate, affermando che l’atomo non è soggetto ad alcuna legge. L’argomento di Eddington circa l’effetto dello spirito sulla mente mi ricorda inevitabilmente l’argomento di Cartesio sullo stesso tema. Cartesio era a conoscenza della conservazione della vis viva, ma non della conservazione del momento cinetico. Pertanto egli pensava che la mente potesse alterare la direzione del moto degli spiriti animali, anche se non poteva alterarne la quantità. Quando, poco dopo che la sua teoria fu pubblicata, venne scoperta la conservazione dell’attimo, l’ipotesi cartesiana dovette essere abbandonata. Anche l’ipotesi di Eddington, allo stesso modo, è alla mercé dei fisici sperimentalisti, i quali, da un momento all’altro, potrebbero scoprire le leggi che governano il comportamento dei singoli atomi. E molto avventato erigere una sovrastruttura teologica sulla base di una lacuna che può essere colmata da un momento all’altro. E i risultati di questo atteggiamento, sempre che ve ne siano, sono necessariamente negativi, dato che fanno sì che le persone sperino in scoperte che non saranno fatte.

Inoltre, vi è un’obiezione puramente empirica contro la dottrina del libero arbitrio. Ogniqualvolta sia stato possibile sottoporre il comportamento di animali o di esseri umani ad un attento esame scientifico, si è scoperto, come è accaduto negli esperimenti di Pavlov, che è possibile scoprire delle leggi fisiche, così come accade in qualsiasi altro campo. È vero che non è possibile predire con certezza le azioni degli esseri umani, ma questo viene attribuito completamente alla complessità del meccanismo, e non è assolutamente necessario ipotizzare la totale mancanza di leggi, la quale può essere confutata, ogni volta che possa essere attentamente verificata.

Mi sembra che coloro i quali desiderano che il mondo fisico sia capriccioso non riescano a rendersi conto cosa potrebbe implicare tutto ciò. Ogni inferenza che riguarda il corso della natura è causale, e se la natura non è soggetta a leggi causali allora tutte queste inferenze devono cadere. In quel caso, non possiamo conoscere niente di ciò che ricade al di fuori della nostra esperienza personale; anzi, strettamente parlando, possiamo conoscere soltanto la nostra esperienza al presente, visto che la memoria dipende da leggi causali. Se non si può inferire l’esistenza delle altre persone, e persino di noi stessi al passato, tanto meno possiamo inferire l’esistenza di Dio, o di qualsiasi altra cosa desiderata dai teologi. Il principio di causalità può essere vero o falso, ma la persona che si rallegra nello scoprire che è falso non riesce a rendersi conto delle conseguenze della propria teoria. Solitamente questi ritiene incontestabili tutte quelle leggi che giudica convenienti, come, per esempio, il fatto che il cibo lo nutrirà, e che la banca coprirà i suoi assegni finché il suo conto è in attivo, mentre rifiuta tutte quelle che giudica inutili. Questo, nel complesso, è un atteggiamento troppo semplicistico.

Infatti, non esiste alcun valido motivo per suppone che il comportamento degli atomi non sia soggetto a delle leggi. Solo di recente i metodi sperimentali sono stati in grado di aprire uno spiraglio sul comportamento dei singoli atomi, e non c’è da meravigliarsi se le leggi di tale comportamento non sono state ancora scoperte. La prova che un dato insieme di fenomeni non sia soggetto a delle leggi è sostanzialmente e teoricamente impossibile da ottenere. Tutto quello che si può affermare è che tali leggi, se ce ne sono, non sono state ancora scoperte. Se vogliamo, possiamo dire che gli uomini che hanno svolto le ricerche sull’atomo sono così capaci che, se fossero esistite, le avrebbero senz’altro scoperte. Comunque sia, non credo che queste premesse siano abbastanza solide perché su di esse si possa fondare una teoria dell’universo.

L’incubo del teologo

L’eminente teologo dott. Taddeus sognò di morire e andare in paradiso. I suoi studi lo avevano preparato, e non ebbe alcuna difficoltà a trovare la strada. Bussò alla porta del paradiso e s’imbattè in un scrutinio più attento di quanto si fosse aspettato. “Chiedo il permesso di entrare”, disse, “perché sono stato un uomo giusto e ho dedicato la mia vita alla gloria di Dio.” “Un uomo?”, rispose il custode, “che cos’è? E come potrebbe una creatura buffa come te promuovere la gloria di Dio?” Il dott. Taddeus rimase sbalordito. “Non è possibile che non conosciate l’uomo. Dovete per forza sapere che l’uomo è l’opera più sublime del Creatore.” “Quanto a ciò”, disse il custode, “mi spiace ferire i vostri sentimenti, ma quello che voi dite mi giunge del tutto nuovo. Dubito che chiunque quassù abbia mai sentito parlare di questa cosa che voi chiamate “uomo”. Comunque, dato che mi sembrate tanto sbalordito, vi concedo la possibilità di consultare il nostro bibliotecario”.

Il bibliotecario, un essere globulare con mille occhi e una bocca, rivolse alcuni dei suoi sguardi verso il dott. Taddeus. “Che cos’è questo?”, chiese al custode. “Questo”, rispose il custode, “dice di essere un membro di una specie chiamata “uomo”, che vive in un posto chiamato Terra”. Ha questa strana teoria secondo la quale il Creatore nutre un particolare interesse per questo posto e per questa specie. Ho pensato che forse ci avresti potuto aiutare a chiarire la faccenda.” “Dunque”, disse gentilmente il bibliotecario al teologo, “forse mi potrete dire dove si trova questo posto che chiamate “Terra”,” “Oh sì,” disse il teologo, “fa parte del Sistema Solare.” “E che cos’è il Sistema Solare?”, chiese il bibliotecario. “Oh”, disse il teologo piuttosto sconcertato, “io mi occupavo del Sapere Sacro, e la domanda che mi avete fatto appartiene al sapere profano. Comunque, ne ho imparato abbastanza dai miei amici astronomi per sapere che il Sistema Solare fa parte della Via Lattea.” “E che cos’è la Via Lattea?”, chiese il bibliotecario. “Oh, la Via Lattea è una delle Galassie, le quali, mi hanno detto, sono qualche centinaia di milioni.” “Appunto, appunto”, disse il bibliotecario, “non potete certo aspettarvi che me ne ricordi una fra tante. Ma mi ricordo di aver udito la parola “galassia” prima. Infatti, penso che ci sia uno dei nostri sotto-bibliotecari che sia specializzato in galassie. Andiamo a cercarlo per vedere se ci può aiutare.”

Dopo non molto tempo, il sotto-bibliotecario galattico fece la sua comparsa. Aveva la forma di dodecaedro. Era evidente che la sua superficie un tempo era stata luminosa, ma la polvere degli scaffali l’aveva resa fine e opaca. Il bibliotecario gli spiegò che il dott. Taddeus, nel tentativo di illustrare le sue origini, aveva menzionato le galassie, e si sperava che si potesse ricavare qualche informazione dalla sua specifica sezione della biblioteca. “Bene”, disse il sotto-bibliotecario, “suppongo che avendo del tempo sarebbe possibile avere qualche informazione, ma dato che ci sono cento milioni di galassie, e ognuna di esse ha un suo volume, ce ne vuole parecchio per trovarne una precisa. Qual è quella che questa strana molecola desidera che io trovi?” “E’ quella della galassia denominata “Via Lattea”", rispose esitante il dott. Taddeus. “Va bene”, disse il sotto-bibliotecario, “se posso la troverò.”

Dopo circa tre settimane tornò, spiegando che la straordinaria efficienza dell’archivio della sezione galattica della biblioteca gli aveva permesso di trovare la galassia sotto la collocazione numero QX 321.762. “Ci sono voluti tutti i nostri cinquemila impiegati della sezione galattica per trovarlo. Forse volete parlare con l’impiegato che si occupa specificamente della galassia in questione?”. Mandò a cercare l’impiegato, che si presentò sotto forma di ottaedro, con un occhio in ogni faccia, e una bocca soltanto in una di esse. Era stupito e stranito nel trovarsi in un luogo tanto luminoso, lontano dall’oscuro limbo dei suoi scafali. Dopo essersi ricomposto, chiese, assai timidamente: “Cosa desiderate sapere sulla mia galassia?”. Il dott. Taddeus disse: “Ciò che voglio è sapere qualcosa a proposito del Sistema Solare, un insieme di corpi celesti, che ruotano attorno a una stella chiamata “Sole”". “Uhm”, disse il bibliotecario della Via Lattea, “è stato già abbastanza difficile trovare la galassia giusta, ma scovare proprio la stella giusta nella galassia è ancor più difficile. So che ci sono circa trecento miliardi di stelle nella galassia, ma neppure io sono a conoscenza di quello che potrebbe diversificare le une dalle altre. Credo, comunque, che una volta l’Amministrazione abbia ordinato di compilare una lista di tutti i trecento miliardi di stelle, e che deve essere ancora conservata nel sotterraneo. Se pensate che ne valga la pena, potrei incaricare del personale speciale dell’Altro Posto per cercare questa stella particolare.”

Si convenne che, dato che la questione era stata sollevata, e che era evidente che la cosa facesse soffrire il dott. Taddeus, quella sarebbe stata la cosa migliore da fare.

Diversi anni dopo, un tetraedro molto stanco e provato si presentò al sotto-bibliotecario galattico. “Finalmente”, disse, “ho trovato quella stella per la quale era stata fatta richiesta, ma non riesco proprio a immaginare perché abbia suscitato tanto interesse. E molto simile a moltissime altre stelle di quella galassia. Possiede temperatura e dimensioni normali, ed è circondata da altri corpi celesti più piccoli chiamati “pianeti”. Dopo un’accurata indagine, ho scoperto soltanto che alcuni di questi pianeti hanno dei parassiti, e credo che quella cosa che ci ha fatto la richiesta sia uno di loro.”

A questo punto il dott. Taddeus scoppiò in un disperato e appassionato lamento: “Perché, oh perché il Creatore ha nascosto a noi abitanti della Terra che non eravamo noi quelli che lo avevano spinto a creare i Cieli? Per tutta la vita mi sono messo al suo servizio, diligentemente, credendo che lui avrebbe notato i miei servigi, e mi avrebbe ricompensato con la Beatitudine Eterna. E ora, pare che Egli non sappia nemmeno che io sono esistito. Mi dite che sono un minuscolo microbo di un piccolissimo corpo celeste che ruota attorno a un membro insignificante di un insieme di trecento miliardi di stelle, e che quella stella non è che una dei milioni che compongono tale insieme. Non posso sopportarlo, e non posso più adorare il mio creatore”. “Molto bene”, disse il custode, “allora potete andare nell’Altro Posto.”

A questo punto il teologo si svegliò ed esclamò: “Il potere che Satana ha sui nostri sogni è tremendo”.

Fonte: http://www.blogpolitica.it

Post Navigation

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 25 other followers